<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669</id><updated>2012-02-28T23:58:01.871+01:00</updated><category term='capitolo 17'/><category term='Capitolo 8'/><category term='capitolo 5'/><category term='SBSB1-capitolo 6-Barney'/><category term='sbsb2 Capitolo 2 con aggiunta di MCit'/><category term='Capitolo 15'/><category term='Capitolo 18'/><category term='SBSB1 - Capitolo 19 - Gianluca Santini'/><category term='Capitolo 20'/><category term='Capitolo 3'/><category term='capitolo 16'/><category term='SBSB2 Capitolo 12 con aggiunta di Gianluca Santini'/><category term='Capitolo 13'/><category term='SBSB2 Capitolo 1 con aggiunta di Angelo Benuzzi'/><category term='Capitolo 1'/><category term='Capitolo 6'/><category term='Sbsb 2 Capitolo  14 di maxCiti con un aggiunta di Nick'/><category term='comunicazioni di servizio'/><category term='Capitolo 11'/><category term='Capitolo 14'/><category term='Capitolo 19'/><category term='ETICHETTE: SBSB primo Livello Capitolo 11. La versione di Nick'/><category term='Capitolo 4'/><category term='Capitolo 21'/><category term='Capitolo 10'/><category term='SBSB 1 - Capitolo 5 - Massimo Citi'/><category term='Livello segreto 1'/><category term='Capitolo 2'/><category term='SBSB 1 - Capitolo 2 - Angelo Benuzzi'/><category term='Capitolo 12'/><category term='Capitolo 7'/><category term='Capitolo 22'/><category term='Capitolo 9'/><title type='text'>Sick Building Syndrome</title><subtitle type='html'>"La casa nasconde ma non perde"</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>37</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-8056454404469020469</id><published>2011-11-06T12:34:00.002+01:00</published><updated>2011-11-06T12:34:50.206+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SBSB1 - Capitolo 19 - Gianluca Santini'/><title type='text'>Capitolo 19 - Il catalizzatore</title><content type='html'>&lt;title&gt;&lt;/title&gt;    &lt;style type="text/css"&gt; &lt;!--  @page { margin: 2cm }  P { margin-bottom: 0.21cm } --&gt; &lt;/style&gt;   &lt;br /&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Il treno correva sui binari, sfrecciando nel silenzioso paesaggio montano. Le Alpi, come denti appuntiti di una creatura dormiente, mangiavano il cielo, coprendo gran parte del panorama. Hans guardava fuori dal finestrino, senza registrare davvero il mondo attorno al convoglio. L’umidità gli si era infilata dentro, ma era tollerabile. La sua mente – il suo dono – era proiettata oltre le montagne, era focalizzata su quella creatura. La creatura verso cui stava andando.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;La Cosa-Casa osservava con i suoi tanti occhi lo spettacolo della paura umana. Piccole formiche terrorizzate, consapevoli di essere a un passo dalla morte. Si agitavano, confusi e disperati. La Cosa-Casa avanzò, indifferente. Dall’alto vedeva che alcuni di quegli esserini si erano fermati e guardavano nella sua direzione. Indossavano vestiti pesanti, elmetti, protezioni e imbracciavano armi. Armi inutili, come la Cosa-Casa sapeva. Ma non lo sapevano loro, abituati a considerarle estensioni del proprio corpo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;La creatura avvertiva dentro quei pazzi la determinazione marziale. Sentiva quello che avevano passato in altri campi, guardava nelle loro anime le battaglie a cui avevano preso parte. Nulla in confronto a ciò che li attendeva ora.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;I militari alzarono i fucili e le pistole e le mitragliatrici. Fecero fuoco tutti insieme, in sincronia perfetta. La Cosa-Casa non si fermò, mentre osservava i fiumi di proiettili sgorgare dalle canne delle armi. Diverse traiettorie terminavano sul suo corpo, tanto da sembrare prolungamenti del suo stesso essere. La Cosa-Casa in effetti inglobava e inglobava e inglobava. Tentacoli di piombo. A ogni colpo diventava più grande, sempre un pochino più grande. Ogni propaggine era nutrimento da parte di quelle armi inutili.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Le montagne si abbassarono, schiacciate dal peso del cielo. Diventarono colline sotto gli occhi di Hans. Il treno continuava la sua folle corsa, come se sapesse che qualcosa di incredibile stava succedendo nella città di destinazione. I binari laceravano il paesaggio, parevano ferite inferte da artigli di creature troppo grandi per appartenere a questa dimensione. Hans sentiva – il dono! – la forza del richiamo della creatura. Percepiva l’Idolo e Shlomo. Poteva quasi sentire la voce dell’Idolo, che lo invitava al suo destino.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Pian piano i tentacoli si assottigliarono e infine scomparvero. Mentre gli ultimi proiettili venivano inglobati nella massa di mattoni e tubature della creatura, i militari si guardarono, indecisi sul da farsi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;La Cosa-Casa sentiva che stava per arrivare anche lui, il catalizzatore. Avvertiva il suo avvicinarsi e sorrideva con le sue tante bocche. Avanzò, mentre i soldati decisero di passare agli esplosivi. La creatura avvertì le prime detonazioni a qualche centimetro di distanza da sé, ma non se ne curava nel suo lento avanzare. Granate, piccole e insignificanti. A ogni boato, il terreno vibrava, gli uomini tremavano, la Cosa-Casa avanzava, diventando ancora più grande.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;La pianura si sostituì ai piccoli rilievi collinari. Hans iniziava ad avvertire la vicinanza. Stava recandosi all’appuntamento con il Fato, ma era tranquillo. Calmo come la pianura che vedeva attorno fuori dal vetro. Sapeva cosa lo aspettava ed era consapevole di tutto. Nonostante gli avvertimenti della nonna, l’uomo con il dono era conscio del suo destino. I campi assumevano di tanto in tanto colori opachi, sporchi, come se fossero vestiti di un drappo di malinconia. Un velo oscuro, il sudario del mondo.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Le granate finirono, come erano finiti i proiettili. La Cosa-Casa dentro di sé vibrava di piacere. I suoi tanti occhi osservavano i soldati, che imperterriti avevano preso in mano un lungo tubo verde. Un missile uscì dalla bocca buia di quell’arma. Il silenzio, durante il volo del missile, era carico di speranza da una parte e curiosità dall’altra. La detonazione che ne seguì fece tremare tutti, persino la Cosa-Casa. Il fumo avvolse la scena e si diradò poco a poco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;La creatura si sbilanciò appena, ma ad alcuni sembrò solo un’impressione. La Cosa-Casa non era rimasta particolarmente colpita dal missile, sembrava più stupita che danneggiata. Avanzò, intonando una canzone maledetta in una lingua sconosciuta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;I soldati più vicini non riuscirono a muoversi e allora – oh, sì, allora sì – iniziarono a sentire la vera paura dilagare dentro di loro. Quelli più distanti iniziarono a indietreggiare, stupiti, confusi e, anche se non l’avrebbero mai ammesso, terrorizzati come bambini. La creatura continuava la sua lenta marcia, avvicinandosi agli uomini immobilizzati dalle sue parole di magia. Quando quei piccoli esseri giunsero a contatto, si udì solo un debole risucchio. La creatura inglobava e inglobava e inglobava, senza sosta. Sempre più grande, a oscurare il cielo e le macerie della villa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;I militari più distanti ripiegarono disperati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Il treno rallentò e si fermò in stazione, stridendo sulle rotaie. Hans scese zoppicando e si recò nella zona dei taxi. Aveva avuto tutto il tempo del viaggio per riflettere su di sé, sulla Casa e sull’Idolo. Ora non era più tempo per riflettere, era il tempo per scendere in campo al fianco del monaco.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Hans diede l’indirizzo al conducente e si lasciò guidare lungo le vie della città, osservandone la tranquillità e la calma. La quiete prima di arrivare in vista del quartiere della villa. In lontananza si udivano boati ed esplosioni. Il tassista fermò l’auto e fece scendere Hans, che inutilmente cercò di convincerlo a proseguire fino alla zona della villa.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Il taxi scomparve dietro la strada, lasciando Hans al proprio destino. Camminando e imprecando per le fitte di dolore, si diresse verso la villa – o meglio quello che ne restava. Giunse in vista del perimetro creato dalle forze dell’ordine in tempo per assistere alla ritirata dei poveri militari.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Shlomo lo sentì arrivare alle sue spalle. Infine il catalizzatore era giunto sul luogo. Forse esisteva ancora una speranza. Forse.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Sono arrivato&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;» disse Hans.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-8056454404469020469?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/8056454404469020469/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/11/capitolo-19-il-catalizzatore.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8056454404469020469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8056454404469020469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/11/capitolo-19-il-catalizzatore.html' title='Capitolo 19 - Il catalizzatore'/><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='25' src='http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-1650948216546694410</id><published>2011-11-03T09:21:00.000+01:00</published><updated>2011-11-03T09:21:43.699+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SBSB2 Capitolo 12 con aggiunta di Gianluca Santini'/><title type='text'>Capitolo 12 + Gianluca Santini</title><content type='html'>&lt;title&gt;&lt;/title&gt;    &lt;style type="text/css"&gt; &lt;!--  @page { margin: 2cm }  P { margin-bottom: 0.21cm } --&gt; &lt;/style&gt;   &lt;br /&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Rumori impercettibili, comuni a tutte le case di una certa età. È il linguaggio segreto dei vecchi mobili e dei muri in perenne stato di assestamento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Solo che in questo caso era diverso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Tra i cigolii del legno e il lievissimo ticchettio di cose minuscole che si muovevano nelle pareti, la Casa aveva emesso miriadi di invisibili spore. Qualcuno lo avrebbe definito un meccanismo di autodifesa, altri una strategia di caccia. Si trattava di entrambe le cose. Peccato solo che la natura della Casa fosse ignota a tutti. O quasi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Sentiva i piccoli umani - così fragili e approssimativi nelle loro limitazioni biologiche - che zampettavano nei corridoi e nelle stanze. Qualcuno era già morto, fatto a pezzi con disarmante facilità dalle creature-spore emesse dall'edificio. Organismi microscopici in grado di pescare nelle primitive paure del cervello umano e di dar loro forma a livello paraelementale. Ma anche cose più grosse e tangibili.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Non pochi sciocchi che avevano studiato Villa Gatto-Borghi nel corso dei decenni si erano concessi spiegazioni confuse tra scienza e spiritualità. Paroloni senza senso compiuto che avevavo la sola funzione di arginare il terrore senza nome rappresentato dall'edificio. Molti erano morti. Altri avevano lasciato perdere. Non pochi erano impazziti. Alcuni di loro erano tornati. Ora.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Eppure certe persone erano riuscite a sentire qualcosa visitando la Casa: piccoli umani con bloc notes e penna, torce elettriche e registratori audio. Scrittori e indagatori improvvisati, alcuni avevano percepito l'Oltre della Casa. Bipedi dall'intelligenza di poco superiore alla media, ma dotati di una marcia in più rispetto agli altri. Li aveva quasi ammirati quando erano usciti dalla villa, esclamando ad alta voce le ispirazioni per i loro libri e i loro articoli. La Cosa-Casa li aveva lasciati andare: le loro opere sarebbero state spore nella mente dei lettori, attirando nuovi visitatori. Loro erano comunque distanti dalle verità della Casa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Verità che sarebbero comunque sfuggite ancora una volta. Le capacità umane erano troppo limitate per comprendere la vera natura della Cosa-Casa. Stakari-Botri, come l'avevano ribattezzato i tripolitani, prima che gli italiani invadessero le loro terre, strappando tutto ciò che avevavo di prezioso. La bizzarria della sorte era che quel nome se l'era inventato un padre missionario, poi ucciso “per sbaglio” perché si era schierato in difesa degli arabi. Alla Cosa era piaciuto e ora pensava a se stesso in quei termini, anche se era un nome senza vero Potere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;Ai tempi la Cosa-Casa proliferava presso un minuscolo villaggio arabo dello Sciara Sciat. A dire il vero non era ancora una “casa”, bensì una sorta di obelisco fungiforme temuto e venerato dagli zotici della regione. Aveva promesso protezione dagli invasori latini ai suoi più intimi adoratori, impegno mantenuto però solo per pochi giorni, quando aveva capito che gli italiani avrebbero comunque vinto quella stupida e inutile guerra. Al che Stakari-Botri anelava già la ricca Europa, assaporandone la ricchezza di carni e menti in cui avrebbe potuto sporificare.&lt;br /&gt;Il Fato era dalla sua parte, perché tra gli ufficiali italiani c'era un elemento che costituiva per lui un naturale contatto, il tenente Guidobaldo Verzeni, rampollo di una famiglia in cui più di un membro si dilettava di arti che gli stupidi umani definivano “oscure”. Era stata forse una naturale affinità a guidare il Verzeni fino alla polla in cui il monolite spugnoso attendeva il suo nuovo, inconsapevole servo. Poche spore invisibili avevano permesso al tenentino di entrare in una sorte di trance allucinatoria. Tra i cadaveri ancora freschi degli arabi e dei turchi morti in battaglia pochi metri più in là, molti dei quali orribilmente invasi da muffe scure e ripugnanti, Verzeni aveva trovato il suo Dio. Sette giorni più tardi un mercantile pagato sottobanco dal ricco ufficiale trasportava l'obelisco, sigillato in una cassa, a villa Gatto-Borghi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;La casa, che ora era parte integrante di Stakari-Botri, era un monumento all'idiozia umana, infetta dagli esperimenti bislacchi fatti dagli idioti che giocavano con fuoco senza conoscerne il pericolo. Il perfetto brodo di coltura per la creatura, precipitata su quel pianeta molti secoli fa. Ai tempi era ancora una spora, portata dal vento e dall'autocoscienza limitata. Col tempo si era plasmata, crescendo di massa e di potenza. Gli echi del mondo dei suoi simili, distrutto eoni orsono da un evento cosmico, vivevano nel suo retaggio mnemonico. Ricrearlo lì, su quella palla fangosa abitata da forme di vita primitive, era un progetto più attuabile, man mano che trascorrevano gli anni. La villa, la villa era la sua meta perfetta. Infatti Stakari-Botri aveva proliferato, spargendo spore e plasmando menti, attingendo alle superstizioni religiose comuni tra gli umani. I Verzeni si erano dimostrati dei perfetti padroni di casa, anche coloro che, a differenza di Guidobaldo, non avevano alcun interesse nello studio delle cose occulte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;Un rumore interruppe parte del flusso dei pensieri della Cosa-Casa. Le spore invisibili della creatura sondavano la villa di secondo in secondo, manifestandosi a secondo delle esigenze nelle forme più opportune. Gli intrusi aumentavano di numero. In circostanze normali sarebbe stato solo un bene, un'occasione perfetta per aumentare il brodo di coltura. Del resto la creatura stessa attirava prede, di tanto in tanto, per nutrirsi. Ma tra questi nuovi visitatori percepiva presenze che in qualche modo temeva. C'erano i maledetti impiccioni che studiavano la villa da anni. Coloro che avevano limitato la sua sporificazione con i rituali giusti, col Segno, con la Geometria delle Cose e con la scienza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Percepì la presenza del monaco, dell'Uomo di Legge monco e quella del moribondo, che potenzialmente era colui che più rappresentava un problema. Erano venuti lì per sfidarlo? Possibile, dopo aver dimostrato loro la sua virtuale invulnaribilità? Lo avevano circoscritto nei limiti della casa già anni prima, e questo per loro era un incredibile successo. Perché tornare per tentare l'impossibile? Una parte della coscienza di Stakari-Botri capì che c'erano di mezzo quelle strane cose chiamate relazioni umane. Rapporti parentali che spingevano quelle scimmie a correre rischi immani per salvare i loro consanguinei. Qualcuno di sbagliato era entrato nella villa e gli altri stupidi bipedi erano accorsi a salvarlo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Eppure un sussulto tanto raro quanto imprevisto della sua massa primaria, nascosta nel cuore della casa, gli fece capire che aveva paura. Spinti dalla feroce autoconservazione della prole e armati delle conoscenze proibite che il monaco studiava da anni, potevano forse causargli seri danni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Distruggerlo?&lt;br /&gt;Il pensiero lo turbò. Per eliminarlo del tutto avrebbero dovuto ricorrere ad armi di cui senz'altro non disponevano ancora.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;O forse sì?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Quel dubbio minava la solida, imperturbabile determinazione della Cosa-Casa. Una vera e propria novità per la creatura fungiforme, che conosceva la paura solo in qualità di riflesso della mente scimmiesca degli umani.&lt;br /&gt;Era dunque giunto il momento per porre fine a quella storia. Non era più il tempo di giocare con le spore allucinatorie e con le micotossine di media complessità a cui aveva dato vita finora. I suoi nemici più potenti si preparavano a entrare. Avrebbero trovato la morte. Si sarebbero uniti al brodo di coltura. Forse ne avrebbe lasciato vivo qualcuno, amputando le sue mani, di modo che non potesse più attingere alla Geometria delle Cose per tracciare o costruire altri Segni. Lo aveva già fatto con l'Uomo di Legge. Doveva essere un monito. Evidentemente non era bastato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Tuttavia la Cosa-Casa si sentiva pronta. Distruggendo il monaco e il moribondo avrebbe distrutto anche il vincolo che lo confinava alla villa. Il che voleva dire tornare a sporificare il lungo e in largo.&lt;br /&gt;Il tempo era maturo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt; &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Stakari-Botri iniziò a emettere micotossine e a plasmarle. Presto, molto presto avrebbe ottenuto una vittoria che stava nell'ordine naturale del creato. Il più forte sconfigge sempre il più debole. Di certo lui non avrebbe concesso eccezioni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-1650948216546694410?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/1650948216546694410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/11/capitolo-12-gianluca-santini.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/1650948216546694410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/1650948216546694410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/11/capitolo-12-gianluca-santini.html' title='Capitolo 12 + Gianluca Santini'/><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='25' src='http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-2518608647444376518</id><published>2011-10-28T23:06:00.000+02:00</published><updated>2011-10-28T23:06:03.199+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SBSB2 Capitolo 1 con aggiunta di Angelo Benuzzi'/><title type='text'>Capitolo 1 - Visitatori Occasionali + (Angelo Benuzzi)</title><content type='html'>“Come sarebbe a dire, non hai mai visto i Goonies?”&lt;br /&gt;Margherita fece spallucce. “Io da ragazzina avevo altro da fare,” disse.Bruno rimase a guardarla, in cerca di una risposta.&lt;br /&gt;Anche adesso Margherita aveva l'aria di una che aveva altro da fare – dalle Reebook immacolate al crop-top di una misura troppo stretto, passando per i pantaloni combat e l'ombelico esposto, la biondina dall'espressione annoiata aveva tutta l'aria di essere capitata lì per caso.&lt;br /&gt;Bruno scosse il capo, e tornò a controllare per la terza volta di avere tutto.&lt;br /&gt;Cellulare.&lt;br /&gt;Macchina fotografica.&lt;br /&gt;Torcia elettrica con lampada allo xenon.&lt;br /&gt;Set di grimaldelli.&lt;br /&gt;Kit di pronto soccorso.&lt;br /&gt;Gessi colorati, confezione da sei.&lt;br /&gt;Notes e matita.&lt;br /&gt;“La bat-cintura è in ordine?” gli chiese Andrea, ridendo.&lt;br /&gt;Da sempre, Andrea usava uno zainetto Decathlon da cinque euro per portare la sua attrezzatura, mentre Bruno preferiva viaggiare leggero, e portava il minimo indispensabile in un marsupio che non mancava mai di destare l'ilarità del suo compagno d'avventure.&lt;br /&gt;Che stasera, tuttavia, aveva altro a cui pensare.&lt;br /&gt;“Pronta alla grande avventura, piccola?”&lt;br /&gt;Margherita sfoggiò un sorriso finto, e si strusciò addosso ad Andrea.&lt;br /&gt;Bruno trattenne un grugnito, e prese le chiavi della macchina, facendole tintinnare.&lt;br /&gt;Era una regola non scritta – non ti porti la ragazza quando vai per edifici abbandonati.&lt;br /&gt;Lo aveva detto anche Ninjalicious – la figa abbassa il livello di attenzione.&lt;br /&gt;Ma non c'era stato modo di dissuadere Andrea – voleva che la sua ragazza condividesse quell'esperienza, così come aveva condiviso le vacanze e gli esami universitari.&lt;br /&gt;Chissà, forse sperava che il mix di adrenalina e oscurità dell'esplorazione urbana le cancellasse quell'espressione eternamente annoiata dalla faccia.&lt;br /&gt;Bruno comunque aveva dei pessimi presentimenti.&lt;br /&gt;“Siete sicuri che non avremo dei guai?” chiese la bionda.&lt;br /&gt;Andrea le diede una pacca sul sedere.&lt;br /&gt;“Villa Gatto-Borghi è abbandonata da anni,” le disse. “Ormai non ci vanno neanche più i writer o i drogati. Non vedo che guai potremmo avere.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era un'auto dei carabinieri ferma fuori Villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;Gaetano pestò sul freno, frullando il contenuto della Panda.&lt;br /&gt;“Ehi!”&lt;br /&gt;Rosa si piegò in avanti, per raccogliere il blocco e la penna che le erano cascati fra i piedi.&lt;br /&gt;“A ore dieci,” disse lui.&lt;br /&gt;“Eh?”&lt;br /&gt;Rosa si tirò su e guardò attraverso il parabrezza, oltre l'incrocio deserto.&lt;br /&gt;“Sei fortunato che non avevamo nessuno dietro...,” cominciò, ma lui tagliò corto.&lt;br /&gt;“Ore dieci,” ripeté, accennando col capo.&lt;br /&gt;Davanti a loro a sinistra.&lt;br /&gt;“Una macchina dei carabinieri,” disse lei.&lt;br /&gt;Lui annuì, riavviando la Panda e dando di sterzo come un forsennato.&lt;br /&gt;“Cosa diavolo..?!” fece lei, dando una spallata alla portiera.&lt;br /&gt;“Andiamo a fornire appoggio ai colleghi,” disse lui.&lt;br /&gt;Lei lo guardò a bocca aperta.&lt;br /&gt;“I colleghi? Quelli son carabinieri...”&lt;br /&gt;La panda urtò il marciapiede basso e si fermò, storta.&lt;br /&gt;Gaetano aprì la portiera e sganciò la cintura di sicurezza, continuando a fissare la sagoma nera della villa, illuminata dai lampeggiatori della macchina nera.&lt;br /&gt;Poi scese lentamente, e sfoderò la scacciacani d'ordinanza.&lt;br /&gt;“Io vado avanti,” le disse. “Tu coprimi...”&lt;br /&gt;Con un sospiro, Rosa scese a sua volta, gettò un'occhiata all'auto dei carabinieri, e seguì Gaetano che avanzava lungo il vialetto malandato della Villa, muovendosi come un tarantolato.&lt;br /&gt;A metà percorso, lui si fermo, si accoccolò ai piedi di un angelone di gesso annerito dall'aria inquinata e si voltò a guardarla, ferma in mezzo al cancello, le mani sui fianchi e l'aria rassegnata.&lt;br /&gt;Le fece dei gesti che lei non riuscì a capire.&lt;br /&gt;Quando finalmente lo raggiunse, “Non ti hanno insegnato ad avanzare sbalzando?” le chiese, in tono stizzito, per poi riprendere l'avanzata verso la porta d'ingresso del villone.&lt;br /&gt;Lei lo guardò barcollare e ondeggiare fino sulla soglia.&lt;br /&gt;Si scostò una ciocca di capelli dalla fronte.&lt;br /&gt;Sei settimane nella Polizia Comunale, e già le toccava dividere i turni di pattuglia con Jonny Bravo.&lt;br /&gt;Provò una fitta di nostalgia per il lavoro al call center.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma cos'è 'sta puzza?”&lt;br /&gt;Il vice-brigadiere Santini era stato in parecchi posti schifosi nella sua carriera, ma non ricordava di aver mai sentito un puzzo come quello che allignava nell'ingresso di villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;“Sarà un gatto morto,” suggerì il carabiniere scelto Oberwalder.&lt;br /&gt;Il sole basso filtrava attraverso le tavole inchiodate alle finestre del pian terreno, fasci di luce in cui fluttuavano milioni di granelli di polvere e che illuminavano in maniera crepuscolare l'ingresso vuoto e malandato.&lt;br /&gt;“Un gatto della malora,” disse Santini, “da quanto tanfa, doveva pesare trenta chili.”&lt;br /&gt;Con la mano guantata, tentò senza convinzione un interruttore della luce.&lt;br /&gt;Uno schiocco ed una cascata di scintille gli fecero ritirare la mano di scatto.&lt;br /&gt;“Brigadiere...!”&lt;br /&gt;“Niente, niente,” fece Santini, allontanandosi dalla parete scrostata.&lt;br /&gt;Un refolo di fumo nero si sollevava dall'interruttore annerito.&lt;br /&gt;“Certo che tocca essere ben stronzi, eh, a lasciare la corrente attaccata in una casa vuota da anni.”&lt;br /&gt;Oberwalder si affacciò a un corridoio.&lt;br /&gt;“Eppure è da qui che hanno telefonato,” disse.&lt;br /&gt;Santini si avvicinò allo scalone liberty che portava al piano superiore.&lt;br /&gt;“Sarà,” disse, incerto.&lt;br /&gt;Al brigadiere si erano drizzati i peli della nuca quando la centrale li aveva mandati a investigare su quelle chiamate mute. I tanti anni di servizio nell’Arma gli avevano fatto sviluppare un sesto, un settimo e anche un ottavo senso per distinguere le rogne a distanza. Oberwalder era ancora troppo giovane per poter capire cose del genere, troppo verde e fiducioso che tutto potesse essere definito nei contorni del codice penale o del regolamento dei Carabinieri.&lt;br /&gt;Telefonate da una villa abbandonata. Una cosa assurda. Le sirene d’allarme dei sensi supplementari di Santini stavano facendo il concerto di Capodanno tutte assieme.&lt;br /&gt;Strisce nere di muffa davano alla carta da parati un aspetto zebrato.&lt;br /&gt;Che situazione del cazzo.&lt;br /&gt;Che modo del cazzo di chiudere la giornata prima di andare a cena.&lt;br /&gt;“Avanti, diamo un'occhiata e vediamo se c'è qualcuno in questo posto,” disse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel momento, attraverso la porta spalancata, entrò rotolando un giovanotto nerboruto con l'uniforme da vigile urbano e i capelli tagliati cortissimi.&lt;br /&gt;Rotolò, si rimise in piedi e spianò una pistoletta ridicola in faccia a Santini.&lt;br /&gt;Oberwalder fece correre la mano alla cintura, ma un gesto di Santini lo fermò.&lt;br /&gt;Dalla porta d'ingresso fece qualche passo incerto una vigilessa coi capelli rossi, che poi si fermò, interdetta.&lt;br /&gt;Nel silenzio assoluto, dalle viscere della casa si levò un cigolio basso ed orribile, che per lunghi secondi parve far vibrare il pavimento.&lt;br /&gt;Poi, il silenzio.&lt;br /&gt;“Gaetano,” disse la rossa, con voce stanca, “ma che cazzo stai facendo?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il cigolio finalmente tacque, Margherita si rese conto di avere le dita strette attorno al braccio di Andrea, strette tanto forte che le doleva la mano.&lt;br /&gt;“Cosa è stato?” chiese, con un filo di voce.&lt;br /&gt;“Non lo so,” rispose lui. “Forse le tubature dell'acqua.”&lt;br /&gt;“Zitti,” disse Bruno.&lt;br /&gt;Inclinò il capo da una parte. “Credo ci sia qualcuno al piano di sopra.”&lt;br /&gt;Proprio quello di cui avevano bisogno.Cap. 1 Visitatori occasionali&lt;br /&gt;“Come sarebbe a dire, non hai mai visto i Goonies?”&lt;br /&gt;Margherita fece spallucce. “Io da ragazzina avevo altro da fare,” disse.Bruno rimase a guardarla, in cerca di una risposta.&lt;br /&gt;Anche adesso Margherita aveva l'aria di una che aveva altro da fare – dalle Reebook immacolate al crop-top di una misura troppo stretto, passando per i pantaloni combat e l'ombelico esposto, la biondina dall'espressione annoiata aveva tutta l'aria di essere capitata lì per caso.&lt;br /&gt;Bruno scosse il capo, e tornò a controllare per la terza volta di avere tutto.&lt;br /&gt;Cellulare.&lt;br /&gt;Macchina fotografica.&lt;br /&gt;Torcia elettrica con lampada allo xenon.&lt;br /&gt;Set di grimaldelli.&lt;br /&gt;Kit di pronto soccorso.&lt;br /&gt;Gessi colorati, confezione da sei.&lt;br /&gt;Notes e matita.&lt;br /&gt;“La bat-cintura è in ordine?” gli chiese Andrea, ridendo.&lt;br /&gt;Da sempre, Andrea usava uno zainetto Decathlon da cinque euro per portare la sua attrezzatura, mentre Bruno preferiva viaggiare leggero, e portava il minimo indispensabile in un marsupio che non mancava mai di destare l'ilarità del suo compagno d'avventure.&lt;br /&gt;Che stasera, tuttavia, aveva altro a cui pensare.&lt;br /&gt;“Pronta alla grande avventura, piccola?”&lt;br /&gt;Margherita sfoggiò un sorriso finto, e si strusciò addosso ad Andrea.&lt;br /&gt;Bruno trattenne un grugnito, e prese le chiavi della macchina, facendole tintinnare.&lt;br /&gt;Era una regola non scritta – non ti porti la ragazza quando vai per edifici abbandonati.&lt;br /&gt;Lo aveva detto anche Ninjalicious – la figa abbassa il livello di attenzione.&lt;br /&gt;Ma non c'era stato modo di dissuadere Andrea – voleva che la sua ragazza condividesse quell'esperienza, così come aveva condiviso le vacanze e gli esami universitari.&lt;br /&gt;Chissà, forse sperava che il mix di adrenalina e oscurità dell'esplorazione urbana le cancellasse quell'espressione eternamente annoiata dalla faccia.&lt;br /&gt;Bruno comunque aveva dei pessimi presentimenti.&lt;br /&gt;“Siete sicuri che non avremo dei guai?” chiese la bionda.&lt;br /&gt;Andrea le diede una pacca sul sedere.&lt;br /&gt;“Villa Gatto-Borghi è abbandonata da anni,” le disse. “Ormai non ci vanno neanche più i writer o i drogati. Non vedo che guai potremmo avere.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era un'auto dei carabinieri ferma fuori Villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;Gaetano pestò sul freno, frullando il contenuto della Panda.&lt;br /&gt;“Ehi!”&lt;br /&gt;Rosa si piegò in avanti, per raccogliere il blocco e la penna che le erano cascati fra i piedi.&lt;br /&gt;“A ore dieci,” disse lui.&lt;br /&gt;“Eh?”&lt;br /&gt;Rosa si tirò su e guardò attraverso il parabrezza, oltre l'incrocio deserto.&lt;br /&gt;“Sei fortunato che non avevamo nessuno dietro...,” cominciò, ma lui tagliò corto.&lt;br /&gt;“Ore dieci,” ripeté, accennando col capo.&lt;br /&gt;Davanti a loro a sinistra.&lt;br /&gt;“Una macchina dei carabinieri,” disse lei.&lt;br /&gt;Lui annuì, riavviando la Panda e dando di sterzo come un forsennato.&lt;br /&gt;“Cosa diavolo..?!” fece lei, dando una spallata alla portiera.&lt;br /&gt;“Andiamo a fornire appoggio ai colleghi,” disse lui.&lt;br /&gt;Lei lo guardò a bocca aperta.&lt;br /&gt;“I colleghi? Quelli son carabinieri...”&lt;br /&gt;La panda urtò il marciapiede basso e si fermò, storta.&lt;br /&gt;Gaetano aprì la portiera e sganciò la cintura di sicurezza, continuando a fissare la sagoma nera della villa, illuminata dai lampeggiatori della macchina nera.&lt;br /&gt;Poi scese lentamente, e sfoderò la scacciacani d'ordinanza.&lt;br /&gt;“Io vado avanti,” le disse. “Tu coprimi...”&lt;br /&gt;Con un sospiro, Rosa scese a sua volta, gettò un'occhiata all'auto dei carabinieri, e seguì Gaetano che avanzava lungo il vialetto malandato della Villa, muovendosi come un tarantolato.&lt;br /&gt;A metà percorso, lui si fermo, si accoccolò ai piedi di un angelone di gesso annerito dall'aria inquinata e si voltò a guardarla, ferma in mezzo al cancello, le mani sui fianchi e l'aria rassegnata.&lt;br /&gt;Le fece dei gesti che lei non riuscì a capire.&lt;br /&gt;Quando finalmente lo raggiunse, “Non ti hanno insegnato ad avanzare sbalzando?” le chiese, in tono stizzito, per poi riprendere l'avanzata verso la porta d'ingresso del villone.&lt;br /&gt;Lei lo guardò barcollare e ondeggiare fino sulla soglia.&lt;br /&gt;Si scostò una ciocca di capelli dalla fronte.&lt;br /&gt;Sei settimane nella Polizia Comunale, e già le toccava dividere i turni di pattuglia con Jonny Bravo.&lt;br /&gt;Provò una fitta di nostalgia per il lavoro al call center.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma cos'è 'sta puzza?”&lt;br /&gt;Il vice-brigadiere Santini era stato in parecchi posti schifosi nella sua carriera, ma non ricordava di aver mai sentito un puzzo come quello che allignava nell'ingresso di villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;“Sarà un gatto morto,” suggerì il carabiniere scelto Oberwalder.&lt;br /&gt;Il sole basso filtrava attraverso le tavole inchiodate alle finestre del pian terreno, fasci di luce in cui fluttuavano milioni di granelli di polvere e che illuminavano in maniera crepuscolare l'ingresso vuoto e malandato.&lt;br /&gt;“Un gatto della malora,” disse Santini, “da quanto tanfa, doveva pesare trenta chili.”&lt;br /&gt;Con la mano guantata, tentò senza convinzione un interruttore della luce.&lt;br /&gt;Uno schiocco ed una cascata di scintille gli fecero ritirare la mano di scatto.&lt;br /&gt;“Brigadiere...!”&lt;br /&gt;“Niente, niente,” fece Santini, allontanandosi dalla parete scrostata.&lt;br /&gt;Un refolo di fumo nero si sollevava dall'interruttore annerito.&lt;br /&gt;“Certo che tocca essere ben stronzi, eh, a lasciare la corrente attaccata in una casa vuota da anni.”&lt;br /&gt;Oberwalder si affacciò a un corridoio.&lt;br /&gt;“Eppure è da qui che hanno telefonato,” disse.&lt;br /&gt;Santini si avvicinò allo scalone liberty che portava al piano superiore.&lt;br /&gt;“Sarà,” disse, incerto.&lt;br /&gt;Al brigadiere si erano drizzati i peli della nuca quando la centrale li aveva mandati a investigare su quelle chiamate mute. I tanti anni di servizio nell’Arma gli avevano fatto sviluppare un sesto, un settimo e anche un ottavo senso per distinguere le rogne a distanza. Oberwalder era ancora troppo giovane per poter capire cose del genere, troppo verde e fiducioso che tutto potesse essere definito nei contorni del codice penale o del regolamento dei Carabinieri.&lt;br /&gt;Telefonate da una villa abbandonata. Una cosa assurda. Le sirene d’allarme dei sensi supplementari di Santini stavano facendo il concerto di Capodanno tutte assieme.&lt;br /&gt;Strisce nere di muffa davano alla carta da parati un aspetto zebrato.&lt;br /&gt;Che situazione del cazzo.&lt;br /&gt;Che modo del cazzo di chiudere la giornata prima di andare a cena.&lt;br /&gt;“Avanti, diamo un'occhiata e vediamo se c'è qualcuno in questo posto,” disse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel momento, attraverso la porta spalancata, entrò rotolando un giovanotto nerboruto con l'uniforme da vigile urbano e i capelli tagliati cortissimi.&lt;br /&gt;Rotolò, si rimise in piedi e spianò una pistoletta ridicola in faccia a Santini.&lt;br /&gt;Oberwalder fece correre la mano alla cintura, ma un gesto di Santini lo fermò.&lt;br /&gt;Dalla porta d'ingresso fece qualche passo incerto una vigilessa coi capelli rossi, che poi si fermò, interdetta.&lt;br /&gt;Nel silenzio assoluto, dalle viscere della casa si levò un cigolio basso ed orribile, che per lunghi secondi parve far vibrare il pavimento.&lt;br /&gt;Poi, il silenzio.&lt;br /&gt;“Gaetano,” disse la rossa, con voce stanca, “ma che cazzo stai facendo?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il cigolio finalmente tacque, Margherita si rese conto di avere le dita strette attorno al braccio di Andrea, strette tanto forte che le doleva la mano.&lt;br /&gt;“Cosa è stato?” chiese, con un filo di voce.&lt;br /&gt;“Non lo so,” rispose lui. “Forse le tubature dell'acqua.”&lt;br /&gt;“Zitti,” disse Bruno.&lt;br /&gt;Inclinò il capo da una parte. “Credo ci sia qualcuno al piano di sopra.”&lt;br /&gt;Proprio quello di cui avevano bisogno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-2518608647444376518?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/2518608647444376518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-1-visitatori-occasionali.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/2518608647444376518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/2518608647444376518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-1-visitatori-occasionali.html' title='Capitolo 1 - Visitatori Occasionali + (Angelo Benuzzi)'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-1693526259193975364</id><published>2011-10-26T11:51:00.000+02:00</published><updated>2011-10-26T11:51:54.828+02:00</updated><title type='text'>Capitolo 8 + Barney</title><content type='html'>Santonastaso fissava la casa con odio, certo di essere ricambiato. Aveva  tirato fuori dal furgone il Segno e si preparava a entrare nel cortile,  incurante delle proteste del suo vice. Ci sono cose che un uomo deve  fare, non importa a che costo, questo era sempre stato il suo credo. Le  mani avevano cominciato a dolergli appena arrivato, quando la casa era  solo una macchia in fondo alla strada. Dolore fantasma, lo chiamavano i  medici. Il ricordo delle sue mani, sostituite da protesi miolettriche da  molti anni, non cessava di tormentarlo. Un passo dopo l'altro si  avvicinò all'ingresso mentre fitte di dolore sempre più forti  minacciavano di annebbiargli la vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta passata la soglia cambiò tutto. Villa Gatto-Borghi stava  cambiando, trascinando con sé il terreno attorno.L'intera struttura  sembrava ondeggiare, pervasa di un'energia imperiosa. &lt;br /&gt;Sta crescendo.&lt;br /&gt;Dalla strada lo stavano chiamando, voci lontane e irriconoscibili. A lui  non importava, fissava la villa, la presa sul Segno mantenuta solo  dalla contrazione delle sue dita artificiali.&lt;br /&gt;Vieni anche tu. Vieni a giocare.&lt;br /&gt;Voci infantili, sottili come aghi, gli graffiavano i timpani. Da dentro  la casa arrivavano altri suoni, mormorii fumosi che non riusciva a  capire. Sospesi tra la vita e la morte. Fece altri due passi verso la  villa, gli girava la testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dentro il furgone le telecamere mostravano tutt'altro. Un uomo malfermo  sulle gambe che fissava con aria ebete una villa in pessime condizioni.  In compenso i monitor dei sensori sembravano impazziti. Leonardi, il  vice di Santonastaso, non aveva mai visto niente del genere. Piena  fioritura, pensò, siamo a meno di quattro ore dal disastro. Schiacciò  con decisione il tasto di attivazione del sistema di emergenza, non  c'era altro modo per rimediare all'influenza di quella cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'impulso elettrico colpì Santonastaso alla base del cranio, una fitta  di dolore assoluto. Capì immediatamente di doversi togliere d'impaccio  prima di essere risucchiato dalla villa. Afferrò il Segno con entrambe  le mani artificiali e lo piantò con forza nel cortile. Girò le spalle  alla casa e si allontanò in fretta, sentiva di nuovo le voci.&lt;br /&gt;Toglilo! Togli il cartello! Sembrava la voce di una bambinaia. Sto  parlando con te giovanotto, togli subito quel cartello dal giardino!&lt;br /&gt;No, non l'avrebbe fatto. L'Occhio guardava la casa ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&amp;lt;---&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;L'energia del Segno contro i neri miasmi della Casa: l'eterna battaglia tra bene e male si riproponeva per l'ennesima volta dinnanzi a villa Gatto-Borghi.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;All'esterno, solo coloro che avevano toccato il Segno potevano vedere quello che stava succedendo, ma l'irraggiarsi dei miceli neri sotto la superficie del terreno bruciato a partire dai muri perimetrali della villa era invisibile anche ai loro occhi.  &lt;/div&gt;Santonastaso avverti' pero' un'onda di malefico, famelico odio che seguiva i suoi passi affannati, un'onda lenta ma implacabile che lo incalzava al pari della voce stridula, e che -come la voce- puntava su di lui e sul Segno.&lt;br /&gt;&amp;lt;---&amp;gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornato all'esterno Santonastaso respirava a pieni polmoni, il fantasma  del dolore che indugiava ancora sui suoi nervi. Non era il momento di  fermarsi. Vide arrivare a sirene spiegate una macchina dei Carabinieri,  seguita a pochi metri da una vettura dei Vigili Urbani. Evidentemente da  dentro qualcuno aveva chiamato rinforzi, il suo gruppo era arrivato  appena in tempo. Leonardi era sceso dal furgone, il resto della squadra  stava organizzandosi per disporre gli sbarramenti da mettere sulle  strade attorno.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla Gazzella era sceso un tenentino dall'aria esagitata, seguito a  breve da due appuntati armati di mitraglietta, dall'auto dei Vigili  Urbani erano in arrivo altri tre uomini, uno con le mostrine da  comandante. Il mal di testa di Santonastaso risalì una tacca sulla scala  del dolore, questa era la parte più idiota del suo lavoro. Attese a piè  fermo i nuovi venuti, preparando la sua tessera ufficiale.&lt;br /&gt;«Fatevi da parte! C'è un'emergenza in corso.» L'ufficialetto era  talmente di prima nomina da essere tirato a lucido anche dopo il  tramonto. Si inchiodò alla vista del tesserino. AISI. Agenzia  Informazioni e Sicurezza Interna, un bel minestrone di lettere per dire  servizi segreti.&lt;br /&gt;«Basta così tenente. Qui comando io. È chiaro anche per lei?» La domanda  era per l'ufficiale dei Vigili Urbani, un panzone che pareva un poster  pro alcolismo.&lt;br /&gt;«Dentro la villa è in corso un'attività che riguarda la sicurezza  nazionale. Nessuno di voi è titolato a interferire. Già che ci siete  aiutateci a definire un perimetro di sicurezza, voglio spazio per almeno  un isolato in ogni direzione.» Santonastaso era stufo di quel copione,  da troppi anni lo ripeteva.&lt;br /&gt;«I vostri uomini e qualsiasi civile sia all'interno di villa  Gatto-Borghi è da considerare come scomparso. Fatemi una lista, la devo  comunicare a Forte Braschi. Se avete contatti via telefono con loro  passateli a me. Sono stato abbastanza chiaro?» &lt;br /&gt;Lo era stato. Non abbastanza da non lasciare i suoi interlocutori senza  domande sulla casa.    Fissavano tutti il Segno. Dentro i loro cervelli,  nascosto nell'ippotalamo, ne conservavano memoria.&lt;br /&gt;E ne avevano paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Santonastaso riuscì a fumarsi una sigaretta in pace, senz'altro da fare  che aspettare. I mezzi dell'Esercito con i gruppi elettrogeni e le  lampade UV erano in arrivo, Leonardi stava parlando al telefono con il  sindaco e i buzzurri locali davano una mano a chiudere il perimetro.  Cercò di non pensare alle spore, di relegare in un angolo buio del  cervello i suoi ricordi e le voci che aveva sentito poco prima. Due  carabinieri, due vigili urbani, almeno due civili. Altrettante croci da  aggiungere alla lista se...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sempre sentì la sua presenza prima di vederlo. Era comparso alle  sue spalle senza rumore, richiamato dal Segno e da legami antichi.  Santonastaso si girò con calma, assumendo un'espressione di circostanza  nel tentativo di non lasciar trasparire il timore che provava.&lt;br /&gt;Shlomo lo fissava. Era ancora più ingobbito di come lo ricordava,  avvolto in una specie di saio lurido che molto tempo prima era stato  nero. Rivolgeva verso di lui le orbite vuote, lo spettro di un sorriso  sul volto grinzoso. Le braccia magre sembravano faticare a reggere un  grosso involto, fatto della stessa tela lercia del saio.&lt;br /&gt;«Shalom Marcello. È passato molto tempo dall'ultima volta.» La voce era poco più di un sussurro.&lt;br /&gt;«Bentrovato Shlomo. Questa volta siamo arrivati molto tardi. Forse troppo per chi è dentro alla casa.»&lt;br /&gt;Il vecchio ruotò lentamente la testa, inquadrando nel suo sguardo vuoto villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;«Gehenna. La vita del mondo rovesciato trova sempre un modo per arrivare a noi.»&lt;br /&gt;Lentamente si avviò verso il cancello, zoppicando e trascinandosi in  maniera scomposta. Pareva potesse cascare a pezzi da un momento  all'altro. Santonastaso lo fissava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shlomo arrivò fino all'ingresso della villa. Sentiva le voci, coglieva  il mormorio del fungo dalle fondamenta al tetto. Sì, c'era ancora una  possibilità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-1693526259193975364?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/1693526259193975364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-8-barney.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/1693526259193975364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/1693526259193975364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-8-barney.html' title='Capitolo 8 + Barney'/><author><name>Barney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14450856859912011120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_d7ON1dLf_is/TL9r4fqIQYI/AAAAAAAAAAs/GIIbpmhwE7M/S220/images.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-6870493291792976008</id><published>2011-10-24T17:16:00.001+02:00</published><updated>2011-10-24T17:18:19.190+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sbsb 2 Capitolo  14 di maxCiti con un aggiunta di Nick'/><title type='text'>Capitolo 14 + NiCK</title><content type='html'>Un'altra rampa di scale. &lt;br /&gt;Era la terza o forse la quarta. &lt;br /&gt;Da fuori, sullo sfondo del cielo ingombro di nuvole grigie, la casa non gli era parsa poi così alta. &lt;br /&gt;Ma non aveva avuto più di qualche secondo per guardarla. Il capitano aveva ordinato subito di «penetrare nel fabbricato» alla ricerca di «eventuali sopravvissuti».&lt;br /&gt;Erano entrati, una cinquantina di individui del Reparto Mobile in divisa blu, elmetto, parastinchi, giubbotto antiproiettile e beretta 92. &lt;br /&gt;La casa era in condizioni pietose, corridoi ingombri di rottami indefiniti, stanza buie che sapevano di marcio, soffitti alti e inscuriti dall'umidità. E muffe, ovunque. &lt;br /&gt;Si separarono in sei gruppi di 7-8 agenti ciascuno. Un primo gruppo scomparve in un corridoio laterale, un altro puntò al retro della villa. Loro e altri gruppi vennero spediti ai piani superiori. Il suo gruppo, comandato dal sovrintendente Longoni, aveva il compito di salire fino all'ultimo piano. &lt;br /&gt;Giunse al pianerottolo. Fradicio di sudore come i suoi compagni e leggermente perplesso.&lt;br /&gt;Longoni battè un piede sul pavimento rovinato e macchiato di muffa. – Cazzo, ma questo non è l'ultimo piano. – Si voltò e rovesciò la testa all'indietro per quanto la bardatura sulla nuca gli permetteva, – C'è ancora un piano, direi. Almeno un piano. – La poca luce arrivava al pianerottolo da alcune finestre con gli scuri sfondati. Senza rendersene conto i militari si erano raccolti in gruppo, le pistole sollevate o puntate verso il buio. Un buio curioso, che aveva qualcosa di solido. &lt;br /&gt;– Potremmo cominciare a dare un'occhiata qui. – Propose uno dei militari, uno appena arrivato da Livorno di nome Bontoli o Tontoli. – Finito questo piano possiamo passare a quello sopra.&lt;br /&gt;– Certo. Ma... – Longoni esitò per un attimo, poi decise di corsa, come se qualcuno gli puntasse una pistola alla nuca, – Meglio dividerci. Due salgono su, gli altri con me, sul piano. &lt;br /&gt;Luciano fu tra i prescelti per il piano superiore. Lui e Bontoli. &lt;br /&gt;– Attenzione, ragazzi. La scala è molto erta. Non fate le corse e non fate gli eroi. Qualsiasi problema... – ???Indicò il ricetrasmettitore alla cintura, – chiamate. Chiaro?&lt;br /&gt;– Tutto chiaro. – Approvò lui, – Andiamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;,,,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;– Come fai di nome, tu? – Chiese al livornese, mentre salivano – qui è meglio chiamarsi per nome. &lt;br /&gt;– Lido. E tu?&lt;br /&gt;– Luciano. – Ridacchiò, – Lido è proprio un nome buffo.&lt;br /&gt;L'altro si strinse nelle spalle, – Basta farci l'abitudine. &lt;br /&gt;Non avrebbe saputo dire perché, ma non fu troppo sorpreso quando, arrivati al pianerottolo, videro sopra di loro un'altra rampa di scale. Lido invece ne fu impressionato, – Cristo santo, ma... – scese tre o quattro gradini, – ma si vede anche da qui! Come ha fatto il capo...&lt;br /&gt;– Torna su. Non se ne sarà accorto. &lt;br /&gt;Ritornò sul pianerottolo scuotendo il capo, – No, che cazzo. Non c'era un altro piano. Non c'era. &lt;br /&gt;– Calmo. Li guarderemo tutti e due. – «E tutti gli altri infiniti piani dopo questo», gli venne spontaneo di pensare, curiosamente quasi divertito. &lt;br /&gt;Penetrarono nel corridoio immerso nell'oscurità. C'era qualcosa per terra, ma non perdettero tempo a cercare di capire di cosa si trattasse. C'era un forte odore, nell'aria, qualcosa che ricordava il fondo bruciato e bagnato di una pentola di polenta. Un odore umido, freddo. &lt;br /&gt;Luciano entrò nella prima stanza, – Libero! – urlò. &lt;br /&gt;Lido entro nella stanza di fronte, – Libero! &lt;br /&gt;Tre o quattro volte ripeté quella formula, sempre meno convinto. A che diavolo serviva? E se anche ci fosse stato qualcuno nelle stanze? A chi l'avrebbe detto, lui? A Lido? &lt;br /&gt;Si fermò per un attimo, appoggiato alla cornice di una porta. &lt;br /&gt;Frammenti di luce baluginavano oltre le finestre. Una luminosità grigia, inerte. &lt;br /&gt;Dal fondo del corridoio, buio come una vecchia cantina, veniva un rumore sordo, una vibrazione bassa e quasi inafferrabile. Cercò di guardare meglio. Ebbe la sensazione che i profili dei muri oscillassero, si muovessero, respirassero. Sollevò la visiera e si strofinò gli occhi. Immobilità fredda e grigia, ma instabile, incerta. Quasi che la vecchia casa avesse trattenuto il fiato. Come per giocare. &lt;br /&gt;Che idea idiota. &lt;br /&gt;Scosse la testa e si voltò. &lt;br /&gt;Alle sue spalle, a pochi metri da lui, un muro. &lt;br /&gt;Un brivido lento, come il ricordo di un vecchio incubo. La sensazione di non riuscire a muoversi, di sprofondare senza fatica e senza rumore. &lt;br /&gt;Si irrigidì e fece quattro passi. Il muro era solido, immobile, come se si trovasse lì da un secolo o quasi. &lt;br /&gt;– Lido! Liiido! Liiiiidoooo! - Urlò.&lt;br /&gt;La voce gli rimbombava in testa, come quando aveva il raffreddore. &lt;br /&gt;Si voltò ancora. &lt;br /&gt;La porta alla quale si era appoggiato era scomparsa, divorata da un muro. &lt;br /&gt;Di riflesso estrasse la beretta e sparò tre colpi. Si aprirono fori oscuri e profondi, come ferite a un corpo vivente. &lt;br /&gt;– Che cazzo sei? – urlò, – Che... cazzo... sei? &lt;br /&gt;Sottolineò ogni parola con la detonazione della sua beretta. &lt;br /&gt;L'odore era diventato più violento, quasi intollerabile. &lt;br /&gt;I muri vibravano, si muovevano lentamente, si avvicinavano.&lt;br /&gt;– Fermi, bastardi. – sparava e gridava, – vi ho visto... non crediate che...&lt;br /&gt;Il fondo del corridoio era lontano da lui, molto lontano. Sollevò gli anfibi con inattesa lentezza e cercò di mettersi a correre. &lt;br /&gt;Scivolava, raschiava, si aggrappava inutilmente a un pavimento morbido, cedevole, vischioso. Una slow motion, con lui come protagonista. Aveva una paura fottuta e aveva voglia di ridere, di ridere a crepapelle. Quella casa maledetta lo stava ingoiando, digerendo e a lui veniva da ridere. Cessò di sforzarsi. Si sedette per terra. Sorrideva, la mente perduta in remoti ricordi che non sapeva di aver dimenticato.. &lt;br /&gt;Le porte scomparivano una dopo l'altra e la luce poco per volta svaniva. &lt;br /&gt;Il suo corpo si scioglieva lentamente, come cera sulla stufa. &lt;br /&gt;L'odore adesso non era più intollerabile. &lt;br /&gt;Era diventato parte di lui. &lt;br /&gt;ERA lui. &lt;br /&gt;L'odore della fioritura. &lt;br /&gt;L'odore della rinascita.&lt;br /&gt;Le quattro pareti si chiusero lentamente, delicatamente su di lui. &lt;br /&gt;Amandolo fino a consumarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shlomo si era stretto nelle spalle. &lt;br /&gt;Sarebbe stato tutto inutile, lo sapeva.&lt;br /&gt;Conosceva ben poco le liturgie e la catena di comando delle tante polizie italiane, ma sapeva che a un ordine superiore c'era poco da opporre e nulla da eccepire. &lt;br /&gt;Gli stupidi sono uguali, ovunque e in ogni tempo. &lt;br /&gt;Santonastaso aveva resistito più a lungo. &lt;br /&gt;Era rimasto attaccato al telefono per una buona mezz'ora ma tutto quello che era riuscìto a ottenere fu una lunga e inutile discussione con un sottopiffero del ministro. «Ma io le dico che... ma no, non dico certo che non me ne importa nulla... ma se me lo passa potrei spiegargli che... non c'entra nulla... non si tratta di terroristi, come glielo devo dire?... Posso fare ricorso? Ma mi prende in giro?... mi può passare il ministro? No? Eccheccazzo, ma io sono qui per conto dell'AISA, lo sa che cos'è? Ma almeno il ministro lo sa che cos'è? &lt;br /&gt;Chiuse il telefono e se lo cacciò in tasca. &lt;br /&gt;– Niente da fare. Sono in arrivo. Un reparto mobile. Ordine diretto del ministro degli Interni&lt;br /&gt;Shlomo non gli rispose subito. Respirò lentamente e indicò la villa. – Deve nutrirsi, adesso. Deve crescere. Poi toccherà a noi. &lt;br /&gt;– Sono uno dei reparti di Genova, credo. Un reparto scelto. Ma sì, ma che cosa te lo dico a fare, tanto non sai di che cosa parlo. &lt;br /&gt;Ebbe l'impressione che Shlomo, nascosto dietro l'ala del cappuccio, sorridesse, – Hai ragione. Di Genova e di reparti mobili della polizia non so nulla. Completamente nulla.&lt;br /&gt;,,,&lt;br /&gt;La casa era felice, dentro di lei si agitavano coscienze, dentro di lei morivano i ricordi.&lt;br /&gt;I semi crescevano al suo interno, questo solo importava e le piccole coscienze al suo esterno non potevano comprendere. Per quanto la avessero contrastata, per quanto avessero tentato il ciclo si sarebbe compiuto, ancora una volta.&lt;br /&gt;La Cosa\casa gioii cullando le fioriture, le tubature intonarono una ninna nanna, le ragnatele vibrarono al suono. &lt;br /&gt;Tutto sarebbe servito, tutto sarebbe stato utilizzato. Perfino Luciano. O quel che ne rimaneva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-6870493291792976008?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/6870493291792976008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-14-nick.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6870493291792976008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6870493291792976008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-14-nick.html' title='Capitolo 14 + NiCK'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17655087943795867586</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-QxbsAR80ZDM/TuEjYhXdZ4I/AAAAAAAAAno/wqaxD0KWV20/s220/images.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-1378930192321285926</id><published>2011-10-19T14:02:00.000+02:00</published><updated>2011-10-19T14:05:59.958+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sbsb2 Capitolo 2 con aggiunta di MCit'/><title type='text'>Capitolo 2 + (MCiti)</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;div style="line-height: 100%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;    &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Per l’ennesima volta Stefano maledisse sé stesso per non aver provveduto a staccare il telefono, e adesso per punizione il trillo rabbioso dell’apparecchio lo scosse dal sonno. Imprecando l’uomo riuscì come per magia ad inciampare in tutte e tre le lattine di birra disseminate sul pavimento nel tragitto dal divano al telefono prima di arrivare ad afferrare la cornetta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;C’era una sola persona che riusciva sempre ad indovinare i momenti meno indicati per chiamarlo, e questo da che aveva memoria.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Dimmi Eva, che c’è? Cosa è successo stavolta?.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Sentì la sua ex moglie sospirare pesantemente prima di cominciare a parlare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Bruno è uscito di nuovo con Andrea e sai che non mi piace che nostro figlio lo frequenti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-E io che ci posso fare? Bruno è maggiorenne, e poi lo ha detto anche il giudice: io ho l’obbligo di mantenerlo, non di interferire nella sua vita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Un attimo di silenzio e poi Eva riprese, con il suo pesante accento ungherese.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Nei primi mesi quell’accento gli era sembrato fantastico e sexy da morire, poi man mano che il tempo passava e le cose tra loro peggioravano lo aveva trovato sempre più disturbante.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Stefano, li ho sentiti parlare. Andavano a Villa Gatto-Borghi: per questo ti ho chiamato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Qualcosa si fermò dentro di Stefano . Sentì il rumore come di qualcuno che se la faceva addosso, e non era sicuro di non essere lui. Dopo tutti quegli anni succedeva di nuovo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Mi vesto subito. Lo vado a prendere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Solo allora Eva sembrò rendersi conto delle condizioni del suo ex compagno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Stefano, ma ce la fai a guidare? Non avrai mica bevuto ancora?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;- No no, sono mesi che non tocco alcool-rispose l’uomo guardando le lattine per terra, e poi con un impeto di dolcezza che stupì lui per primo- Sta tranquilla, te lo riporto indietro. Stavolta andrà tutto bene.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Abbassata la cornetta Stefano si massaggiò pesantemente le tempie. Non era il momento migliore per un dopo sbornia. Lo specchio gli restituì l’immagine dei suoi radi capelli sale e pepe, delle profonde occhiaie e del suo fisico sfatto. La stessa immagine che aveva imparato ad odiare giorno dopo giorno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Con gesto nervoso afferrò le chiavi della macchina.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Villa Gatto- Borghi. Non di nuovo. Non dopo tutti quegli anni. Non proprio con suo figlio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Sono fottuto, pensò l’uomo prima di uscire in strada.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Eva rimase seduta con il cellulare in mano, guardò le foto sul mobile: foto di Bruno da bambino, foto di Bruno con lei; più lontana e seminascosta dalle altre una rarissima immagine di Stefano e di lei giovani e felici.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Sospirando la donna aprì il cassetto di cui solo lei, aveva la chiave ed in silenzio cominciò a cacciar fuori tutte le foto di Villa Gatto-Borghi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Il Vice Brigadiere Santini non era conosciuto proprio per la sua pazienza, eppure davanti a quel “Rambo dei poveri” che gli si era parato davanti dovette appellarsi a tutti gli anni di esperienza per non urlare, per non ridergli in faccia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Fermi tutti. Che ci fate qui? deferite le vostre generalità!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Oh,Signore, pensò Santini, l’uomo era più coglione del previsto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Tanto per cominciare Callaghan, si dice “fornire le generalità”, non” deferire”, punto secondo: qui le domande le faccio io; infine se continui ad agitarmi addosso quella pistola io te la strappo di mano, te la ficco nel culo e poi premo il grilletto! E forse, non necessariamente in quest’ordine. Quindi vediamo di non farci male.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Gaetano, sono dei Carabinieri. Posa l’arma.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Solo in quel momento Santini notò la donna dai capelli rossi, un'altra “municipale” a quanto pare. Per la prima volta il il Vice Brigadiere, fu grato della comparsa di un agente donna. La nuova arrivata sembrava molto più sveglia del compagno, non che ci volesse molto comunque.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Il Rambo accortosi in ritardo della situazione, nel frattempo, aveva posato la ridicola arma e si era profuso in un ancora più ridicolo saluto militare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Signorsì, Signore. Eravamo sbalzati in vostro appoggio. Signore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;No, per favore, maledisse Santini, è uno scherzo. Maledisse tutti i santi di cui era a conoscenza. Due anni mancavano alla sua pensione, due anni. E poi non avrebbe avuto più a che fare con tutta quella merda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Si limitò a sussurrare nell’orecchio del vigile donna:-Sbalzati, eh?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Lasci perdere.-Rispose semplicemente la rossa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Bene, Oberwalder, vediamo di combinare qualcosa prima di andare a casa!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Ma nel punto dove prima c’era il Carabiniere scelto Oberwalder, non c’era più niente. Solo, il berretto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Avvolto dalle ragnatele.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Stefano non ricordava quanto avesse guidato. Sapeva solo che dopo quasi vent’anni, si stava di nuovo dirigendo verso Villa Gatto-Borghi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Mancava poco ormai. E a peggiorare le cose il mal di testa cominciava a diminuire, e questo lo spaventava . Solo l’alcool riusciva a tenere lontani i ricordi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Assieme ai suoi fantasmi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Li avvertiva sempre quando arrivavano: un senso di fredda pesantezza che gli colpivano il diaframma.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Pregò non si trattasse di Armida.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;E ovviamente era lei, seduta sul sedile del guidatore. Bella come l’aveva conosciuta venti anni prima.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Alla fine ci stai tornando, vero?.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Armida per favore, non è il momento. Avrai tempo un altro giorno per tormentarmi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Nonostante la paura Stefano aveva voglia di accarezzarle i lunghi capelli neri, proprio come faceva sempre prima di fare l’amore con lei. Proprio come aveva fatto per l’ultima volta quella maledetta sera prima di entrare dentro quella fottuta villa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-E’ per tuo figlio, vero? Ricordi che avevo la stessa età Bruno quando mi hai portato là dentro?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Era solo un gioco, dicevi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Stefano avrebbe voluto piangere o vomitare, o entrambe le cose. Ma non poteva sottrarsi dal guardarla di nuovo. Non che non sapesse quello che sarebbe successo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Adesso Armida lo guardava con espressione accusatrice,la bellezza totalmente scomparsa: la pelle scarnificata, il globo oculare destro vuoto. Vuoto e freddo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;La Cosa-Armida indifferente al disgusto dell’uomo,prese a mangiarsi le pellicine vicine alle unghie.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Armida, mi dispiace. “Era” solo un gioco. Non potevo sapere quello che c’era dentro la Villa- Farfugliò l’uomo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Non potevi sapere? Eravamo in otto quando ci hai voluti portare in quella Villa.”Per cercare i fantasmi”, dicevi. “Solo un gioco” dicevi. E guarda: ne siete usciti in due. Non hai cercato di salvare me, hai salvato quella tua troietta ungherese del cazzo!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Stefano arrivato al cancello della Villa, fermò l’auto di colpo. Piangendo si precipitò fuori alla macchina.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;-Mi dispiace! Mi dispiace!Io ci ho provato a salvarti! Non potevo sapere. Io non potevo sapere!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;La cosa –Armida si grattò languidamente dentro il globo oculare,ne tirò fuori un verme e in maniera noncurante lo inghiottì.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Dopo si decise a scendere anche lei dalla macchina.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;- Noi ci rivedremo ancora. Ti aspetto là dentro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;L’uomo provò ad alzare gli occhi, a sfidare una volta tanto, il suo incubo. Ma il suo sguardo incontrò il nulla. Armida com’era arrivata se n’era andata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Solo il vento lo accolse , lo circondò, gli diede il benvenuto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;La sagoma di Villa Gatto- Borghi lo attendeva, silente come se fosse stata certa del suo ritorno un giorno o l’altro. Grande al punto da spezzare il cielo con la sua mole.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;La carcassa di un cane, morto da chissà quanto, giaceva a terra.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Delle auto erano parcheggiate nel parco, una sembrava un’ auto dei carabinieri.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Stefano, in silenzio si avviò lentamente verso l’entrata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;La carcassa del cane sembrò scrutarlo con odio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Armida guardò l'uomo che un tempo aveva chiamato Stefano, mentre svaniva nel silenzio e nella lenta luce grigia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;Lei non faceva più parte di quel tempo, si era fermata per sempre a un momento di tanti anni prima, a una sera impossibile da dimenticare. A una speranza assurda, che nemmeno lei, allora, aveva preso davvero sul serio. Poteva ancora minacciarlo, disgustarlo. Poteva ritornare mille volte su quel momento, ma nulla di più. Si accarezzò i lunghi capelli corvini, dei quali un tempo era stata fiera. Inutilmente, era come toccare la nebbia. Il tempo la stava portando via, poco per volta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 100%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 100%;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-1378930192321285926?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/1378930192321285926/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-2-mciti.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/1378930192321285926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/1378930192321285926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-2-mciti.html' title='Capitolo 2 + (MCiti)'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-7241415513069793841</id><published>2011-10-07T10:56:00.002+02:00</published><updated>2011-10-07T10:56:18.220+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SBSB 1 - Capitolo 2 - Angelo Benuzzi'/><title type='text'>Capitolo 2 - Cielo Spezzato</title><content type='html'>Lo  squillo del telefono riuscì a stento a svegliarlo, perso com’era in un mare plumbeo di sonno rinforzato dalla birra. Stefano si trascinò barcollando dal divano fino al telefono, gli occhi semichiusi e una gran voglia di mandare al diavolo l’importuno di turno. Prima di afferrare la cornetta, un momento di lucidità, poteva essere solo Eva.&lt;br /&gt;-Dimmi Eva, che c’è? Cosa è successo stavolta?&lt;br /&gt;Un sospiro, più pesante di qualsiasi parola. Un rumore che aveva imparato ad odiare.&lt;br /&gt;-Bruno è uscito di nuovo con Andrea e sai che non mi piace che nostro figlio lo frequenti.&lt;br /&gt;-E io che ci posso fare? Bruno è maggiorenne, e poi lo ha detto anche il giudice: io ho l’obbligo di mantenerlo, non di interferire nella sua vita.&lt;br /&gt;Una pausa, attimo prezioso per Eva per buttare fuori un altro sospiro.&lt;br /&gt;-Stefano, li ho sentiti parlare. Andavano a Villa Gatto-Borghi: per questo ti ho chiamato.&lt;br /&gt;Per un momento Stefano non riuscì a capire. Il nome di quella villa andava a sbattere contro una porta chiusa nella sua mente, un posto che da decenni cercava di cancellare dalla sua memoria. Dopo tutto quel tempo. Di nuovo. &lt;br /&gt;-Mi vesto subito. Lo vado a prendere.&lt;br /&gt;Eva aveva sentito il cambiamento nella sua voce, un tono che la riportava al passato.&lt;br /&gt;-Stefano, ma ce la fai a guidare? Non avrai mica bevuto ancora?&lt;br /&gt;- No no, sono mesi che non tocco alcool.&lt;br /&gt;Le bugie gli erano sempre riuscite bene quando si trattava di rassicurarla, eredità di un matrimonio crollato troppo presto per i suoi gusti.&lt;br /&gt;- Sta tranquilla, te lo riporto indietro. Stavolta andrà tutto bene.&lt;br /&gt;Stefano si massaggiò le tempie, gesto inconscio che faceva sempre per scacciare il mal di testa da dopo sbornia. Lo specchio gli restituì la sua immagine invecchiata, daperdente. L’immagine di una vita che aveva imparato ad odiare giorno dopo giorno.&amp;nbsp;Prese le chiavi della macchina, deciso ad agire. Villa Gatto- Borghi. Di nuovo. Con suo figlio.&lt;br /&gt;Sono fottuto, pensò prima di uscire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eva fissava con aria assente le foto sul mobile: foto di Bruno da bambino, foto di Bruno con lei; in un angolo distante una rarissima immagine di Stefano e di lei, molti anni prima. Un altro sospiro, pausa prima di un tuffo nelle acque più profonde della sua memoria, prima di aprire il cassetto di cui solo lei aveva la chiave. Quello che conteneva tutte le foto di Villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Vicebrigadiere Santini era un uomo rude e quando quel cretino in divisa azzura gli si era parato davanti dovette appellarsi a tutta la sua calma per non urlare.&lt;br /&gt;-Fermi tutti. Che ci fate qui? deferite le vostre generalità!&lt;br /&gt;Oh,Signore, pensò Santini, l’uomo era anche peggio di quello che sembrava.&lt;br /&gt;-Tanto per cominciare Callaghan, si dice “fornire le generalità”, non” deferire”, punto secondo: qui le domande le faccio io; infine se continui ad agitarmi addosso quella pistola io te la strappo di mano, te la ficco nel culo e poi premo il grilletto! E forse, non necessariamente in quest’ordine. Quindi vediamo di non farci male.&lt;br /&gt;-Gaetano, sono dei Carabinieri. Posa l’arma.&lt;br /&gt;In quel momento Santini notò l’altra agente, una donna dai capelli rossi. Sembrava decisamente più intelligente del compare, magari avrebbe potuto rendersi utile. L’idiota aveva rinfoderato la pistola per scattare in una pessima imitazione di saluto militare.&lt;br /&gt;-Signorsì, Signore. Eravamo sbalzati in vostro appoggio. Signore.&lt;br /&gt;No, per favore, pensò Santini, è uno scherzo. Bestemmiò tra sé, mai possibile che a solo due anni dalla pensione dovesse ancora sopportare dei pezzi di merda del genere. Si girò verso la rossa, sussurrando. &lt;br /&gt;-Sbalzati, eh?&lt;br /&gt;-Lasci perdere.&lt;br /&gt;La donna sembrava nauseata.&lt;br /&gt;-Bene, Oberwalder, vediamo di combinare qualcosa prima di andare a casa!&lt;br /&gt;Nessuna risposta. Il Carabiniere scelto Oberwalder era svanito nel nulla lasciando solo il berretto. Avvolto dalle ragnatele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano sembrava in trance. Dopo quasi vent’anni,  stava tornando a Villa Gatto-Borghi. Il calare del mal di testa gli stava lasciando addosso uno strato di paura. Solo con il bere riusciva a tenere lontano i suoi demoni. Già sentiva la tensione gelida nel diaframma, l’inevitabile preludio delle sue visioni. Se avesse potuto avrebbe pregato un dio, uno qualsiasi, per non rivedere Armida un’altra volta. Poco dopo se la trovò accanto, sul sedile del passeggero.&lt;br /&gt;-Alla fine ci stai tornando, vero?.&lt;br /&gt;-Armida per favore, non è il momento. Avrai tempo un altro giorno per tormentarmi.&lt;br /&gt;Era bellissima, i lunghi capelli neri che sembravano aspettare una sua carezza, proprio come faceva sempre in passato prima di fare l’amore. Come vent’anni prima, poco prima di entrare in quella maledetta villa.&lt;br /&gt;-E’ per tuo figlio, vero? Ricordi che avevo la stessa età Bruno quando mi hai portato là dentro? Era solo un gioco, dicevi.&lt;br /&gt;Stefano non riusciva a smettere di guardala, affascinato suo malgrado dall’apparizione. Anche se sapeva cosa avrebbe visto di lì a poco. La ragazza lo fissava con odio, la sua bellezza cancellata. La pelle ricadeva sul viso svuotato dalla carne, l’orbita destra vuota e gelida come l’inferno. Indifferente alla sua reazione disgustata lo spettro si stava mangiando le pellicine vicine alle unghie.&lt;br /&gt;-Armida, mi dispiace. “Era” solo un gioco. Non potevo sapere quello che c’era dentro la Villa..&lt;br /&gt;-Non potevi sapere? Eravamo in otto quando ci hai voluti portare in quella Villa.”Per cercare i fantasmi”, dicevi. “Solo un gioco” dicevi. E guarda: ne siete usciti in due. Non hai cercato di salvare me, hai salvato quella tua troietta ungherese del cazzo!&lt;br /&gt;Stefano era arrivato davanti al cancello della Villa, si precipitò fuori alla macchina piangendo.&lt;br /&gt;-Mi dispiace! Mi dispiace!Io ci ho provato a salvarti! Non potevo sapere.&amp;nbsp;Io non potevo sapere!&lt;br /&gt;Armida scavò con aria languida nell’orbita vuota, ne estrasse un verme e lo inghiottì. Scese anche lei dall’auto.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;- Noi ci rivedremo ancora. Ti aspetto là dentro.&lt;br /&gt;Svanita. Lasciandolo solo con un presente che prometteva male quanto il suo passato. Era rimasta solo una folata di vento ad accoglierlo. Di fronte a lui la sagoma enorme e silenziosa di Villa Gatto- Borghi.&lt;br /&gt;C’era la carogna di un cane nel parco. Poco più avanti due auto, una con i colori familiari dell’Arma. &lt;br /&gt;Iin silenzio si avviò verso l’entrata.&lt;br /&gt;Il cane sembrava fissarlo con odio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-7241415513069793841?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/7241415513069793841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-2-cielo-spezzato.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7241415513069793841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7241415513069793841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/capitolo-2-cielo-spezzato.html' title='Capitolo 2 - Cielo Spezzato'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-8582068982186718685</id><published>2011-10-05T20:43:00.004+02:00</published><updated>2011-10-07T11:17:31.997+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ETICHETTE: SBSB primo Livello Capitolo 11. La versione di Nick'/><title type='text'>L'UOMO DIETRO LA TELECAMERA.</title><content type='html'>Capitolo 11.&lt;br /&gt;La Versione di Nick.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Matteo Sesti chiuso da ore dentro al furgone muore di caldo; i monitor davanti a lui continuano a mandargli immagini statiche. La Gatto-Borghi sembra volersi prendere gioco degli uomini.&lt;br /&gt;“Visto ?  Fino ad un istante fa era tutto a posto, poi tutte le telecamere sembra si siano messe d’accordo : e adesso  riceviamo il nulla!”&lt;br /&gt;Matteo non risponde,  Matteo detesta il suo lavoro così come odia il suo collega. Odia le fottute telecamere e odia perfino Santonastaso che lo obbliga a passare le ore chiuso dentro quel maledetto furgone a registrare il nulla. Il “vecchio” sembra fissato con quel rudere di Villa , sono settimane che Matteo  è costretto ad ascoltare gli sproloqui di Santonastaso sulla casa.&lt;br /&gt;Da fuori giungono voci: Matteo riconosce tra le altre i toni gracchianti del suo capo e quelle di Daniele, il ragazzo che fino a qualche secondo prima era a soffrire con lui dentro il Vanette. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quello che mi hai raccontato è interessante Daniele,ma non ci è molto utile a meno che non ci sia dell'altro..."&lt;br /&gt;“Si,ho preferito tenere questo particolare per ultimo Santonastaso”.&lt;br /&gt;“Secondo alcuni estratti del diario di Luigi Verzeni,nelle cantine era situato un altare sormontato da una specie di croce nera,dico una specie perché in base a quello che ha scritto Luigi la forma era simile ma non del tutto uguale”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Matteo Sesti esce a fumare una sigaretta, al collega rivolge nemmeno una parola né del resto il collega si aspetta di riceverne da lui.&lt;br /&gt;-“Lavoro del cazzo!”- Bofonchia il giovane mentre cerca  le “cicche".&lt;br /&gt;Il caldo continua ad avvolgerlo, sembra un sudario; lo circonda , lo penetra. &lt;br /&gt;Santonastaso e Daniele continuano a parlotare con Shlomo e le persone uscite dalla Gatto-Borghi;  il giovane li osserva attentamente : a loro modo  sembrano  tutti sopravvissuti&lt;br /&gt;Soprattutto quello che chiamano Stefano: c’è qualcosa in lui che spaventa il ragazzo, anzi qualcosa “attorno a lui” con l’aria che sembra muoversi in maniera diversa rispetto agli altri.&lt;br /&gt;“ Che cazzo aspetteranno poi?  Una bella Ruspa e risolviamo il problema in cinque secondi..!” Bofonchia il giovane e istintivamente alza gli occhi verso la struttura della Casa.&lt;br /&gt;Quello che l stupisce è il silenzio. Nessun rumore; nessun  gracidare di Rane,nessun  uccello che ha fatto il nido sugli alberi scheletrici.&lt;br /&gt;A  parte loro non sembra esserci alcun segno di vita attorno alla Villa. Nemmeno le Zanzare.&lt;br /&gt;Insospettito Matteo Sesti volge lo sguardo verso le finestre della costruzione…e per un attimo, solo per un unico attimo gli sembra di scorgere delle figure  affacciate alle finestre: figure di bambini; figure di donne con capelli neri e con una mano sola. Perfino una donna vestita come le bambinaie delle favole.&lt;br /&gt;E tutti quanti sembrano salutare lui.&lt;br /&gt;E in quell’istante tutto cambia per Matteo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*        *                            *                           *                             *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thomas Craveri si sveglia improvvisamente, la mano languidamente cerca il corpo di Nadia, quasi come se si volesse accertare che la ragazza stia ancora sdraiata vicino a lui. Nadia ha cinque anni più di lui ed è leggermente paffutella, ma a Thomas piace. &lt;br /&gt;E poi  sarà sempre per lui la ragazza con cui ha perso la verginità.&lt;br /&gt;Eppure qualcosa non va al tatto: Nadia sembra fragile; quasi marcia adesso. Thomas accende la luce per guardare meglio.&lt;br /&gt;E urla.&lt;br /&gt;Thomas Craveri dopo cinque minuti si getterà dal balcone di casa sua, nessuno ne parlerà a parte qualche svogliato trafiletto sui quotidiani locali. Interrogata dalla polizia una sconvolta Nadia non saprà dare risposte.&lt;br /&gt;Thomas e Matteo sono lontani parenti, tanto lontani da non sapere nemmeno di esserlo.&lt;br /&gt;*                       *                              *                           *              *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla Villa Matteo, affascinato continua ad osservare le figure, adesso la donna con i capelli neri non è più alla finestra ma vicino all’uomo chiamato Stefano, quasi come se lo sorvegliasse.&lt;br /&gt;E Matteo capisce che Stefano è cosciente della presenza della donna.&lt;br /&gt;La donna con i capelli neri sembra fare un divertito occhiolino al giovane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*            *                         *                           *                          *&lt;br /&gt;Annalisa Sesti si scuote  dal torpore  pomeridiano , la piccola Agnese piange affamata.&lt;br /&gt;Alla ragazza sembra che la sua vera vita sai cominciata solo quando è nata la sua neonata.&lt;br /&gt;Annalisa prende in braccio Agnese per nutrirla.&lt;br /&gt;Ma mentre lo fa, qualcosa cambia attorno a lei…&lt;br /&gt;Anche Annalisa urlerà inorridita. &lt;br /&gt;Solo il ritorno anticipato del marito dal lavoro impedirà ad Annalisa di annegare la propria figlia nella vasca.&lt;br /&gt;I giornali l’indomani  parleranno di stress, di depressione post parto, ma nessuno saprà mai la verità.&lt;br /&gt;Annalisa chiusa in una struttura privata non parlerà mai più per il resto della sua vita.&lt;br /&gt;Agnese sopravviverà, si sposerà tra anni ed avrà una vita lunga e felice.&lt;br /&gt;Ma per tutto il resto di questa sua vita felice Agnese avrà incubi su strane case che non riuscirà mai a spiegare.&lt;br /&gt;*                   *                        *                        *                           *&lt;br /&gt;Il cellulare di Matteo sembra impazzito, gli giungono chiamate, squilli; sms. Ognuno lo avverte della strana morte di un congiunto. Perfino suo padre sembra aver avuto un infarto .&lt;br /&gt;La donna dai capelli neri lo indica:&lt;br /&gt;“IL PROSSIMO SARAI TU!” Sembra volergli dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Santonastaso non troverà più Matteo,nessuno gli saprà dire altro se non che il giovane approfittando del suo Pass si è allontanato.&lt;br /&gt;Matteo mentre fugge realizza che non in un certo senso, non si fermerà mai più. Sarà sempre un uomo in fuga.&lt;br /&gt;Anche da sé stesso.&lt;br /&gt;Solo una volta quando penserà di essere al sicuro scenderà dalla macchina. Solo un istante.&lt;br /&gt;Solo per notare una decina di gatti che sembrano dirigersi nella direzione opposta.&lt;br /&gt;Verso la  Villa.&lt;br /&gt;I gatti miagolano spaventati.&lt;br /&gt;Come tanti neonati che piangono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO 11.&lt;br /&gt;SBS Primo livello Segreto.&lt;br /&gt;La versione di Nick.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-8582068982186718685?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/8582068982186718685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/luomo-dietro-la-telecamera.html#comment-form' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8582068982186718685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8582068982186718685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/luomo-dietro-la-telecamera.html' title='L&apos;UOMO DIETRO LA TELECAMERA.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17655087943795867586</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-QxbsAR80ZDM/TuEjYhXdZ4I/AAAAAAAAAno/wqaxD0KWV20/s220/images.jpg'/></author><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-8391104527526909780</id><published>2011-10-02T19:57:00.004+02:00</published><updated>2011-10-03T17:13:04.070+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SBSB 1 - Capitolo 5 - Massimo Citi'/><title type='text'>Capitolo 5 - Gioco Infinito</title><content type='html'>Il rumore gli era ormai abituale. &lt;br /&gt;Un picchettio leggero, simile al suono di una pioggia autunnale. &lt;br /&gt;E leggeri squittii, come di pulcini implumi dimenticati in un cassetto.&lt;br /&gt;Si erano svegliati, erano svegli.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La Casa si è svegliata.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;A fatica si alzò a sedere sul letto e lentamente fece scivolare i piedi fino alle pantofole, come sempre ben allineate sul tappetino, reso scuro dal tempo e dai lavaggi.&lt;br /&gt;Di fronte a lei il grande specchio che il tempo aveva appannato e ombreggiato. Il suo viso nel riflesso della luce poteva sembrare ancora giovane. Sorrise per un istante, come se quella mattina gli avesse voluto regalare un'illusione.  &lt;br /&gt;Si alzò in piedi e arrivò fino all'armadio. Girò due volte la chiave dell'ultima sezione, quella che teneva sempre chiusa. &lt;br /&gt;Una luce delicata salì dalla piccola casa di bambole. Le luci della minuscola sala da ballo erano accese. Il riflesso la illuminava dal basso, accarezzando le rughe e i tanti segni lasciati dall'età. Quanti anni aveva? Non lo sapeva. Da quando era divenuta la custode della Casa, lei, Carla Adelaide Cristina – Adele per la mai abbastanza rimpianta Caterina Borghi e Adelaide per chiunque altro – era l'ultima balia degli ultimi, eterni bambini. Adelaide, la tata, la governante, il nome e il destino della vecchia casa. &lt;br /&gt;Era sopravvissuta senza sapere perché a tutto ciò che la Casa aveva vissuto. E con lei era sopravvissuta la casa delle bambole che aveva ricevuto quasi per scherzo da Caterina, tanto tempo prima. &lt;br /&gt;Ma qualcosa in lei si era rotto, da qualche tempo. &lt;br /&gt;Aveva...&lt;br /&gt;L'aveva fatto. &lt;br /&gt;E, come diceva il piccolo rosso,«L'hai fatto e non si può più cambiare». &lt;br /&gt;Aveva immaginato che quelle chiamate avrebbero richiamato l'attenzione su di loro e nel contempo risvegliato loro, tutte le creature che il tempo e la muffa avevano evocato dal non-mondo, dall'Oltre, dal livello più profondo degli incubi dell'intera città.&lt;br /&gt;La Casa sarebbe finita. E con essa sarebbe finita anche la sua storia.&lt;br /&gt;Era stato un suicidio? Scosse la testa: non era questo. Ma lei era stanca, disperatamente stanca di seguire gli ultimi tre bimbi, morti migliaia di volte e ogni volta ricacciati indietro, a ripetere ancora una volta la loro ultima rappresentazione.&lt;br /&gt;Sollevò lentamente, senza rumore, il tetto della casa e lo posò accanto a sé. Tolse le piccole stanze dell'ultimo piano e le dispose attentamente sul letto dietro di lei. La sala da ballo era aperta sotto di lei. Le tre piccole forme dei bambini e un estraneo, una piccola, sottile silhouette senza viso né lineamenti. Si chinò cercando di afferrare le loro parole, anche se immaginava che cosa stessero ripetendo i bimbi. Una stupida, irritante filastrocca, la stessa che cantavano ogni volta e che era diventato un disperato urlo di dolore quando l'incendio era arrivato nella stanza, un pomeriggio di un secolo e più prima. &lt;br /&gt;Dietro i bambini, incurvato sul pavimento, invisibile a tutti, un Quasi. &lt;br /&gt;Quasi mostro, quasi creatura, quasi tutto ciò di orribile e raccapricciante possa nascere in una mente. Era un figlio del non-mondo, senza nome né sostanza. «Quasi» era stato coniato da lei molto tempo prima, quando quegli esseri senza forma, ciecamente affamati di realtà ma incapaci di superare lo spazio maledetto della Casa, erano poco a poco sorti dalla polvere e dalla muffa. &lt;br /&gt;La presenza del Quasi l'allarmò. I bambini dovevano aver imparato a comandarlo, o forse lui aveva imparato a seguirli, risvegliandosi a ogni loro risveglio, levandosi silenzioso da qualche angolo dimenticato.&lt;br /&gt;Quasi stava crescendo mentre i bambini continuavano il loro gioco. &lt;br /&gt;«Non troveranno la rima finale. Non possono trovarla. Devono continuare a ripetere il gioco senza poterlo terminare». Ciò che era avvenuto quel lontano, dimenticato pomeriggio.&lt;br /&gt;In altri tempi quel pensiero la paralizzava, facendola singhiozzare come una povera demente. Ora era diventata più forte – o forse soltanto più vecchia e insensibile – e rimase per qualche istante immobile a considerare le piccole creature e i rapidi, letali movimenti di cristallo del Quasi. &lt;br /&gt;Una piccola, meravigliosa casa delle bambole. Ciò che da bambina aveva sognato mille volte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si mosse lentamente, vestendosi a fatica. &lt;br /&gt;Uscì senza preoccuparsi di chiudere la porta alle sue spalle. &lt;br /&gt;Mise la mano in tasca e strinse i suoi tre tesori: una mollettina con una farfalla, un bottoncino e una medaglietta.&lt;br /&gt;Le sembrò che il cuore perdesse un colpo, ma non si arrese.&lt;br /&gt;Passo dopo passo, cominciò a sentirsi meglio, le forze le stavano tornando.&lt;br /&gt;Il respiro divenne regolare.&lt;br /&gt;Ora camminava perfettamente eretta e ringiovaniva mano mano che si avvicinava alla villa.&lt;br /&gt;Quando attraversò il cancelletto posteriore, quello vicino alla capannina degli attrezzi, i suoi capelli erano di un intenso color mogano e non aveva neanche una ruga sul viso di porcellana.&lt;br /&gt;Non si curò della polizia che era nel giardino.&lt;br /&gt;Fissò la finestra della sala da ballo.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Piccole pesti è arrivata la tata.  I suoi occhi d'argento brillarono. E' l'ora della passeggiata . Sapete che non fa bene stare tutto il giorno chiusi in casa.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Vedrete quante belle cose si possono fare all'aperto.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-8391104527526909780?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/8391104527526909780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/gioco-infinito.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8391104527526909780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8391104527526909780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/10/gioco-infinito.html' title='Capitolo 5 - Gioco Infinito'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-8521769195822643435</id><published>2011-09-29T22:22:00.001+02:00</published><updated>2011-09-29T22:23:54.211+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SBSB1-capitolo 6-Barney'/><title type='text'>Capitolo 6 - Balliamo?</title><content type='html'>La vedo, con i miei occhi lattiginosi vedo la ragazza alzarsi; la vedo andarsene verso la sala da ballo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quel coglione del suo ragazzo (ah, ancora per poco, perdio! Ancora per poco "coglione"! E pure "ragazzo", perdio!) che prende in mano nervosamente il cellulare... Che coglione, Cristo santo! Cosa vuole farci col cellulare nella Casa, eh? Mica pensa di usarlo per &lt;i&gt;telefonare&lt;/i&gt;, eh? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro gran coglione invece e' quasi commovente nella suo patetico timore, ma toh, guardalo adesso!&lt;br /&gt;Sembra quasi che -concentrandosi su chissa' cosa- abbia trovato un minimo di consapevolezza e di coraggio... Sono quasi impressionato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardalo la', il fidanzato abbandonato, come riprende pure lui colore e orgoglio. E -cazzo!- ascolta come si rivolge al suo patetico amico:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;-Senti, io vado a cercala... Non vorrei che si mettesse nei guai.-&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;Nooo, gran coglione! Ma che vai a pensare? La tua donna nei guai? Ma scherzi? A quest'ora sara' gia' bell'e che morta, idiota! "Nei guai"... Ma Cristo santo cosa mi tocca sentire!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l'altro gran coglione? Continua a dar prova della sua immaturita', girando il coltello nella piaga! Sentitelo, perdio!:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;-Neanche un minuto senza di lei, eh?-&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;Ecco, ora vedrai si prendono a schiaffi... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No... peccato...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gran coglione sta controllando qualcosa nel suo assurdo marsupio, poi i due si incamminano per il corridoio senza fine della Casa. Quella che e' diventata la MIA Casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo quando capiranno di essere perduti, su!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E nel frattempo seguiamoli, i due coglioni.&lt;br /&gt;Seguiamoli, mentre se ne vanno -guardinghi come Navy Seals- per il corridoio completamente nero di buio e di muffa; mentre cercano -tapini!- di arrivare chissa' dove.&lt;br /&gt;Alla ricerca della squinzia che a quest'ora e' cibo per vermi! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh, guardali adesso, i due! Si, pare abbiano iniziato a intuire qualcosa!. Senti cosa dicono, i due?&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;-Non capisco...-&lt;br /&gt;-Cosa?-&lt;br /&gt;-Il corridoio con le finestre che fine ha fatto?-&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;L'ha mangiato il babau, il corridoio, no? Ma che cazzo di idioti... Manco c'e' gusto con questi qua!&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;-Un poco più avanti?-&lt;br /&gt;-Avanti quanto? Sembra che stiamo sempre nello stesso posto non te ne sei accorto?-&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;Hihihihihi... Pero' devo stare attento, altrimenti mi scoprono subito, e il divertimento finisce! &lt;br /&gt;Shhh, su! Silenzio, ora! &lt;br /&gt;Zitti, che il gran coglione ha sentito qualcosa! &lt;br /&gt;Su, dietro di me, svelti! E silenzio, perdio!&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Cosa cazzo ha detto, ora? Cosa e' un "&lt;i&gt;ciuski&lt;/i&gt;"?&lt;br /&gt;E cazzo c'entra l'energia solare, quaggiu'? &lt;br /&gt;Aaahhhh! E' una bella lampadona! &lt;br /&gt;Hanno intenzione di fare un bel po' di luce! Bene, avviciniamoci, su!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gran coglione ha detto all'altro che gli dara' il via per accendere la torcia. &lt;br /&gt;Pare che si sia accorto davvero di noi... Beh, bravo; e buone orecchie, dopo tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andiamo, su. Piano ma decisi, eh?&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;-ADESSO VAI!-&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;Cazzo, complimenti!&lt;br /&gt;Gran bella luce, e gran bel disturbo ai miei occhi oramai quasi bianchi!&lt;br /&gt;Ma adesso, ragazzi, giochiamo un po' sul serio, volete?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai, su, venite qua... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;...fatevi baciare da Oberwalder!&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-8521769195822643435?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/8521769195822643435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/capitolo-5-balliamo.html#comment-form' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8521769195822643435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8521769195822643435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/capitolo-5-balliamo.html' title='Capitolo 6 - Balliamo?'/><author><name>Barney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14450856859912011120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_d7ON1dLf_is/TL9r4fqIQYI/AAAAAAAAAAs/GIIbpmhwE7M/S220/images.jpg'/></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-405961809607609002</id><published>2011-09-25T01:18:00.000+02:00</published><updated>2011-09-25T01:18:36.846+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comunicazioni di servizio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Livello segreto 1'/><title type='text'>Il Primo Livello Segreto è Aperto</title><content type='html'>&lt;a href="http://strategieevolutive.files.wordpress.com/2011/09/7486-48962-secret304jpg-550x.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8654" height="209" src="http://strategieevolutive.files.wordpress.com/2011/09/7486-48962-secret304jpg-550x.jpg?w=300" title="7486-48962-secret304jpg-550x" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;Bene - il Round Robin ha sedimentato abbastanza.&lt;br /&gt;È ora di aprire i Livelli Segreti.&lt;br /&gt;Come nei videogiochi della migliore tradizione, l'essere arrivati in fondo garantisce ai giocatori l'accesso ad una serie di extra.&lt;br /&gt;Nuovi elementi del gioco.&lt;br /&gt;Giochi nel gioco.&lt;br /&gt;Più opzioni, più divertimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Primo Livello Segreto si intitola ....&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;Sick Building Syndrome Bonus 1 - Io l'avrei scritto meglio&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;La vostra missione, se deciderete di accettarla...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;i&gt;Scegliete un capitolo altrui e riscrivetelo.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma attenzione - ormai la storia è scritta, i fatti sono noti.&lt;br /&gt;Non potete cambiare il contenuto, potete cambiare solo la forma o la struttura del capitolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://strategieevolutive.files.wordpress.com/2011/09/cub_air_lesson08_activity2_image1.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8655" height="300" src="http://strategieevolutive.files.wordpress.com/2011/09/cub_air_lesson08_activity2_image1.jpg?w=300" title="cub_air_lesson08_activity2_image1" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;Scrivetelo da un altro punto di vista.&lt;br /&gt;Scrivetelo cambiando i dialoghi, aggiungendo o togliendo dettagli.&lt;br /&gt;Rendendolo più lungo o più corto (sempre nel limite delle 1000 parole +/-100)&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Asciugatelo&lt;/i&gt; o dategli maggior respiro.&lt;br /&gt;Cambiatene il tono, lo stile.&lt;br /&gt;Più splatter, meno splatter.&lt;br /&gt;Scrivetelo come sarebbe piaciuto a voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma attenzione, lo ripetiamo - non potete toccare la trama, il contenuto.&lt;br /&gt;Potete solo raccontare esattamente le stesse cose, ma in maniera diversa.&lt;br /&gt;E non vale solo editare le d eufoniche dell'originale - la forma deve essere &lt;i&gt;&lt;b&gt;diversa&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In fondo l'avete pensato, no, quando lo avete letto, che voi avreste fatto di meglio?*&lt;br /&gt;E allora dimostratelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta riscritto, postatelo sul blog di Sick Building Syndrome, con lo stesso titolo, ma indicandolo nel tag del post come&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;b&gt;SBSB1 - [capitolo &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;x&lt;/span&gt;] - [Il vostro nome o pseudonimo]&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Se avete difficoltà a postarlo, fatemelo arrivare e lo posto io per voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://strategieevolutive.files.wordpress.com/2011/09/dj-spock-rocks.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8656" height="190" src="http://strategieevolutive.files.wordpress.com/2011/09/dj-spock-rocks.jpg?w=300" title="dj spock rocks" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;Dio, quanto piacerebbe ai troll poter partecipare a questo livello!&lt;br /&gt;Loro sì, che saprebbero come fare le cose giuste!&lt;br /&gt;E invece possono partecipare solo gli autori del Round Robin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La partecipazione non è obbligatoria - ma speriamo che la partecipazione sia massiccia.**&lt;br /&gt;Un solo capitolo a testa.&lt;br /&gt;Più autori possono metter mano allo stesso capitolo, e presentare ciascuno il proprio remix.&lt;br /&gt;Vorreste metter mano a più di un capitolo?&lt;br /&gt;Dovrete avere pazienza - per ora sceglietene uno e andate con quello.&lt;br /&gt;Non ci sono limiti di tempo - ma farlo alla svelta vi farà guadagnare un sacco ma proprio un sacco di rispetto dalla comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si vince assolutamente nulla.&lt;br /&gt;Ma, come capita con i Round Robin, si sentirà poi il beneficio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Nota bene - scherzi a parte, il fatto di scegliere di riscrivere un dato capitolo non significa mancare di rispetto all'autore originale.&lt;br /&gt;È un gioco (giusto, Nick?) e un esercizio.&lt;br /&gt;Semplicemente, consideratelo un modo per dare più opzioni ai lettori.&lt;br /&gt;Per dare pù opzioni a voi stessi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;** Una decina almeno di capitoli alternativi, ovviamente, manda a pallino l'unicità della narrativa.&lt;br /&gt;La storia resta la stessa, la struttura resta lineare, ma il lettore potrà scegliere e remixare il proprio personale Sick Building Syndrome.&lt;br /&gt;decine e decine di diversi Edifici Malati... come l'espandersi di una infestazione fungale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-405961809607609002?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/405961809607609002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/il-primo-livello-segreto-e-aperto.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/405961809607609002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/405961809607609002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/il-primo-livello-segreto-e-aperto.html' title='Il Primo Livello Segreto è Aperto'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-4591548915983960235</id><published>2011-09-11T21:42:00.004+02:00</published><updated>2011-09-11T21:53:16.446+02:00</updated><title type='text'>Capitolo 23 - Muffa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-uO1hUFTOZNw/Tm0PncL6UUI/AAAAAAAAA10/Kwztc0Ar3F8/s1600/goldrake1.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 354px; height: 333px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-uO1hUFTOZNw/Tm0PncL6UUI/AAAAAAAAA10/Kwztc0Ar3F8/s400/goldrake1.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651190277675307330" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Alzo il braccio sottile di metallo cromato, lo ruoto verso il piatto e l’abbasso fino a che la puntina non tocca il disco che gira, incanalandosi. The Ink Spots, etichetta arancione, preceduta dai suoni gracchianti sputati fuori dalle casse marroni. Bastano le prime note… I don’t want to set the world on fire.&lt;br /&gt;Lei è lì, seduta al tavolo al centro della stanza, muove la testa a tempo, fingendo un ritmo che non è suo. Assaporando la canzone, come se la capisse davvero.&lt;br /&gt;Rumori vecchi di una vecchia casa, abitata dal tempo. Sono quelle sfumature a mancarmi, qui dentro, racconta. I ricordi sparsi ovunque, sulle pareti, sui mobili, come schizzi si sangue lavati via, che nessuno vede, ma che ci sono… Una casa possiede molte anime.&lt;br /&gt;È un ambiente caldo, come un grembo materno. Come la luce del mattino che filtra dalle tapparelle.&lt;br /&gt;Il vestitino è turchese, testa coi riccioli d’oro che asseconda la melodia, gambette che oscillano vispe, avanti e indietro, sfiorando con le scarpette nere laccate la testa di Bell, accucciato lì sotto. Con un pastello verde, Elga colora le sagome su un album da disegno.&lt;br /&gt;«È stato allora che è arrivato Goldrake?» chiede.&lt;br /&gt;Mi avvicino. Lei si gira sorridente, ha i denti piccoli.&lt;br /&gt;Le sfioro il naso con la punta dell’indice. «No. Lo sai bene che non è arrivato Goldrake. Goldrake non esiste.»&lt;br /&gt;«Ma quel monaco sì. E voleva prendermi. Voleva prenderci tutti, farci del male»&lt;br /&gt;«Non è successo. E io ti ho portato qui dentro, ricordi?» dico, poggiando il palmo della mano sullo stomaco.&lt;br /&gt;«E poi siamo arrivati qui. Insieme.»&lt;br /&gt;«Non tornerà più, vero?» fa con la sua vocina.&lt;br /&gt;Lo vedo ancora, Shlomo, che tenta di afferrarmi, per impedirmi di raggiungerlo. Vedo il braccio della creatura che afferra il suo. Glielo strappa che ancora stringe l’idolo tra le mani, insieme al busto, in un’onda di sangue e poltiglia. A cascata. E poi i capelli, la chioma dei nervi della sua spina dorsale recisa. Per un attimo ho creduto di scorgere un cespuglio di fibre ottiche…&lt;br /&gt;La creatura si accascia poco dopo, ricoperta di uno stormo di uccelli arrivati per cibarsene. E accolti col lanciafiamme.&lt;br /&gt;«Non tornerà.» dico.&lt;br /&gt;Sul foglio di carta, le facce della famiglia nucleare sfoggiano sorrisi da clown, volti e arti di colore verde scuro, come la muffa.&lt;br /&gt;Bell mugugna sotto il tavolo.&lt;br /&gt;Le faccio una carezza sulla testa. Elga, mia sorella. È morta nel 1984. Aveva quattro anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragazza arriva dal corridoio, sistemandosi i capelli scuri con una forcina. Indossa una mia camicia e nient’altro.&lt;br /&gt;«Parlavi con qualcuno?» domanda, sedendosi di fronte a Elga. E ancora: «C’è un po’ di caffè?»&lt;br /&gt;Poi si dà una grattata sotto il colletto, tira fuori le dita, le osserva e impreca: «Cazzo, ho un fungo!»&lt;br /&gt;Mi dirigo verso l’angolo cucina a preparare. Prendo la macchinetta dallo stipetto pensile. Da quello accanto, il vasetto del caffè.&lt;br /&gt;«Ma davvero ti piace questa musica qua?» dice sciogliendo i capelli e ricominciando: «Sono cinquecento euro per la notte, ricordi?»&lt;br /&gt;Annuisco. Sistemo la macchinetta sul fornello e l’accendo.&lt;br /&gt;«Alla prossima facciamo da me.» riprende lei. «Questa casa la odio. Piccola e fatta male. Senza offesa, eh. Due stanze, un bagnetto e quel corridoio con quella porta che affaccia sulla cantina… È tua?»&lt;br /&gt;«Sì. E non è così male. Crescerà, dagli tempo…»&lt;br /&gt;Lei  solleva le sopracciglia e abbozza un sorriso.&lt;br /&gt;«Se lo dici tu.»&lt;br /&gt;Alle sue spalle, Elga si infila i pollici nelle orecchie, sventola le dita, corruga le sopracciglia e tira fuori la lingua. Poi sgambetta nel corridoio, e di lì in cantina. Bell le va dietro, caracollando.&lt;br /&gt;«Vado a prenderti i soldi.»&lt;br /&gt;In camera da letto, preparo le banconote e stacco un sacco per l’immondizia nero, robusto, dal rotolo nel cassetto del comò. Lo infilo alla meglio nella tasca posteriore dei jeans. Mi guardo allo specchio. La piaga sullo zigomo ha ripreso a sanguinare. Capita tutte le volte.&lt;br /&gt;«Spero non l’abbia pagata tanto. Secondo me t’hanno fregato.» dice la ragazza dall’altra stanza.&lt;br /&gt;Torno indietro, lanciando le banconote verdi su tavolo, davanti a lei.&lt;br /&gt;Questa le afferra, le conta, poi si affretta a rialzarsi: «Senti, non credo di avere tempo per il caffè. Grazie lo stesso. Ora mi vesto e vado via in un lampo. Alla prossima, ok?»&lt;br /&gt;«D’accordo.»&lt;br /&gt;Mi bacia sulla guancia destra, sporcandosi le labbra di sangue. Sorride.&lt;br /&gt;Quando mi dà le spalle prendo il sacchetto, lo stendo, glielo passo veloce davanti al viso e tiro, trascinandola giù con me.&lt;br /&gt;Ce ne stiamo stesi entrambi, io sotto di lei, fino a quando non la smette di sgambettare, picchiando le assi del pavimento coi talloni fino a sbucciarseli, e la mano che tenta di graffiarmi si adagia di lato, immobile.&lt;br /&gt;Elga si affaccia alla porta: «Ti vuoi muovere, Hans?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni cadavere è diverso. Dall’addome squarciato della puttana è venuto fuori prima una palla di carne rossastra e lucida, poi il fetore.&lt;br /&gt;Bell ci ha messo il muso sopra. Per cacciarlo è stata sufficiente una pedata. S’è rintanato in un angolo della cantina, sotto alcuni scaffali, muso a terra. Ci osserva. Ogni tanto si lamenta.&lt;br /&gt;Io ed Elga affondiamo le mani e tiriano fuori gli intestini e il resto, imbrattandoci fino ai gomiti. Taglio dei tranci con un coltellaccio e insieme, accovacciati, spalmiamo carne, sangue, viscere e vita sulla superficie nera dell’uovo. Assorbe ogni cosa e torna a essere liscia e fredda. Opaca. Su di esso non si riflette la luce.&lt;br /&gt;Elga ridacchia. S’è passata il braccio sulla fronte per detergersi il sudore. Ora è rossa.&lt;br /&gt;Bell, dall’altra parte, si lecca i baffi incrostati di sporco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto il piccolo portico. Mi accendo una sigaretta. Faccio uscire il fumo dal moncone che è il mio naso. All’inizio pizzicava. Ora è inerte.&lt;br /&gt;Dicono che io sia bellissimo. Lo dicono tutte le donne con cui sono stato.&lt;br /&gt;Tossisco. Sputo. Insieme al catarro, per terra, c’è la muffa.&lt;br /&gt;Tutt’intorno, le montagne stanno per addormentarsi, dietro una coltre di nebbia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-4591548915983960235?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/4591548915983960235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/capitolo-23-muffa.html#comment-form' title='17 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/4591548915983960235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/4591548915983960235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/capitolo-23-muffa.html' title='Capitolo 23 - Muffa'/><author><name>elgraeco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01716173482684856345</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-x-unxkrTSvA/Th1wsJqPEoI/AAAAAAAAAkI/_43FQF-NiW8/s220/elgraecosummer.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-uO1hUFTOZNw/Tm0PncL6UUI/AAAAAAAAA10/Kwztc0Ar3F8/s72-c/goldrake1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>17</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-3328688913799639295</id><published>2011-09-07T17:13:00.001+02:00</published><updated>2011-09-07T17:21:31.809+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 22'/><title type='text'>Capitolo 22 - Un attimo prima, gli uccelli</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Non la Legge, tentativo tutto umano di riportare la realtà all’armonia dell’Uno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Santonastaso, Santini, Santovito, tutti avevano fallito, risposte deboli alla ricerca di un senso al buio conglobante, assorbente, unificante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Non la chiesa, finzione, maschera grottesca di una fede vecchia, impotente e inutile, appesantita da mura, paludamenti e certezze costruite su menzogne di uomini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Don Simone aveva provato, ma era stato facile preda di ciò che sta al di là del ponderabile, di ciò che sta nel palmo di una mano, e, alla fine, dei propri stessi sentimenti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Il Sacrificio? Forse una risposta insufficiente e incompleta per allontanare l’inciampo dalla via della composizione degli opposti. E se non questo, allora cosa?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Cosa avrebbe potuto fermare la Disgregazione tanto invocata da salmi e preghiere blasfeme, da ciminiere ribollenti fumi di distruzione, da malvagità, egoismo e solitudine?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Quello che restava di Villa Gatto-Borghi separava ciò che la secolare scelleratezza dell’uomo (guerre, schiavitù, ghigliottine, ingiustizie) aveva risvegliato nella forma dell’uovo che non era un uovo, della Cosa-Casa (con le sue muffe e spore come elmetti, catene e lanciafiamme), e un uomo che aveva perso tutto ed ora era consapevole di un destino scritto e accettato da prima che prendesse carne, che tendini e nervi ricoprissero le sue ossa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Doveva tentare, lo doveva fare per tutti quelli che erano morti in quella casa, da Caterina Borghi col suo bambino ad Armida, da Lalla a Rosa e don Simone. E per tutti quelli che erano morti ad Auschwitz e Leningrado, in ogni battaglia lontana e vicina, nelle piantagioni di cotone della Louisiana e nelle miniere di carbone del Belgio,&amp;nbsp;cercando diamanti dall’Angola e alla Liberia. Per tutti i bambini terminati per fame in Somalia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Ogni vita stroncata da un qualsiasi idolo di malvagità passò davanti agli occhi di Shlomo mentre guardava la Cosa-Casa e riandava con la memoria al bozzolo del Figlio che&amp;nbsp;deglutiva il Padre, tramutandolo nella sua stessa realtà fetida e putrida.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Una nuvola oscurò per un istante il sole. E in&amp;nbsp;quell'istante, il monaco capì che, forse, ce la poteva fare. Con l’aiuto di qualcuno; come il sole era stato liberato della nuvola&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;da un alito di vento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Shlomo volse lo sguardo per un attimo da Stakari-Botri&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;e cercò con gli occhi Hans, lo storpio senziente, colui che poteva aiutarlo a scacciare quella nuvola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;L’uovo che non era un uovo lanciò il richiamo (solo un attimo, per far capire che lui era lì e aspettava) e il cervello di Hans risuonò di mille campane scompagnate, mille guaiti e mille lamenti di neonati abbandonati al proprio destino sotto il sole dell’Africa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Shlomo vide Hans chinarsi, rattrappirsi, stringendo gli occhi a fessura e le braccia al petto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;E poi guardò la Pala d’altare, inscritta d’immagini e segni, cercando &lt;em&gt;il&lt;/em&gt; segno, la chiave per aprire la Cosa-Casa e arrivare al centro, alla mente di cui ancora non percepiva esattamente la realtà, all’uovo che non era un uovo, ancora sconosciuto alla sua mente limitatamente umana; ma chiara alla sua coscienza: se c’è un corpo, c’è una mente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Uno stormo di uccelli stava veleggiando da est verso Villa Gatto-Borghi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Shlomo e Hans lo videro e sembrarono perdersi in quella cartolina placida, come se il luogo e il giorno non fossero realmente quelli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;D’improvviso, giunto su quello che restava della villa, lo stormo si frantumò per il cielo, come se il boato di uno sparo di cannone l’avesse colpito.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Ma il silenzio abbracciava ancora tutto e nessun rumore lo aveva disturbato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Il monaco ristette.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"&gt;Poi sciolse il cordiglio bianco e si sfilò dalla testa il saio marrone: non aveva bisogno di protezione, ma di coraggio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;I due si guardarono negli occhi e si dissero in silenzio che il momento era arrivato.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-3328688913799639295?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/3328688913799639295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/capitolo-22-un-attimo-prima-gli-uccelli.html#comment-form' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/3328688913799639295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/3328688913799639295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/capitolo-22-un-attimo-prima-gli-uccelli.html' title='Capitolo 22 - Un attimo prima, gli uccelli'/><author><name>TIM</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18209488550822260579</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://4.bp.blogspot.com/_npcnyWYfbdw/S5URZjpuDOI/AAAAAAAAAFw/NICg6NSQ5X0/S220/images.jpg'/></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-7820696927893156094</id><published>2011-09-03T11:04:00.001+02:00</published><updated>2011-09-03T11:05:01.226+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 21'/><title type='text'>Capitolo 21 - L’abbraccio</title><content type='html'>&lt;title&gt;&lt;/title&gt; 	 	&lt;style type="text/css"&gt;	&lt;!--		@page { margin: 2cm }		P { margin-bottom: 0.21cm }	--&gt;	&lt;/style&gt;   &lt;br /&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Stefano abbracciò Bruno, incurante dei resti della sostanza nerastra. Il corpo del ragazzo era ancora ricoperto di quella poltiglia putrida, ma Stefano non la vide. I suoi occhi, già velati dalle lacrime, erano tutti per Bruno, per suo Figlio, finalmente libero e &lt;i&gt;vivo&lt;/i&gt;. I suoni attorno a loro gli giunsero ovattati, come se tutti si fossero allontanati. Stefano sentì di essere solo, solo con lui. Anche la Cosa scomparve dalla sua mente, dalla sua vista.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Qualcosa però apparve poco distante, il suo sguardo lo registrò di sfuggita. Una figura che conosceva bene, una figura d’incubo, del &lt;i&gt;suo&lt;/i&gt; incubo. Armida. Metà del suo corpo era come se lo ricordava, di un fascino e di una bellezza che mozzavano il fiato. L’altra metà, quella con la mano mancante, era la visione d’inferno che si era manifestata durante il suo arrivo alla Villa, qualche ora prima (ore? Secoli?): un fantasma, un morto, una Cosa. Armida reggeva la testa di Eva, dal cui collo mozzato gocciolava ancora del sangue. La Cosa-Armida sorrideva verso di lui, con un’aria di trionfo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Stefano fissò lo sguardo su quello che rimaneva delle due donne della sua vita. Armida ed Eva, ricongiunte nell’abbraccio della Morte. Le guardò e le ascoltò, perché iniziarono a parlargli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;«Vogliono ucciderti!» esclamò la Cosa-Armida, e subito dopo prese a ridacchiare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;«Vogliono uccider&lt;i&gt;lo&lt;/i&gt;!» le fece eco la Testa-Eva, prendendo a singhiozzare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;I due avvertimenti si ripeterono in coro, alternandosi alle risa e ai pianti. Armida ed Eva si scambiarono le voci, le frasi si mescolarono, si spezzarono. Stefano lasciò andare le lacrime, sentendo ciò che Eva stava dicendo. Guardò gli occhi di Bruno, in cui la sostanza nerastra aveva preso ad agitarsi. Stefano non vedeva altro che il suo Bruno, pulito, perfetto, vivo. Qualcosa si ruppe dentro la sua mente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Sholmo osservò la scena senza battere ciglio. Vide Stefano guardare il nulla e mettersi a piangere, sentì che qualcosa stava succedendo nella sua mente, capì che poteva essere già troppo tardi. Fece un cenno a Santonastaso, il quale si incamminò verso il Padre che abbracciava il Figlio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Santonastaso avvertì a sua volta che qualcosa non andava, che qualcosa non era più come prima. Ne ebbe la conferma guardando al di là delle lacrime di Stefano, nei cui occhi iniziavano a formarsi grumi di quella sostanza maledetta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;I militari dietro Stefano videro il bozzolo risalire la schiena del Padre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Bruno, muovendosi come in trance, aprì il marsupio e ne trasse qualcosa, qualcosa che diede al Padre. Era un piccolo coltello, dall’impugnatura nera. Di un nero molliccio. La lama cambiava forma e dimensioni di continuo, senza soluzione di continuità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Santonastaso vide e capì che quell’arma apparteneva ad altri mondi. I militari sollevarono i fucili, Sholmo non battè ciglio, Santonastaso cercò di avvicinarsi cautamente. Stefano  lo pugnalò con la Cosa-Coltello, osservando gli occhi dell’Uomo di Legge spegnersi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Quel che successe subito dopo la morte di Santonastaso durò pochi attimi, pochi attimi in cui i presenti non riuscirono a muovere un muscolo. Stefano si chinò di nuovo su suo figlio. Entrambi erano visibilmente ricoperti dalla sostanza nera del bozzolo. Questa iniziò a espandersi e ingrandirsi. Li avvolse, mentre i due si stringevano in un eterno &lt;i&gt;abbraccio&lt;/i&gt;. Il bozzolo si chiuse su Padre e Figlio, poi si alzò in aria e andò sulla Cosa-Casa, fondendosi con essa. La creatura parve fremere di gusto a quell’unione. Qualcuno giurò a se stesso di averla vista crescere dopo il ricongiungimento del bozzolo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Hans distolse lo sguardo dal cadavere di Santonastaso, che iniziava già a decomporsi seguendo leggi biologiche non più terrestri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;«E adesso cosa facciamo?» domandò rivolto a Sholmo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Il monaco strinse l’Idolo e osservò l’immensa creatura davanti a loro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;«Dobbiamo tentare. Dobbiamo tentare lo stesso.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Sotto le macerie della villa, l’uovo che non era un uovo si mosse.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-7820696927893156094?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/7820696927893156094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/capitolo-21-labbraccio.html#comment-form' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7820696927893156094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7820696927893156094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/09/capitolo-21-labbraccio.html' title='Capitolo 21 - L’abbraccio'/><author><name>Gianluca Santini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06677072064538985407</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='25' src='http://4.bp.blogspot.com/_ECm_7AYEDeQ/TSuCn-6ffOI/AAAAAAAAAMo/U8tlN-a1XEg/S220/photo2.jpg'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-2669052789124689514</id><published>2011-08-30T15:16:00.005+02:00</published><updated>2011-08-30T16:52:29.939+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 20'/><title type='text'>Capitolo 20 - Sangue, poltiglia e lacrime</title><content type='html'>Terrore. &lt;br /&gt;Disperazione. &lt;br /&gt;Frenesia. &lt;br /&gt;Senso d'impotenza. &lt;br /&gt;L'elenco avrebbe potuto continuare a lungo ma Stefano Morganti - strano ma vero - non era dell'umore. Anziché desiderare di affogare i pensieri nell'alcool, la sua mente era rimasta sorprendentemente lucida. Abbastanza perché nel caos scatenato dalla metamorfosi della Casa, lui si accorgesse dell'atteggiamento vistosamente calmo di Shlomo, come fosse stato in attesa. E i comportamenti del monaco, incomprensibili ma misurati, quasi fossero destinati a un inevitabile successo, erano stati l'unico appiglio razionale che gli avevano permesso di rimanere sano di mente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;l'altra volta&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi il rombo scoppiettante del motore del taxi. Lo storpio che scendeva. Shlomo che lo accoglieva con naturalezza. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sanno cosa fare&lt;/span&gt;. Stefano trovò immediatamente Santonastaso. Spiccava nella folla per corporatura, divisa e le vistose protesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Potete... riportarli indietro, non è vero?" &lt;br /&gt;Nello sguardo dell'uomo dei servizi segreti Stefano lesse un fastidio trattenuto. Se non lo aveva cacciato via era solo perché provava pietà per lui. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Avere un figlio intrappolato nello stesso inferno che già ha cercato di inghiottirti farebbe perdere la calma anche a te, bastardo&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;"Forse. O forse è troppo tardi". &lt;br /&gt;"Tiraste fuori Claudio, l'altra volta..." &lt;br /&gt;Santonastaso zittì Stefano. Entrambi ricordavano perfettamente il momento terribile in cui Claudio era stato tirato fuori dalla casa. Non aveva più nulla di umano ed era morto entro poche ore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Lo ha trovato". &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stanno davvero parlando di Bruno?&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Un brandello di ragione tratteneva Stefano dalla gioia. Eppure non aveva mai smesso di sperare. Un capannello di sopravvissuti si era raccolto attorno allo storpio - Hans - sdraiato a terra in preda a una sorta di estasi panica. Con i soliti gesti misurati ma energici Shlomo brandiva un crocefisso incrostato di sangue umano. Tutti fissavano i movimenti del monaco in direzione della Cosa immensa e incurante di loro,  ma Stefano si ritrovò a notare nel capannello un uomo anziano e robusto, la cui maggiore attenzione sembrava rivolta al crocefisso. &lt;br /&gt;"O Signore, fa che la morte di Simone non sia stata vana..." mormorava. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shlomo continuava a salmodiare a bassa voce e niente sembrava destinato a mutare. Poi quasi dal nulla un bozzolo nerastro precipitò dal cielo - o meglio, dalla creatura - andando a schiantarsi sul terreno a pochi passi da Stefano. &lt;br /&gt;"Il figlio raggiunge il padre" sogghignò Shlomo, avvicinandosi. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Figlio? Padre?&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Afferrato da una remota speranza Stefano si avventò sul bozzolo e cominciò a tirare e strappare. Incontrò poca resistenza nel portare via strati di sostanza molliccia e maleodorante, scavò, afferrò e si morse la lingua mentre il fiato in fondo ai suoi polmoni sembrava congelarsi. &lt;br /&gt;Bruno era lì. Liberato dal bozzolo tossì, vomitò sostanze putride e infine riconobbe il volto del padre, che si affrettò a sollevarlo tra le braccia, in un estremo gesto di protezione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non gli piacerà quello che deve fare ora" commentò Santonastaso a bassa voce rivolto al monaco. Shlomo era imperscrutabile. La posta in gioco era troppo alta per dare spazio a compassione. &lt;br /&gt;"Così è scritto. Un crocefisso bagnato del sangue di un sacrificio ha aperto un varco. Un crocefisso bagnato dal sangue del sacrificio di un altro figlio potrà riportare l'Ordine. Ma l'energia sarà sufficiente solo se a uccidere il Figlio sarà stato il Padre". &lt;br /&gt;Ai suoi piedi, l'Idolo dei Garamanti attendeva l'inevitabile destino. &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-2669052789124689514?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/2669052789124689514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/sangue-poltiglia-e-lacrime.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/2669052789124689514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/2669052789124689514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/sangue-poltiglia-e-lacrime.html' title='Capitolo 20 - Sangue, poltiglia e lacrime'/><author><name>Fulvio the cat</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06061129548340072541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-204229799016178843</id><published>2011-08-25T15:05:00.001+02:00</published><updated>2011-08-26T17:10:10.343+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 19'/><title type='text'>Capitolo 19 - Il Catalizzatore</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-C1BqXVPRDNY/TlZIJnzmg1I/AAAAAAAAAug/3CmNoFRo2pg/s1600/train_alpes.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" qaa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-C1BqXVPRDNY/TlZIJnzmg1I/AAAAAAAAAug/3CmNoFRo2pg/s200/train_alpes.JPG" width="190" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I militari schierati davanti a quel che rimaneva di Villa Gatto-Borghi rimasero interdetti davanti alla visione della Cosa solo per pochi minuti. Alcuni di loro erano stati in guerra, avevano visto compagni cadere, civili dilaniati e fusi e l'orrore di un conflitto in ogni sua forma. Non erano mai visto niente di quella portata, ma le forme di orrore a certi livelli diventano indistinguibili e ricadono tutti nella stessa categoria.&lt;br /&gt;Aprirono il fuoco senza attendere che qualcuno glielo ordinasse. La voce dei fucili d'assalto Beretta ARX-160 si unì al ritmo della mitragliatrice leggera M249 e convogliò in un unica sinfonia verso il bersaglio. I proiettili non distrussero, non colpirono, non recisero, furono semplicemente inglobati nella struttura della Cosa che parve crescere a ogni colpo ricevuto.&lt;br /&gt;Gli uomini allora decisero di passare alle granate in dotazione nei fucili Beretta. Gli esplosivi disegnarono traiettorie ellittiche ed entrarono in contatto con il bersaglio senza esplodere: non fecero altro che aumentare la mole e la fame della Cosa.&lt;br /&gt;I soldati non ancora consci di quel che avevano davanti ed essendo addestrati a non cedere, decisero di passare a qualcosa di un po' più drastico: il FIM-92 Stinger, missile terra-aria spalleggiabile. Ne avevano portato solo uno. Modellò la sua traiettoria ed esplose a pochi centimetri dall'Essere. Sembrò barcollare per qualche secondo, gli occhi dei diciassette mostrarono le sclere, le bocche a formare un grido muto, nero. Il fumo dell'esplosione si diradò e la Cosa era sempre lì, minacciosa; le mani vibravano formando increspature coreografiche, le palpebre si aprivano e chiudevano all'unisono le labbra pronunciavano parole senza voce, una nenia indistinguibile, di antiche parole. I militari più prossimi alla Cosa si accorsero di non poter più muovere nemmeno un muscolo, paralizzati sul posto. L'ammasso di carne, calcinacci e tubi che un tempo era una villa, mosse lentamente verso gli uomini, mentre il raggio d'azione della maledizione si espandeva, rendendo immobile tutto ciò che era organico. Il primo soldato raggiunto dalle propaggini della Cosa venne inglobato con una specie di risucchio e sparì nel giro di pochi attimi, fucile d'assalto compreso. Quelli che erano stati così fortunati da rimanere al di fuori del campo della maledizione compresero la gravità della situazione e si dedicarono a una fuga appassionata.&lt;br /&gt;La Cosa fagocitava ogni oggetto sul suo cammino, lasciando dietro di sé terra brulla e grigiastra, radici ferite come lignee mani disperate verso il cielo e una bava organica stile lumaca.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Shlomo osservava tutto quanto a distanza di sicurezza, l’Idolo dei Garamanti stretto al petto. Immobile, non per effetto di un qualche strano incantesimo, ma in attesa di qualcosa che non aveva ancora ben compreso. Una sensazione che gli brulicava alla base del cranio e si propagava lungo la spina dorsale in stilettate ghiacciate. Percepiva che non era ancora il momento, mancava qualcosa: il catalizzatore, qualcosa che innescasse il processo e che portasse a buon fine tutto quanto.&lt;br /&gt;La Cosa crebbe ancora superando le cime degli alberi che pian piano stava portando alla sua essenza ed ora oscurava il sole, come un'eclissi apocalittica.&lt;br /&gt;Shlomo rimase fermo, attorno a lui il vuoto e foglie danzanti che assumevano forme antropomorfe.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Il paesaggio alpino scorreva ai lati del treno su vetri talmente lindi da sembrare una proiezione tridimensionale. Hans osservava i sempreverdi e i piccoli sentieri che si inerpicavano lungo le coste delle montagne e sentiva già nostalgia di casa. Il dolore procuratogli dall'umidità era sopportabile, la malinconia era qualcosa che non era mai riuscito a gestire. Non aveva paura. Sapeva a cosa andava incontro e non avrebbe dovuto provare nient'altro che un senso di pace definitivo. Le vie delle emozioni umane erano imperscrutabili e lui, nonostante non avesse nulla di normale, era, volente o nolente, un uomo.&lt;br /&gt;Sentiva il richiamo, oltre a quello della Cosa-casa, anche quello più sottointeso, ma allo stesso tempo roboante dell'Idolo.&lt;br /&gt;Non mancava molto, una manciata di chilometri e poi avrebbe raggiunto il suo destino, quello per cui era nato.&lt;br /&gt;Le montagne lasciarono il posto alle colline, poi alla pianura e infine giunse a destinazione. Zoppicando salì sul primo taxi e si fece portare in prossimità del luogo. Il tassista si rifiutò di andare oltre, nemmeno pagando il doppio della corsa. Allora camminò, con fitte di dolore che gli risalivano dalla gambe fino alla radice dei capelli, e giunse alle spalle del vecchio.&lt;br /&gt;"Sono qui," annunciò.&lt;br /&gt;"Ti aspettavo," replicò Shlomo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-204229799016178843?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/204229799016178843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/capitolo-19-il-catalizzatore.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/204229799016178843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/204229799016178843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/capitolo-19-il-catalizzatore.html' title='Capitolo 19 - Il Catalizzatore'/><author><name>Davide "dadax" Cassia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16682678649153075006</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_mcJrpegqjFo/TB-RXtO38fI/AAAAAAAAAcg/_oKBNPCKvfw/S220/davidecassia.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-C1BqXVPRDNY/TlZIJnzmg1I/AAAAAAAAAug/3CmNoFRo2pg/s72-c/train_alpes.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-4540128866368956851</id><published>2011-08-23T12:34:00.008+02:00</published><updated>2011-08-23T12:47:38.315+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 18'/><title type='text'>Capitolo 18 - Memorie perdute</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-twozBrtqKvM/TlOEGAunQUI/AAAAAAAAARU/IM3GyJ6fsWw/s1600/Osiris.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-twozBrtqKvM/TlOEGAunQUI/AAAAAAAAARU/IM3GyJ6fsWw/s320/Osiris.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5643999996834955586" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;18 Ottobre 1865&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è a cuor leggero che mi accingo a scrivere un breve resoconto degli eventi a cui ho assistito in gioventù.&lt;br /&gt;Se avessi una possibilità di scelta, dimenticherei tutto. Avrei già dimenticato tutto da tempo. Ma le circostanze che mi hanno portato ad essere, per quanto mi sia concesso di sapere, l'unico testimone di ciò che ha dato origine alla maledizione di Villa Gatto-Borghi mi costringono, mio malgrado, a vestire i panni di cronista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando fui preso come maggiordomo dai Conti Borghi, nei primi anni '10, avevo poco più di vent'anni.&lt;br /&gt;Assieme al vecchio vedovo Cosimo Borghi, vivevano il figlio Lorenzo e la di lui moglie, Caterina.&lt;br /&gt;Lorenzo, a quell'epoca trentacinquenne, a differenza del padre, che aveva acquisito un patrimonio ragguardevole attraverso una lunga carriera militare, aveva avuto l'opportunità di condurre una vita molto più agiata e per molti versi spensierata. Non era bello, ma l'educazione, la galanteria e la sua grande cultura lo rendevano senza dubbio un uomo affascinante. Non c'è da meravigliarsi se Caterina, una donna graziosa e minuta, la cui nobiltà si palesava più nei modi gentili ed educati che nel retaggio paterno, ne rimase ammaliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la felicità è un bene illusorio. Dopo un paio di anni, il vecchio Cosimo morì serenamente nel sonno, ed era alle porte anche l'evento che cambiò per sempre la vita del povero Lorenzo, gettandolo in una disperazione da cui non l'ho mai visto riprendersi del tutto.&lt;br /&gt;Era il 1815 quando Caterina morì di parto, portando con sé anche il nascituro.&lt;br /&gt;Chi può biasimare il mio Conte Lorenzo se non seppe riprendersi da una simile tragedia?&lt;br /&gt;Per quanto mi fu possibile cercai di essergli di qualche aiuto, ma si chiuse come mai l'avevo visto fare prima di quel momento, e finì col trascorrere la quasi totalità del suo tempo all'interno della ricchissima biblioteca della Villa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel periodo stava iniziando ad diffondersi in tutta Europa l'aura misteriosa dell'Egitto dei faraoni. All'epoca non si sapeva praticamente nulla di questa antica civiltà, poiché i loro geroglifici, custodi di tutti loro più terribili segreti, sarebbero stati interpretati solo qualche anno più tardi.&lt;br /&gt;Il mio padrone, come molti altri uomini di lettere del tempo, finì con l'interessarsi all'egittologia. Io stesso ebbi mano in questo suo rinnovato amore per la storia, sperando che potesse servire a distoglierlo dalle sue sventure. Ancora me ne pento, ed i sensi di colpa talvolta tornano a tormentarmi, ma a quel tempo come potevo prevedere tutte le conseguenze? Nessuno avrebbe potuto farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, inizialmente sembrava funzionare. Lorenzo si appassionò in particolar modo alle avventure di un esploratore le cui origini non erano troppo lontane dai luoghi che chiamavamo casa.&lt;br /&gt;Si chiamava Giovanni Battista Belzoni, un uomo gigantesco il cui nome era diventato leggenda molto prima che venisse associato all'archeologia. Mi piacerebbe parlare di più di questo viaggiatore, circense, ingegnere ed egittologo, ma conviene che mi attenga alla storia di Lorenzo.&lt;br /&gt;Lentamente lo vidi rifiorire, e quando annunciò di volersi unire ad una delle spedizioni del Belzoni fui sollevato, nonostante il gravoso impegno economico che questo avrebbe comportato.&lt;br /&gt;Era il 1817 se non ricordo male, ed al ritorno dall'Egitto il mio sventurato padrone pareva avere finalmente riacquistato la sua serenità. Era entusiasta di tutte le meraviglie che mi raccontava di avere visto, e non fui sorpreso di apprendere che si sarebbe unito al Belzoni, con cui aveva ormai stretto amicizia, anche l'anno seguente.&lt;br /&gt;Da questo secondo viaggio riportò alla villa numerose statuette, amuleti e oggetti di culto. Questa volta mi raccontò poco delle sue esperienze, ed io non riuscii ad accorgermi del pericolo che ci attendeva.&lt;br /&gt;Ma mi fu chiaro ben presto che per lui l'interesse si stava spostando dal piano culturale a quello più strettamente personale. Negli anni che seguirono quell'antica religione divenne per lui una vera e propria ossessione; il suo patrimonio divenne un serbatoio al quale attingere per accumulare antichità e procurarsi ogni possibile testo riguardante quel popolo.&lt;br /&gt;Spesso aveva sonni inquieti, parlava ed urlava nel sonno. L'unica cosa che ricordo chiaramente a distanza di tutti questi anni è che chiamava frequentemente il nome di Caterina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1822 uno studioso francese, tale Champollion, era riuscito a trovare il modo di decifrare i geroglifici; Lorenzo, che non attendeva altro, impiegò pochissimo tempo ad organizzare un nuovo viaggio e per farlo dilapidò quasi completamente le sue fortune: vendette terreni e tutto ciò che non gli era strettamente necessario, ed io rimasi l'unico membro della servitù.&lt;br /&gt;Fu il ritorno più oscuro e silenzioso, ed il mio padrone iniziò a spaventarmi seriamente. Fra le altre cose, aveva riportato una cassa sigillata che non volle aprire se non dopo averla portata nello scantinato; lo aiutai, e quando fu scoperchiata mi si rivelò un manufatto in pietra nerissima, a forma di quella strana croce ad occhiello che gli antichi egizi rappresentavano spesso. Il suo aspetto era alquanto bizzarro: la sua superficie era simile a quella di una candela mezza consumata, sembrava che la pietra fosse fusa, liquida, ma al tatto era freddissima. Mi inquietò, e non la volli più vedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo allestì un laboratorio nelle cantine, e passò gli anni seguenti a condurre ricerche ed esperimenti. Furono tutti infruttuosi, o questo è quello che pareva a quel tempo. Nel 1825, in preda alla disperazione, vendette la villa alla famiglia Verzeni e partì per l'ultimo suo viaggio. Non mi rivelò nulla, e non lo vidi mai più.&lt;br /&gt;Me ne andai anche io, non volli rimanere in quel luogo che mi spaventava sempre più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le orribili vicende dei Verzeni alla Villa Gatto-Borghi sono note, e non mi ci dilungherò.&lt;br /&gt;Ma non posso fare a meno di notare i punti di contatto fra la tragedia personale del mio padrone, la sua ossessione verso i miti di resurrezione di Osiride, il dio rappresentato sempre in verde, smembrato e riportato in vita con rituali magici, l'idolo senza alcun dubbio malvagio che si cela sotto la Villa e l'infestazione di muffe verdastre che l'ha colpita nei tempi recenti.&lt;br /&gt;Mi sono convinto che Lorenzo avesse la disperata intenzione di riportare in vita Caterina con ogni mezzo e non riesco a togliermi dalla testa che i suoi esperimenti, nonostante non abbiano prodotto i risultati sperati, abbiano comunque avuto gravi conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è ciò di cui sono stato testimone.&lt;br /&gt;Non so se è una scelta saggia rivelare questi segreti, ma so di essere in una situazione in cui sia parlare che tacere possono portare a conseguenze gravissime.&lt;br /&gt;Spero solamente, se esiste una giustizia superiore, che questo mio scritto non cada nelle mani sbagliate.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-4540128866368956851?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/4540128866368956851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/memorie-perdute.html#comment-form' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/4540128866368956851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/4540128866368956851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/memorie-perdute.html' title='Capitolo 18 - Memorie perdute'/><author><name>Sekhemty</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03473897083090312943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-8wKpdt851e8/TdbW3mjo5CI/AAAAAAAAAPg/friALphQ5VU/s220/avatar5.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-twozBrtqKvM/TlOEGAunQUI/AAAAAAAAARU/IM3GyJ6fsWw/s72-c/Osiris.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-7184428708257212293</id><published>2011-08-19T18:42:00.006+02:00</published><updated>2011-08-19T19:03:26.314+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capitolo 17'/><title type='text'>Capitolo 17 - VIXI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-6UJuCJWAEoo/Tk6WZ2s3QnI/AAAAAAAAAHg/KSR8N1s2upo/s1600/mano%2Bdi%2Bfatima.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; 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  &lt;w:lsdexception locked="false" priority="21" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="31" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtle Reference"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="32" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Reference"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="33" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Book Title"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="37" name="Bibliography"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" qformat="true" name="TOC Heading"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-priority:99; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-ascii-theme-font:minor-latin; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:minor-fareast; 	mso-hansi-font-family:Calibri; 	mso-hansi-theme-font:minor-latin; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-theme-font:minor-bidi;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="Corpo" style="tab-stops:35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Shlomo non riusciva a distogliere lo sguardo dalla Cosa emersa dalla rovina della villa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Corpo" style="tab-stops:35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Mani e teste mozzate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Corpo" style=""&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Se a casa di Théodore Monod avesse avuto dubbi, ora sarebbero svaniti. La Cosa era identica a quella della foto del professore. Proprio come aveva sempre saputo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Corpo" style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Corpo" style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Corpo" style="tab-stops:35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Corpo" style="tab-stops:35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Corpo" style="tab-stops:35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Parigi, 1995&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Corpo" style="tab-stops:35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Il vecchio Monod faceva scorrere l’indice lungo le colonne del registro, leggendo sottovoce gli identificativi dei reperti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Quattro schegge di selce lavorata. Coprolite di coccodrillo.» Monod ridacchiò, come fosse una battuta. «Uovo di struzzo,» altra risatina. «Idolo: eccolo qui! Venga, &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;monsieur&lt;/i&gt; Shlomo.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Monod prese il bastone e si allontanò dalla scrivania a passo lento. Shlomo ebbe il tempo di sbirciare il registro. Non lo stupì che l’idolo fosse il diciassettesimo oggetto della diciassettesima pagina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Shlomo seguì Monod fuori dallo studio ingombro. A passo di lumaca fino alla cucina, da lì nel giardino. Un vialetto li condusse a una dependance. Il professore aprì la porta: odore di asciutto, polvere, tempo. L’odore che Shlomo aveva sempre immaginato dovessero avere i musei.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Monod fece scattare l’interruttore della luce. Doveva essere stata una scuderia, ora era un magazzino: file di scaffalature di legno, i ripiani ingombri di scatole e casse di tutte le dimensioni. Placche di metallo lucido rilucevano alla testa di ogni scaffalatura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Su quale dobbiamo cercare?» domandò Shlomo. La placca dell’armadio più vicino aveva incisa la sigla “B6”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Scaffale A17, reperto 1717». Il professore si zittì, lo guardò: «Che coincidenza bizzarra, non crede?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Shlomo rimase interdetto. Com’era possibile che Monod fosse così impreparato, addirittura stupito dalle coincidenze che circondavano l’idolo? Era stato lui a scoprire l’idolo nel deserto. Era stato lui chiamare Shlomo, a parlargli delle stranezze e coincidenza. Ma forse era solo un altro degli effetti dell’idolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Trovare la cassa non fu difficile, era la più grossa della scaffalatura A17: lunga e larga un braccio, alta quasi due spanne. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Eccola qui, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;monsieur&lt;/i&gt;. Vado a prenderle qualcosa per aprirla».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Shlomo pensò di dire al professore che non serviva, che sapeva già che l’idolo era al suo posto.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;Ma poi avrebbe dovuto spiegargli che percepiva la presenza dell’idolo, una voce simile a quella di una villa abbandonata in Italia. Che non era ansioso di vedere che aspetto avesse l’idolo, nonostante fosse accorso a prenderlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Per quando Monod tornò con un piede di porco, Shlomo aveva tirato giù la cassa dal ripiano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Il professore si frugò nella tasca interna della giacca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Questi sono per lei. Un regalo», disse allungando la mano. Tra le dita sembravano pendere braccialetti di corda.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;“Roba da bambini?” Shlomo lo guardò senza capire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Doveva avere un’espressione sdegnosa, perché Monod fu sul punto di rimettersi in tasca il “regalo”. Shlomo allungò la mano. Monod lasciò andare i braccialetti e lui avvertì qualcosa, un formicolio &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;nel&lt;/i&gt; palmo prima ancora che gli oggetti lo toccassero. Avevano potere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Non erano di corda, ma di lana porpora che odorava di cammello. Da ognuno pendevano una Mano di Fatima azzurra e un piccolo pendente di ceramica gialla. Studiò uno dei pendenti gialli. Gli scappò un sorriso, uno di quelli veri. C’erano incisi abbastanza simboli e parole di Grazia da farne un talismano di pace.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Grazie, Monod. Il tuo è un dono carico di saggezza».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Monod sorrise.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Shlomo indossò i braccialetti, uno per polso. Monod gli allungò il piede di porco. Un braccialetto simile fece capolino dal polsino della camicia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Shlomo cominciava a capire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Il coperchio della cassa saltò via facilmente, rivelando uno spesso strato di imballaggio. Monod ne tolse una manciata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;C’era una cartelletta per documenti ingiallita. Monod la estrasse, ne sfogliò il contenuto e gli porse una fotografia in bianco e nero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«È l’unica che abbiamo potuto fare ed è venuta male. Sono nel punto in cui era piantato l’idolo. L’ha scattata il mio aiutante: pessimo fotografo. Inoltre era il ’35, e il deserto non è mai stato clemente con le macchine fotografiche».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;L’immagine era più nera che grigia. Monod trentenne, avvolto in un burnus, in posa davanti a un muro ruvido con rozzi disegni scuri, omini alti una spanna o forse simboli geometrici.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Sulla sinistra, quasi nascosta dalla penombra, troneggiava il disegno di una cosa simile a un tronco d’albero coi rami mozzati, alto quasi quanto Monod. Cose simili a mani si protendevano dal tronco. Pallini tondi bianchi con puntini scuri ornavano la cima: teschi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Ipotizzammo il tempietto fosse del I secolo d.C., ma non siamo mai più tornati in quella regione di deserto per studiarlo meglio», disse Monod, meditabondo. Shlomo annuì, gli restituì la foto e si chinò a togliere l’imballaggio rimasto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Era la statua più brutta che Shlomo avesse mai visto, ma lui non ne capiva molto. Era una specie di verga di terracotta, lunga poco meno della scatola, con una “testa” bulbosa a un’estremità. L’altra estremità era appuntita. La sezione centrale della verga formava una sfera grossa come un melone. Un reticolo di linee era inciso sulla superficie della sfera, e ogni quadrato era occupato da una lettera latina maiuscola: una X, una I, una V.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Tutt’ora non ho idea di cosa sia esattamente», disse Monod.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Shlomo estrasse dalla tunica un riquadro di stoffa e lo usò per sollevare l’idolo senza toccarlo. Era più leggero di quanto immaginasse. Studiò il reticolo di lettere attorno alla sfera. Proseguiva anche dietro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«È una prigione, Monod. Sai perché si dice che il diciassette porti sfortuna?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Monod sembrò perplesso dal cambio di argomento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Lo ignoro».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Perché XVII è l’anagramma di VIXI.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«“Io vissi”?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Ovvero “sono morto”. Chi creò quest’oggetto, vi imprigionò qualcosa. Lo chiuse entro un numero magico in verticale e parole di morte in orizzontale, interlacciate all’infinito».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;«Quindi porterà via l’idolo, vero?» domandò il vecchio, speranzoso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Oggi&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;L’aveva portato via.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Shlomo raccolse da terra l’Idolo dei Garamanti e se lo strinse al petto. Nessuno, dopo la prima occhiata, aveva prestato attenzione al suo fagotto. Nessuno lo faceva mai.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;L'Idolo l'aveva chiamato, nel 1995: sapeva che lo avrebbe portato alla Villa. Ora vibrava di attesa. Shlomo vibrava di conseguenza, coi pendenti dei bracciali che tintinnavano allegri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;line-height: normal;tab-stops:35.4pt 70.8pt 106.2pt 141.6pt 177.0pt 212.4pt 247.8pt 283.2pt 318.6pt 354.0pt 389.4pt 424.8pt 460.2pt"&gt;&lt;span style="Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;mso-ascii-theme-font: minor-latin;mso-hansi-theme-font:minor-latinfont-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;Se c'era riuscito qualcuno duemila anni prim, perché non doveva riuscirci lui?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-7184428708257212293?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/7184428708257212293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/capitolo-17-vixi.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7184428708257212293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7184428708257212293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/capitolo-17-vixi.html' title='Capitolo 17 - VIXI'/><author><name>zeros</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15193847957592778740</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-6UJuCJWAEoo/Tk6WZ2s3QnI/AAAAAAAAAHg/KSR8N1s2upo/s72-c/mano%2Bdi%2Bfatima.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-313249064746002830</id><published>2011-08-07T13:40:00.000+02:00</published><updated>2011-08-07T13:40:55.733+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comunicazioni di servizio'/><title type='text'>Comunicazione di servizio: Ferragosto e altri orrori</title><content type='html'>Buongiorno a tutti.&lt;br /&gt;Un rapido riassunto della situazione...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo di Goljadkin non si è manifstato, e non sono riuscito a contattare l'autore.&lt;br /&gt;Frattanto, Ferragosto incombe.&lt;br /&gt;Propongo allora quanto segue:&lt;br /&gt;a . ci prendiamo otto giorni, fino al 15. Buone ferie a tutti.&lt;br /&gt;b . se per il 15 non ci saranno state variazioni, la palla passa a Zeros, che ha come al solito quattro giorni per scrivere il proprio contributo.&lt;br /&gt;c . dopo Zeros, facciamo rientrare Sekhemty, he così avrà modo di postare il proprio capitolo.&lt;br /&gt;d . poi si riprende l'ordine normale... Davide Cassia, Fulvio gatti etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon proseguimento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-313249064746002830?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/313249064746002830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/comunicazione-di-servizio-ferragosto-e.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/313249064746002830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/313249064746002830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/08/comunicazione-di-servizio-ferragosto-e.html' title='Comunicazione di servizio: Ferragosto e altri orrori'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-3628716519388624694</id><published>2011-07-30T13:55:00.000+02:00</published><updated>2011-07-30T13:55:05.390+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capitolo 16'/><title type='text'>Capitolo 16 - Le palle di Mozart</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-pFoJPWPTpMk/TjPj49R2TqI/AAAAAAAABGQ/7mVlWYlKiAg/s1600/palle-mozart.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="145" src="http://3.bp.blogspot.com/-pFoJPWPTpMk/TjPj49R2TqI/AAAAAAAABGQ/7mVlWYlKiAg/s200/palle-mozart.jpeg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La prima volta successe quando aveva quattro anni. Era a spasso nei boschi attorno ai pendii dell’Untersberg con suo padre e il cinghiale neppure lo vide comparire. Approfittando di una sosta si era seduto a riposare all’ombra di una quercia e quella belva sbucò, all’improvviso dai cespugli, con indosso la furia dei secoli.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Era sopravvissuto perché la bestia, anziché lacerargli la carne con le zanne, aveva iniziato stranamente a morderlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Prima che suo padre potesse intervenire, però, aveva perso il naso e metà dell’orecchio destro e un profondo squarcio grondante sangue gli deformava uno zigomo.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un dramma che costrinse il bambino a frequentare ospedali di varie città austriache e tedesche in cerca di un’operazione di plastica facciale che gli restituisse una fisonomia simile a quella degli altri suoi coetanei.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una tragedia, tuttavia, che servì a fargli percepire una sua dote particolare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nella polvere l’uovo che non era uovo riposava e sognava. I suoi pensieri nuotavano in un profondo e lugubre mare nero. L’acqua espandeva a dismisura la sua essenza in un mondo appartenente a una dimensione metafisica dove non c’era spazio per le emozioni e per i sentimenti. Tutto era sostanza, cibo e anche il succo della coscienza degli esseri che intralciavano questa dimensione onirica serviva come fonte di nutrimento. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La seconda volta invece accadde una ventina di anni dopo, quando incontrò uno squalo nel mare di Sharm El Sheik, in Egitto. Lo squalo, un pinna bianca del reef, lo aggredì afferrandolo per un testicolo mentre, al tramonto, cercava spugne marine tra i fondali. Riuscì a salvarsi, anche in questo caso, aprendo a forza di braccia le fauci serrate di quel piccolo diavolo che strattonava le sue intimità neanche fossero piccole mele immature sopra un albero. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un altro anno di cure e di ospedali, e una certezza: quella sua dote particolare non funzionava nell’acqua. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nel sogno l’uovo che non era un uovo, vagando nelle profondità marine, divorava tutto ciò che incontrava: banchi di pesce e strane creature degli abissi. Vagò per periodi eterni e immoti senza meta e destinazione. Alla fine si spinse nelle fredde acque artiche e divorò un cetaceo enorme, usufruendo dell’alito vitale di quel mammifero gigantesco per spostarsi a velocità impensabili in quella densità senza aria. Divenne fuoco nell’acqua e folgore nel buio. Tempesta nella calma e terrore nel piacere. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Inferno nel paradiso.  &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Adesso di anni ne aveva trentadue ed era considerato un uomo anormale: epilettico, storpio quando il tempo era umido e completamente sordo da un orecchio. Si manteneva con i soldi della ricca eredità e ad accudirlo ci pensava sua nonna Anastasia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Era un uomo apparentemente inutile ma con un potere proprio lì. Lì in quel timpano distrutto dalla forza bruta della natura. Un potere anomalo sviluppato dal suo cervello nel dolore. Un dono che percepiva il male, nelle persone, negli animali, nelle cose… nelle case.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Hans sorrise pensando a queste sua particolarità, poi guardò sullo schermo del computer l’immagine di quella strana Villa mezza distrutta che stava facendo il giro del mondo. E capì cosa c’era scritto nel suo destino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Allora sorrise di nuovo, quasi con sarcasmo e si alzò lasciando acceso il computer alle sue spalle. Si diresse zoppicando alla finestra e guardò dapprima lo scorrere calmo del Salzach oltre il viale, poi alzò lo sguardo verso i boschi e la Fortezza lassù in alto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ci voleva un uomo come lui per affrontare un mostro come quella Casa. Qualcuno che non avesse timori e paure inconsce e fosse in grado di comunicare con il male senza lasciarsi sopraffare da ansie e terrori onirici. Lucidità nel distinguere le sottili differenze presenti nell’essenza delle cose anche a distanze chilometriche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Lo sapeva lui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Lo sapeva l’uovo che non era un uovo. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ora, immobile nella sua attesa e incapace di capire chi fosse veramente. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sepolto nelle macerie aveva smesso di sognare e sentiva una presenza lontana, malefica e inopportuna e terribilmente negativa. Un nuovo nemico all’orizzonte in possesso della stessa forza distruttrice che nutriva la sua esistenza. Un male inestirpabile in netto contrasto con le sue pulsioni e con la sua necessità di crescere e succhiare vita affinché potesse esistere.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una forza diversa dagli essere scimmieschi che avevano sbadatamente tormentato la sua progenie, picchiando, martellando, correndo e nascondendosi negli anfratti e nei corridoi della Villa come padroni del tempo.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Nonna?” chiamò Hans.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La vecchia si presentò sull’uscio della porta pochi minuti dopo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Dimmi caro, cosa ti serve?” &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Dovrò partire qualche giorno!”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Non devi andare!”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Hans scosse il capo. “Cosa ti preoccupa?”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Conosco quella Casa!”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Hai sempre vissuto a Salisburgo?”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Non è questo il punto! I tuoi poteri non t’aiuteranno. Quella Casa ti aspetta.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Come lo sai?”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Lo sento, come la senti tu e sono convinto che anche la Casa ci stia sentendo. Ha paura, ma avrà il tempo di prepararsi.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Hans alzò le spalle. “Non sa come voglio affrontarla!”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Imparerà” disse la vecchia. “Stai attento. Lei non sa cosa sia il male. Non conosce nulla dell’astio che la nutre. Non considerarla cattiva. Sei impreparato alla forza della sua natura.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’uovo che non era uovo tremò. I rumori all’esterno della villa andavano affievolendosi. Suppose, nel suo modo strano e bizzarro di pensare, che presto qualcuno sarebbe tornato alla carica, ma questo dettaglio non gli incuteva nessun timore specifico e immediato. Sapeva come difendersi e lo aveva dimostrato.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La sua paura proveniva da molto lontano. Sentiva e vedeva aldilà dell’udito e della vista. Il suo terrore era oltre le alpi.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ora al riparo nel suo guscio protettivo vide, con lo sguardo formato dalla carne di cui si era nutrito, un uomo e quest’uomo saliva zoppicante e lento attraverso un'erta strada di montagna immersa nei boschi. Nei suoi pensieri vide il volto dell’uomo sfigurato. Notò la bava bianca sulle sue labbra e poi quella strana bestia simile a un camoscio, anch’esso bianco che si parò davanti. Vide l’uomo sussultare di spavento e intuì quel terrore di fronte all'ungulato.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Hans rinvenne dopo pochi minuti. Sua nonna gli teneva i piedi sollevati da terra. La crisi, improvvisa, come spesso succedeva, non si era protratta a lungo. Nulla di grave e di diverso dal solito.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il ragazzo respirò piano e deglutì. Aveva la bocca secca e un piccolo vuoto nella mente. Ricordò però di aver visto un camoscio bianco. Lo confessò alla nonna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Allora quest’anno morirai” costatò Anastasia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Lo so” disse Hans, poi concentrò lo sguardo verso una scatola di cioccolatini sistemati sulla vetrina nella sala. La scatola, dopo essere uscita dalla vetrina, si aprì senza che nessuno la toccasse e alcuni cioccolatini contenuti in involucri di carta colorata volarono nella stanza. Librandosi nell’aria si liberarono della carta che li ricopriva e come per magia finirono, uno a uno, nella bocca di Hans che aspettava aperta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Anastasia sogghignò sarcastica. “Farai la stessa fine” disse.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;“Lo so” disse Hans. “Sarà la terza volta”. Inghiottì l’ennesimo cioccolatino. “Il mio destino è scritto, morirò mangiato vivo.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’uovo che non era uovo, in un altro luogo, lontano, sotto un cumulo di macerie vive, rise.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-3628716519388624694?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/3628716519388624694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-16-le-palle-di-mozart.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/3628716519388624694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/3628716519388624694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-16-le-palle-di-mozart.html' title='Capitolo 16 - Le palle di Mozart'/><author><name>Ferruccio gianola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05022575665952170438</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_hX-Fv1I7QD8/Sw0mhFBzngI/AAAAAAAAAAM/DIxwDicZMAI/S220/av-4293276.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-pFoJPWPTpMk/TjPj49R2TqI/AAAAAAAABGQ/7mVlWYlKiAg/s72-c/palle-mozart.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-5863317990706009683</id><published>2011-07-26T15:47:00.002+02:00</published><updated>2011-07-26T15:47:52.289+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 15'/><title type='text'>Capitolo 15 - Via di fuga</title><content type='html'>Sopravvissuti, mistici e scienziati. Uomini d'ordine e di servizio. Disposti intorno alla Villa, si interrogavano, cercavano soluzioni. La tensione non accennava a calare. Qualcuno voleva entrare e seguire gli agenti entrati ormai da un'ora nell'edificio. Altri preferivano attendere. Tutti temevano che fosse ormai troppo tardi. Nessuno badava troppo ai dettagli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma da qualche minuto l'atmosfera intorno alla Villa era sensibilmente cambiata. Non era rassegnazione o stanchezza. Era la casa: il senso d'oppressione, i miasmi che ne uscivano, miscela di marciume vegetale, ruggine e decomposizione, si erano dileguati.&lt;br /&gt;Un osservatore attento avrebbe notato come le pareti dell'ingresso, quei tratti di muro che era possibile scorgere anche dall'esterno, illuminati dalle fotoelettriche del servizio d'ordine, apparivano ora puliti, la muffa che li ricopriva scomparsa. L'aria, fino a poco prima vibrante di rumori sommessi, dei gemiti e delle urla provenienti dalle profondità della casa, s'era improvvisamente fatta silenziosa. Un silenzio per nulla inquietante, anzi: un senso di pace era calato sulla Villa e sulle strade e i giardini che la circondavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci volle ancora qualche momento prima che la piccola folla che accerchiava l'edificio se ne rendesse conto. Quando successe, quando i primi sguardi interrogativi si incrociarono, il momento era già passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle profondità della Villa, nella cantina sotterranea che da sempre la accoglieva, la creatura aveva preso una decisione. Aveva richiamato a sé tutte le sonde (le spore! le muffe!) che tappezzavano il palazzo, raccolto tutto il materiale organico sparso per le stanze (vivo o morto che fosse), iniziato a lavorare al telaio della sua idea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Successe senza preavviso. Il terreno prese a tremare in sincrono con i tonfi e le esplosioni sommesse provenienti dall'interno della casa. Gli uomini si guardarono perplessi,. Quasi tutti fecero un istintivo passo indietro, qualcuno, forse ragionando su probabilità e fortuna, forse per mera incoscienza, fece un passo avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli schianti continuarono, dalle finestre dei piani bassi si videro uscire sbuffi di polvere. Qualche calcinaccio precipitò dalle volte e dalle porzioni più alte dei muri della casa. Tolti i sussulti del terreno e il rumore delle esplosioni sincopate, l'atmosfera pacificata che circondava la Villa non accennava a guastarsi. La frenesia e la tensione delle ore precedenti sembravano scomparse. Santonastaso era quasi sollevato. Boati ed esplosioni erano qualcosa che si poteva affrontare. Sguardi di comprensione passarono veloci lungo le linee di comando: indicavano decisioni operative standard, l'esperienza di un'emergenza conosciuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uovo che non era un uovo riposava sotto la creatura: nero e corrugato, indifferente alla trasformazione che avveniva nell'ammasso che lo circondava. Silenzioso e apparentemente inerte, attendeva il futuro che sognava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La creatura cresceva, la carne si fondeva ai tubi di ferro e ottone divelti dalle pareti della casa, alle travi strappate al soffitto. Le ossa dei primi ospiti della casa formavano funzionali incastri e nuove articolazioni. Gli aculei che caratterizzavano una sua incarnazione precedente si erano allargati e spostati in alto, fondendosi in un guscio appuntito. Le mani raccolte pazientemente nel corso degli anni si agitavano, nella loro nuova vita, raccolte in una corona semovente disposta a spirale attorno all'asse verticale, sotto l'anello di crani, che con gli occhi perennemente aperti fornivano un abbozzo di apparato visivo. Un ciuffo di capelli rossi spuntava a circondare un viso femminile, saldato zigomo a zigomo a un volto baffuto, a sua volta legato alla faccia guercia di quella che pareva una vecchia mummia. Altre quattordici teste chiudevano il cerchio, permettendo alla creatura una visione radiale totale.&lt;br /&gt;La creatura cresceva, incontenibile: i tubi si legavano ai cavi di rame estratti dal corpo della villa, che in una rete grossolana trasmettevano gli impulsi elettrici capaci di stimolare nuovi legami, nuove attrazioni. I corpi più antichi formavano la base di una forma conica che strisciava e spingeva verso pareti e soffitto. L'intero ammasso era coperto da una fitta peluria giallo verdastra, formata dagli ammassi di muffa sensibile che prima decorava le stanze dell'edificio e ora coordinava lo sviluppo della creatura. Presto il primo solaio esplose verso l'alto spinto dalla pressione sottostante. La creatura si mosse, strisciando, arrancando, lacerando pareti e pavimento, inerpicandosi inarrestabile al piano superiore. Pezzi di vetro e calcinacci vennero integrati nella sua struttura, che si allargò, premendo sui tramezzi di quella che una volta era la cucina. Le mura, indebolite dall'erosione avvenuta nei sotterranei, ressero ancora qualche minuto scricchiolando. Cedettero di schianto quando la creatura strappò il vecchio boiler dalla parete utilizzando poi i tubi del sistema idraulico per proiettarsi verso il corridoio, attraverso l'apertura ormai divelta della porta della stanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esplosione delle finestre del piano inferiore riscosse gli uomini raccolti all'esterno che, incerti e lenti, tentavano una qualche reazione. Chi si aggrappava al cellulare, chi si affannava a gridare ordini, chi, ammutolito, portava le mani alla testa alla disperata ricerca di un'idea.  &lt;br /&gt;Tutta l'ala orientale della Villa si stava lentamente ripiegando su sé stessa, trascinando nella caduta il corpo centrale dell'edificio. Nuvole di polvere si innalzarono nell'oscurità. Il rumore del crollo riempì ogni spazio, impedendo qualsiasi fuga. Spegnendo ogni pensiero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La creatura si trascinò verso le luci provenienti dal portone spalancato. Non sentiva nulla, ma vedeva qualcosa muoversi nella polvere dell'esterno, percepiva vita e calore, che l'attiravano come una vecchia promessa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che gli uomini videro attraversare la nube di scorie provocata dal crollo aveva l'apparenza di un vecchio tronco d'albero potato dei rami più alti. Una forma conica e irregolare, alta tre/quattro metri, larga altrettanto alla base, che si muoveva sbilenca ma rapida su un telaio di tubi e carne morta (l'odore! l'odore!), con una quantità di mani (mani! sinistre!) che tastavano l'aria intorno, come ciechi in mezzo al traffico, e sopra (l'orrore!) diciassette sguardi muti a esplorare silenziosi la direzione e un tappeto di muschio marcescente, ad avvolgere come un velo d'incubo quel che rimaneva dei corpi che formavano la struttura portante della creatura. &lt;br /&gt;Il mostro si avvicinava, inesorabile. La tentazione della fuga si mescolava alla voglia di distruggere, la fame di spazio e luce si confondeva con le istruzioni ricevute. Uomini e creatura si confrontarono muti, quasi a riflettere le rispettive incertezze. Durò un attimo, poi l'istinto di sopravvivenza uccise ogni razionalità.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uovo che non era un uovo riposava sotto le macerie. Nero, corrugato, sazio. Certo della raggiunta pace, in attesa di tempi migliori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-5863317990706009683?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/5863317990706009683/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-15-via-di-fuga.html#comment-form' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/5863317990706009683'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/5863317990706009683'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-15-via-di-fuga.html' title='Capitolo 15 - Via di fuga'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-4264820835379612787</id><published>2011-07-22T17:17:00.002+02:00</published><updated>2011-07-22T17:17:28.661+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 14'/><title type='text'>Capitolo 14 - L'odore della fioritura</title><content type='html'>Un'altra rampa di scale. &lt;br /&gt;Era la terza o forse la quarta. &lt;br /&gt;Da fuori, sullo sfondo del cielo ingombro di nuvole grigie, la casa non gli era parsa poi così alta.  &lt;br /&gt;Ma non aveva avuto più di qualche secondo per guardarla. Il capitano aveva ordinato subito di «penetrare nel fabbricato» alla ricerca di «eventuali sopravvissuti».&lt;br /&gt;Erano entrati, una cinquantina di individui del Reparto Mobile in divisa blu, elmetto, parastinchi, giubbotto antiproiettile e beretta 92. &lt;br /&gt;La casa era in condizioni pietose, corridoi ingombri di rottami indefiniti, stanza buie che  sapevano di marcio, soffitti alti e inscuriti dall'umidità. E muffe, ovunque. &lt;br /&gt;Si separarono in sei gruppi di 7-8 agenti ciascuno. Un primo gruppo scomparve in un corridoio laterale, un altro puntò al retro della villa. Loro e altri gruppi vennero spediti ai piani superiori. Il suo gruppo, comandato dal sovrintendente Longoni, aveva il compito di salire fino all'ultimo piano. &lt;br /&gt;Giunse al pianerottolo. Fradicio di sudore come i suoi compagni e leggermente perplesso.&lt;br /&gt;Longoni battè un piede sul pavimento rovinato e macchiato di muffa. – Cazzo, ma questo non è l'ultimo piano. – Si voltò e rovesciò la testa all'indietro per quanto  la bardatura sulla nuca gli permetteva, – C'è ancora un piano, direi. Almeno un piano. – La poca luce arrivava al pianerottolo da alcune finestre con gli scuri sfondati. Senza rendersene conto i militari si erano raccolti in gruppo, le pistole sollevate o puntate verso il buio. Un buio curioso, che aveva qualcosa di solido. &lt;br /&gt;– Potremmo cominciare a dare un'occhiata qui. – Propose uno dei militari, uno appena arrivato da Livorno di nome Bontoli o Tontoli. – Finito questo piano possiamo passare a quello sopra.&lt;br /&gt;– Certo. Ma... – Longoni esitò per un attimo, poi decise di corsa, come se qualcuno gli puntasse una pistola alla nuca, – Meglio dividerci. Due salgono su, gli altri con me, sul piano. &lt;br /&gt;Luciano fu tra i prescelti per il piano superiore. Lui e Bontoli. &lt;br /&gt;– Attenzione, ragazzi. La scala è molto erta. Non fate le corse e non fate gli eroi. Qualsiasi problema... – ???Indicò il ricetrasmettitore alla cintura, – chiamate. Chiaro?&lt;br /&gt;– Tutto chiaro. – Approvò lui, – Andiamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;,,,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;– Come fai di nome, tu? – Chiese al livornese, mentre salivano – qui è meglio chiamarsi per nome. &lt;br /&gt;– Lido. E tu?&lt;br /&gt;– Luciano. – Ridacchiò, – Lido è proprio un nome buffo.&lt;br /&gt;L'altro si strinse nelle spalle, – Basta farci l'abitudine. &lt;br /&gt;Non avrebbe saputo dire perché, ma non fu troppo sorpreso quando, arrivati al pianerottolo, videro sopra di loro un'altra rampa di scale. Lido invece ne fu impressionato, – Cristo santo, ma... – scese tre o quattro gradini, – ma si vede anche da qui! Come ha fatto il capo...&lt;br /&gt;– Torna su. Non se ne sarà accorto. &lt;br /&gt;Ritornò sul pianerottolo scuotendo il capo, – No, che cazzo. Non c'era un altro piano. Non c'era. &lt;br /&gt;– Calmo. Li guarderemo tutti e due. – «E tutti gli altri infiniti piani dopo questo», gli venne spontaneo di pensare, curiosamente quasi divertito. &lt;br /&gt;Penetrarono nel corridoio immerso nell'oscurità. C'era qualcosa per terra, ma non perdettero tempo a cercare di capire di cosa si trattasse. C'era un forte odore, nell'aria, qualcosa che ricordava il fondo bruciato e bagnato di una pentola di polenta. Un odore umido, freddo. &lt;br /&gt;Luciano entrò nella prima stanza, – Libero! – urlò. &lt;br /&gt;Lido entro nella stanza di fronte, – Libero! &lt;br /&gt;Tre o quattro volte ripeté quella formula, sempre meno convinto. A che diavolo serviva? E se anche ci fosse stato qualcuno nelle stanze? A chi l'avrebbe detto, lui? A Lido? &lt;br /&gt;Si fermò per un attimo, appoggiato alla cornice di una porta. &lt;br /&gt;Frammenti di luce baluginavano oltre le finestre. Una luminosità grigia, inerte. &lt;br /&gt;Dal  fondo del corridoio, buio come una vecchia cantina, veniva un rumore sordo, una vibrazione bassa e quasi inafferrabile. Cercò di guardare meglio. Ebbe la sensazione che i profili dei muri oscillassero, si muovessero, respirassero. Sollevò la visiera e si strofinò gli occhi. Immobilità fredda e grigia, ma instabile, incerta. Quasi che la vecchia casa avesse trattenuto il fiato. Come per giocare. &lt;br /&gt;Che idea idiota. &lt;br /&gt;Scosse la testa e si voltò. &lt;br /&gt;Alle sue spalle, a pochi metri da lui, un muro. &lt;br /&gt;Un brivido lento, come il ricordo di un vecchio incubo. La sensazione di non riuscire a muoversi, di sprofondare senza fatica e senza rumore. &lt;br /&gt;Si irrigidì e fece quattro passi. Il muro era solido, immobile, come se si trovasse lì da un secolo o quasi. &lt;br /&gt;– Lido! Liiido! Liiiiidoooo! - Urlò.&lt;br /&gt;La voce gli rimbombava in testa, come quando aveva il raffreddore. &lt;br /&gt;Si voltò ancora. &lt;br /&gt;La porta alla quale  si era appoggiato era scomparsa, divorata da un muro. &lt;br /&gt;Di riflesso estrasse la beretta e sparò tre colpi. Si aprirono fori oscuri e profondi, come ferite a un corpo vivente. &lt;br /&gt;– Che cazzo sei? – urlò, – Che... cazzo... sei? &lt;br /&gt;Sottolineò ogni parola con la detonazione della sua beretta. &lt;br /&gt;L'odore era diventato più violento, quasi intollerabile. &lt;br /&gt;I muri vibravano, si muovevano lentamente, si avvicinavano.&lt;br /&gt;– Fermi, bastardi. – sparava e gridava, – vi ho visto... non crediate che...&lt;br /&gt;Il fondo del corridoio era lontano da lui, molto lontano. Sollevò gli anfibi con inattesa lentezza e cercò di mettersi a correre. &lt;br /&gt;Scivolava, raschiava, si aggrappava inutilmente a un pavimento morbido, cedevole, vischioso. Una slow motion, con lui come protagonista. Aveva una paura fottuta e aveva voglia di ridere, di ridere a crepapelle. Quella casa maledetta lo stava ingoiando, digerendo e a lui veniva da ridere. Cessò di sforzarsi. Si sedette per terra. Sorrideva, la mente perduta in remoti ricordi che non sapeva di aver dimenticato.. &lt;br /&gt;Le porte scomparivano una dopo l'altra e la luce poco per volta svaniva. &lt;br /&gt;Il suo corpo si scioglieva lentamente, come cera sulla stufa. &lt;br /&gt;L'odore adesso non era più intollerabile. &lt;br /&gt;Era diventato parte di lui. &lt;br /&gt;ERA lui. &lt;br /&gt;L'odore della fioritura. &lt;br /&gt;L'odore della rinascita.&lt;br /&gt;Le quattro pareti si chiusero lentamente, delicatamente su di lui. &lt;br /&gt;Amandolo fino a consumarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shlomo si era stretto nelle spalle. &lt;br /&gt;Sarebbe stato tutto inutile, lo sapeva.&lt;br /&gt;Conosceva ben poco le liturgie e la catena di comando delle tante polizie italiane, ma sapeva che a un ordine superiore c'era poco da opporre e nulla da eccepire. &lt;br /&gt;Gli stupidi sono uguali, ovunque e in ogni tempo. &lt;br /&gt;Santonastaso aveva resistito più a lungo. &lt;br /&gt;Era rimasto attaccato al telefono per una buona mezz'ora ma tutto quello che era riuscìto a ottenere fu una lunga e inutile discussione con un sottopiffero del ministro. «Ma io le dico che... ma no, non dico certo che non me ne importa nulla... ma se me lo passa potrei spiegargli che... non c'entra nulla... non si tratta di terroristi, come glielo devo dire?... Posso fare ricorso? Ma mi prende in giro?... mi può passare il ministro? No? Eccheccazzo, ma io sono qui per conto dell'AISA, lo sa che cos'è? Ma almeno il ministro lo sa che cos'è? &lt;br /&gt;Chiuse il telefono e se lo cacciò in tasca. &lt;br /&gt;– Niente da fare. Sono in arrivo. Un reparto mobile. Ordine diretto del ministro degli Interni&lt;br /&gt;Shlomo non gli rispose subito. Respirò lentamente e indicò la villa. – Deve nutrirsi, adesso. Deve crescere. Poi toccherà a noi. &lt;br /&gt;– Sono uno dei reparti di Genova, credo. Un reparto scelto. Ma sì, ma che cosa te lo dico a fare, tanto non sai di che cosa parlo. &lt;br /&gt;Ebbe l'impressione che Shlomo, nascosto dietro l'ala del cappuccio, sorridesse, – Hai ragione. Di Genova e di reparti mobili della polizia non so nulla. Completamente nulla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-4264820835379612787?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/4264820835379612787/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-14-lodore-della-fioritura.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/4264820835379612787'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/4264820835379612787'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-14-lodore-della-fioritura.html' title='Capitolo 14 - L&apos;odore della fioritura'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-6989169880074019133</id><published>2011-07-18T10:05:00.000+02:00</published><updated>2011-07-18T10:05:42.979+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comunicazioni di servizio'/><title type='text'>IMPORTANTE - Comunicazione di servizo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Dhtgmhn70aw/TiPpQdBkdZI/AAAAAAAAAFs/Y1M5MvdUJXs/s1600/guzzanti-massone.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="302" src="http://4.bp.blogspot.com/-Dhtgmhn70aw/TiPpQdBkdZI/AAAAAAAAAFs/Y1M5MvdUJXs/s400/guzzanti-massone.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Per pressanti impegni extra-narrativi, &lt;strong&gt;Sekhemty&lt;/strong&gt; non potrà postare il proprio contributo nelle prossime ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Ordine di Battuta viene perciò modificato, e la palla passa a &lt;strong&gt;Massimo Citi&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Considerando che si tratta della classica brutta sorpresa, credo nessuno protesterà se a Massimo diamo un paio di giorni extra per riprendersi dallo shock e inventare qualcosa.&lt;br /&gt;Diciamo che sarebbe bello avere il capitolo per il 22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, Iguana Jo è invitato a presentarsi ai box per il riscaldamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sekhemty rientrerà quando i suoi guai saranno finiti...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie pe la vostra attenzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-6989169880074019133?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/6989169880074019133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/importante-comunicazione-di-servizo.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6989169880074019133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6989169880074019133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/importante-comunicazione-di-servizo.html' title='IMPORTANTE - Comunicazione di servizo'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Dhtgmhn70aw/TiPpQdBkdZI/AAAAAAAAAFs/Y1M5MvdUJXs/s72-c/guzzanti-massone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-6884750683540888032</id><published>2011-07-14T23:53:00.007+02:00</published><updated>2011-08-26T17:09:35.796+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 13'/><title type='text'>Capitolo 13 - Memoria di Fame</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3eZ8z0xsjkc/Th9to4sqc3I/AAAAAAAAABY/14EbFychgFc/s1600/odilonredonteeth.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5629338608418321266" src="http://3.bp.blogspot.com/-3eZ8z0xsjkc/Th9to4sqc3I/AAAAAAAAABY/14EbFychgFc/s320/odilonredonteeth.jpg" style="cursor: hand; cursor: pointer; display: block; height: 320px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 227px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: &amp;quot;georgia&amp;quot;; font-size: 13px; line-height: 18px;"&gt;Rosa sognava il Mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Distesa sul pavimento, era una forma pallida che veniva avvolta da filamenti grigi; le cellule del Mondo stavano coprendo la sua carne tratto dopo tratto. La stavano cancellando&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt; come i segni lasciati da un'unghia che gratta via lo sporco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Rosa era morta e sognava il Mondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Gaetano non vedeva l'ora di acciuffare i due ragazzini; si era preparato anche un bel discorsetto. Arrivato ad un'intersezione tra i corridoi, si chiese se doveva andare a destra o a sinistra; la luce livida ed il freddo della casa non gli diedero indizi. Si grattò la guancia, confuso.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Forse doveva provare ad andare&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; text-align: center; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;a destra, dove c'erano le scale&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;dopo la seconda porta.&lt;br /&gt;Gaetano si bloccò.&lt;br /&gt;Come faceva a saperlo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;Rosa sognava il Mondo, sognava la sua nascita, al tempo in cui tutte le stelle erano giganti azzurre e le regole erano differenti. Le cose seguivano altri schemi e avevano altre strutture; alcune di quelle antiche regole erano fuori nel cortile: vorticavano attorno al prete, formavano il Segno.&lt;br /&gt;Ma il Mondo era più astuto delle regole.&lt;br /&gt;Come avrebbe fatto altrimenti a nutrirsi?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Gaetano aveva continuato a camminare, con i passi che rimbombavano nel silenzio. Si fermò un istante in una sezione che era sicuro di avere già visto. Svoltando a destra sarebbe entrato nella sala da ballo; forse i ragazzi erano là.&lt;br /&gt;Solo che non ricordava di aver ancora visto nessuna sala da ballo. Eppure sapeva dove fosse, sapeva com'era fatta&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;c'era anche un grande specchio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;e sapeva come arrivarci.&lt;br /&gt;Ancora provava &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;quella strana sensazione di già visto; non era mai stato in quella parte della villa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Eppure sapeva dove andare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Cosa diavolo stava succedendo?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Rosa ricordava il Mondo. Ricordava la Fame, la brama di vita e di carne, ricordava la caccia alle prede, la crescita delle cellule sulla superficie del Mondo; quando le prede erano finite, ci avevano pensato i visitatori da altre stelle a lenire la fame del Mondo.&lt;br /&gt;E il Mondo era cresciuto, aveva inglobato e ingerito, ed era divenuto un unico essere.&lt;br /&gt;Il Mondo era eterno.&lt;br /&gt;Rosa rabbrividì di piacere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Gaetano si era appoggiato alla parete, ansante. Aveva freddo, un gelo strano che gli si era insinuato nel corpo nonostante il suo respiro non si condensasse; il mal di testa che gli grattava le tempie, e continuava a sentire quella stranissima sensazione di &lt;i&gt;deja vu&lt;/i&gt; per villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;Come se ci fosse nato; no, meglio, come fosse parte &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; text-align: center; widows: 2;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;      di noi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di lui.&lt;br /&gt;E poi c'era  la luce, che aveva assunto una tonalità livida e bluastra, e proveniva da angoli insoliti, che allungavano le ombre e facevano sembrare delle cose come fossero altre.&lt;br /&gt;Forse aveva le allucinazioni.&lt;br /&gt;Forse aveva soltanto &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;fame.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;Non si era reso conto del vuoto allo stomaco fino a qualche secondo prima; sentiva quasi le pareti mucose scivolare l'una sull'altra, in attesa di qualcosa di cui nutrirsi.&lt;br /&gt;Ma prima doveva trovare quei due ragazzini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; text-align: center; widows: 2;"&gt;       &lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;appetitosi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;maledetti.&lt;br /&gt;Fece tre passi, poi barcollò e scivolò lungo la parete a terra.&lt;br /&gt;Il freddo au&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;mentò d'intensità, divenne un peso metallico che lo schiacciava; lo sentiva provenire da sopra, premere sul collo, sul fianco, su ogni parte esposta.&lt;br /&gt;Gaetano, la testa a ciondoloni sulla spalla, guardò in alto, verso il freddo e verso il soffitto.&lt;br /&gt;Fu un errore.&lt;br /&gt;Dove dovevano esserci travi di legno e stucco, si spalancava l'orbita vuota del cosmo: una volta cieca, nella quale splendevano milioni di stelle azzurre. Un arabesco di luce al centro del quale, nero come una gola aperta, stava&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;il Mondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;Gaetano aprì la bocca ed urlò.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Rosa non poteva ricordare la morte del Mondo, ma sapeva che esso era stato distrutto. Qualcosa ne aveva smembrato la carne, spargendo nel cosmo il suo nucleo molle e la crosta dura; increspature di dolore si fecero strada per la sua mente morta.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Ma frammenti del Mondo, ognuno cieco e idiota nella sua piccolezza, erano sopravvissuti; su di essi le cellule del mondo avevano atteso durante strani eoni, dormendo nel gelido vuoto dello spazio, nel freddo che le schiacciava.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Fino a che alcune di quelle cellule erano precipitate su un altro pianeta, e qui avevano trovato finalmente calore e luce, ed erano tornate prima alla Fame, poi alla vita, poi alla coscienza.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;A un nome, anche.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Ed ora Stakari-Botri ricordava la propria ascendenza e la propria comunanza con il Mondo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Gli ultimi rimasugli di Rosa furono divorati dalle cellule del Mondo mentre la sua mente conosceva l'estasi della sicura vittoria. Il Mondo sarebbe tornato ad essere tutto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;E, alla fine, sarebbe stato anche &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; text-align: center; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;sazio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;"Ehi, eccolo lì!"&lt;br /&gt;Stefano indicò l'entrata di Villa Gatto-Borghi, quella da cui era uscito un istante prima urlando. Vicino alla porta c'era Gaetano, riverso in condizioni pietose, ricoperto di strani simboli. Gemeva e agitava le braccia.&lt;br /&gt;Accanto a Stefano, Shlomo si irrigidì.&lt;br /&gt;Stefano si girò verso Santonastaso.&lt;br /&gt;"Dobbiamo andare a prenderlo...?" Non ne era del tutto sicuro.&lt;br /&gt;"No." Schlom alzò un braccio con fare deciso. Santo e Stefano lo guardarono; Stefano aprì la bocca per parlare.&lt;br /&gt;"No! Non vi avvicinate." Il monaco aggrottò le sopracciglia. "L'uomo è stato marchiato. Dobbiamo... devo liberarlo, prima, oppure ucciderà tutti quelli che sono dentro la villa."&lt;br /&gt;Stefano espirò, sibilando.&lt;br /&gt;Bruno...&lt;br /&gt;Shlomo strinse i pugni, poi si legò più stretto il saio, e tese davanti a sé il crocefisso macchiato del sangue di Don Simone; appena dietro l'entrata, Gaetano gemette ed allungò una mano verso il prete con fare disperato.&lt;br /&gt;Shlomo cercò di tenere a bada il sangue che gli martellava nelle tempie, il sudore che gli scorreva sulla fronte. Si girò verso Santonastaso, annuendo due volte.&lt;br /&gt;Poi il monaco, mormorando parole in arabo ed ebraico, respirando forte dal naso, mosse i primi passi verso la soglia di villa Gatto-Borghi. &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 0.5cm; orphans: 2; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Poco più avanti, Gaetano provò un brivido di piacere nel vedere il prete che si avvicinava.&lt;br /&gt;Non era più tempo di illusioni, allucinazioni e proiezioni mentali.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Mugolò ancora, per invogliarle il monaco ad avanzare, mentre la sua mente esultava in orgasmo nella comunanza con Stakari-Botri e le cellule del Mondo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;Il Mondo sarebbe tornato ad essere tutto!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;E alla fine sarebbe stato anche sazio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-6884750683540888032?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/6884750683540888032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-13-memoria-di-fame.html#comment-form' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6884750683540888032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6884750683540888032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-13-memoria-di-fame.html' title='Capitolo 13 - Memoria di Fame'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04385101687685925828</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-3eZ8z0xsjkc/Th9to4sqc3I/AAAAAAAAABY/14EbFychgFc/s72-c/odilonredonteeth.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-5886951812944163540</id><published>2011-07-11T18:13:00.003+02:00</published><updated>2011-07-11T18:35:01.037+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 12'/><title type='text'>Capitolo 12 - L'ordine naturale delle cose</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-nUE-P2iY8Z4/Thsko1CkqzI/AAAAAAAAAUg/m6IP11SLG1g/s1600/mushroom.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 241px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-nUE-P2iY8Z4/Thsko1CkqzI/AAAAAAAAAUg/m6IP11SLG1g/s320/mushroom.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5628132443180804914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rumori impercettibili, comuni a tutte le case di una certa età. È il linguaggio segreto dei vecchi mobili e dei muri in perenne stato di assestamento.&lt;br /&gt;Solo che in questo caso era diverso.&lt;br /&gt;Tra i cigolii del legno e il lievissimo ticchettio di cose minuscole che si muovevano nelle pareti, la Casa aveva emesso miriadi di invisibili spore. Qualcuno lo avrebbe definito un meccanismo di autodifesa, altri una strategia di caccia. Si trattava di entrambe le cose. Peccato solo che la natura della Casa fosse ignota a tutti. O quasi.&lt;br /&gt;Sentiva i piccoli umani - così fragili e approssimativi nelle loro limitazioni biologiche - che zampettavano nei corridoi e nelle stanze. Qualcuno era già morto, fatto a pezzi con disarmante facilità dalle creature-spore emesse dall'edificio. Organismi microscopici in grado di pescare nelle primitive paure del cervello umano e di dar loro forma a livello paraelementale. Ma anche cose più grosse e tangibili.&lt;br /&gt;Non pochi sciocchi che avevano studiato Villa Gatto-Borghi nel corso dei decenni si erano concessi spiegazioni confuse tra scienza e spiritualità. Paroloni senza senso compiuto che avevavo la sola funzione di arginare il terrore senza nome rappresentato dall'edificio. Molti erano morti. Altri avevano lasciato perdere. Non pochi erano impazziti. Alcuni di loro erano tornati. Ora.&lt;br /&gt;Verità che sarebbero comunque sfuggite ancora una volta. Le capacità umane erano troppo limitate per comprendere la vera natura della Cosa-Casa. Stakari-Botri, come l'avevano ribattezzato i tripolitani, prima che gli italiani invadessero le loro terre, strappando tutto ciò che avevavo di prezioso. La bizzarria della sorte era che quel nome se l'era inventato un padre missionario, poi ucciso “per sbaglio” perché si era schierato in difesa degli arabi. Alla Cosa era piaciuto e ora pensava a se stesso in quei termini, anche se era un nome senza vero Potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai tempi la Cosa-Casa proliferava presso un minuscolo villaggio arabo dello Sciara Sciat. A dire il vero non era ancora una “casa”, bensì una sorta di obelisco fungiforme temuto e venerato dagli zotici della regione. Aveva promesso protezione dagli invasori latini ai suoi più intimi adoratori, impegno mantenuto però solo per pochi giorni, quando aveva capito che gli italiani avrebbero comunque vinto quella stupida e inutile guerra. Al che Stakari-Botri anelava già la ricca Europa, assaporandone la ricchezza di carni e menti in cui avrebbe potuto sporificare.&lt;br /&gt;Il Fato era dalla sua parte, perché tra gli ufficiali italiani c'era un elemento che costituiva per lui un naturale contatto, il tenente Guidobaldo Verzeni, rampollo di una famiglia in cui più di un membro si dilettava di arti che gli stupidi umani definivano “oscure”. Era stata forse una naturale affinità a guidare il Verzeni fino alla polla in cui il monolite spugnoso attendeva il suo nuovo, inconsapevole servo. Poche spore invisibili avevano permesso al tenentino di entrare in una sorte di trance allucinatoria. Tra i cadaveri ancora freschi degli arabi e dei turchi morti in battaglia pochi metri più in là, molti dei quali orribilmente invasi da muffe scure e ripugnanti, Verzeni aveva trovato il suo Dio. Sette giorni più tardi un mercantile pagato sottobanco dal ricco ufficiale trasportava l'obelisco, sigillato in una cassa, a villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La casa, che ora era parte integrante di Stakari-Botri, era un monumento all'idiozia umana, infetta dagli esperimenti bislacchi fatti dagli idioti che giocavano con fuoco senza conoscerne il pericolo. Il perfetto brodo di coltura per la creatura, precipitata su quel pianeta molti secoli fa. Ai tempi era ancora una spora, portata dal vento e dall'autocoscienza limitata. Col tempo si era plasmata, crescendo di massa e di potenza. Gli echi del mondo dei suoi simili, distrutto eoni orsono da un evento cosmico, vivevano nel suo retaggio mnemonico. Ricrearlo lì, su quella palla fangosa abitata da forme di vita primitive, era un progetto più attuabile, man mano che trascorrevano gli anni. La villa, la villa era la sua meta perfetta. Infatti Stakari-Botri aveva proliferato, spargendo spore e plasmando menti, attingendo alle superstizioni religiose comuni tra gli umani. I Verzeni si erano dimostrati dei perfetti padroni di casa, anche coloro che, a differenza di Guidobaldo, non avevano alcun interesse nello studio delle cose occulte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un rumore interruppe parte del flusso dei pensieri della Cosa-Casa. Le spore invisibili della creatura sondavano la villa di secondo in secondo, manifestandosi a secondo delle esigenze nelle forme più opportune. Gli intrusi aumentavano di numero. In circostanze normali sarebbe stato solo un bene, un'occasione perfetta per aumentare il brodo di coltura. Del resto la creatura stessa attirava prede, di tanto in tanto, per nutrirsi. Ma tra questi nuovi visitatori percepiva presenze che in qualche modo temeva. C'erano i maledetti impiccioni che studiavano la villa da anni. Coloro che avevano limitato la sua sporificazione con i rituali giusti, col Segno, con la Geometria delle Cose e con la scienza.&lt;br /&gt;Percepì la presenza del monaco, dell'Uomo di Legge monco e quella del moribondo, che potenzialmente era colui che più rappresentava un problema. Erano venuti lì per sfidarlo? Possibile, dopo aver dimostrato loro la sua virtuale invulnaribilità? Lo avevano circoscritto nei limiti della casa già anni prima, e questo per loro era un incredibile successo. Perché tornare per tentare l'impossibile? Una parte della coscienza di Stakari-Botri capì che c'erano di mezzo quelle strane cose chiamate relazioni umane. Rapporti parentali che spingevano quelle scimmie a correre rischi immani per salvare i loro consanguinei. Qualcuno di sbagliato era entrato nella villa e gli altri stupidi bipedi erano accorsi a salvarlo.&lt;br /&gt;Eppure un sussulto tanto raro quanto imprevisto della sua massa primaria, nascosta nel cuore della casa, gli fece capire che aveva paura. Spinti dalla feroce autoconservazione della prole e armati delle conoscenze proibite che il monaco studiava da anni, potevano forse causargli seri danni.&lt;br /&gt;Distruggerlo?&lt;br /&gt;Il pensiero lo turbò. Per eliminarlo del tutto avrebbero dovuto ricorrere ad armi di cui senz'altro non disponevano ancora.&lt;br /&gt;O forse sì?&lt;br /&gt;Quel dubbio minava la solida, imperturbabile determinazione della Cosa-Casa. Una vera e propria novità per la creatura fungiforme, che conosceva la paura solo in qualità di riflesso della mente scimmiesca degli umani.&lt;br /&gt;Era dunque giunto il momento per porre fine a quella storia. Non era più il tempo di giocare con le spore allucinatorie e con le micotossine di media complessità a cui aveva dato vita finora. I suoi nemici più potenti si preparavano a entrare. Avrebbero trovato la morte. Si sarebbero uniti al brodo di coltura. Forse ne avrebbe lasciato vivo qualcuno, amputando le sue mani, di modo che non potesse più attingere alla Geometria delle Cose per tracciare o costruire altri Segni. Lo aveva già fatto con l'Uomo di Legge. Doveva essere un monito. Evidentemente non era bastato.&lt;br /&gt;Tuttavia la Cosa-Casa si sentiva pronta. Distruggendo il monaco e il moribondo avrebbe distrutto anche il vincolo che lo confinava alla villa. Il che voleva dire tornare a sporificare il lungo e in largo.&lt;br /&gt;Il tempo era maturo.&lt;br /&gt;Stakari-Botri iniziò a emettere micotossine e a plasmarle. Presto, molto presto avrebbe ottenuto una vittoria che stava nell'ordine naturale del creato. Il più forte sconfigge sempre il più debole. Di certo lui non avrebbe concesso eccezioni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-5886951812944163540?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/5886951812944163540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-12-lordine-naturale-delle-cose.html#comment-form' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/5886951812944163540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/5886951812944163540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-12-lordine-naturale-delle-cose.html' title='Capitolo 12 - L&apos;ordine naturale delle cose'/><author><name>Alex McNab Girola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15045472087162038131</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_i4ZBrNHe1x4/Se36hHPQYPI/AAAAAAAAADY/7ISLzIDK9mA/S220/ale+punisher.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-nUE-P2iY8Z4/Thsko1CkqzI/AAAAAAAAAUg/m6IP11SLG1g/s72-c/mushroom.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-8205683013074598935</id><published>2011-07-07T13:34:00.005+02:00</published><updated>2011-07-08T20:56:00.749+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 11'/><title type='text'>Capitolo 11-Daniele</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-l3I6SXFupdI/ThWaCc7NK9I/AAAAAAAAAC0/L7tNb3fhNw8/s1600/Villa-antica-abbandonata.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5626572676384238546" src="http://2.bp.blogspot.com/-l3I6SXFupdI/ThWaCc7NK9I/AAAAAAAAAC0/L7tNb3fhNw8/s320/Villa-antica-abbandonata.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 232px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 256px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La situazione dentro la villa stava peggiorando,Santonastaso lo avvertiva dalle fitte che avevano iniziato a propagarsi per il suo corpo. Pensando a quello che Shlomo aveva appena detto stava per parlare quando un uomo gli si avvicinò e gli sussurrò qualcosa all'orecchio .Poi si volto verso gli altri e disse:&lt;br /&gt;"Per il momento nessuno farà niente!Prima devo parlare con qualcuno,qualcuno che potrebbe avere delle informazioni utili."&lt;br /&gt;Rivolto al monaco:"Shlomo assicurati che nessuno faccia follie,Daniele è arrivato e potrebbe avere qualcosa"&lt;br /&gt;Santonastaso si diresse verso il furgone. Dentro lo aspettava un uomo sulla trentina,Daniele un recente acquisto del gruppo .Daniele era un ricercatore e come amava farsi chiamare un medico delle case malate. Ogni volta che si occupavano di un caso Daniele ne studiava la storia,individuava elementi utili a sciogliere la matassa. Formulava una propria diagnosi in pratica.&lt;br /&gt;"Come è andata Daniele?"chiese Santonastaso"Si è di nuovo opposto?"&lt;br /&gt;"Non questa volta,rispetto a venti anni fa si è mostrato ansioso di cooperare e mi ha dato tutta la documentazione esistente"&lt;br /&gt;Stavano parlando di Vincenzo Verzeni attuale proprietario di Villa Gatto-Borghi,che come ricordava Santonastaso venti anni prima si era reso irreperibile. Inoltre aveva applicato un autentico veto su ogni documento che riguardava la villa o che la menzionasse. Tirare fuori quei due ragazzi all'epoca senza nemmeno una pianta dell'edificio fu un miracolo.&lt;br /&gt;Santonastaso trovo sospetto il suo cambio di atteggiamento,ma per ora non era la priorità quella era tirare fuori chi era ancora intrappolato nella villa ammesso che ci fosse ancora qualcuno vivo.&lt;br /&gt;"Va bene Daniele inizia a raccontarmi tutto". E Daniele inizio a parlare...&lt;br /&gt;Villa Gatto-Borghi non era stata costruita dalla famiglia Verzeni,ma venne acquistata nel 1825 da Luigi Verzeni,ricco latifondista come regalo per la moglie.(Il nome della Villa deriva dal di lei cognome)L'identità del precedente proprietario della villa rimane un mistero. I primi anni trascorsi dai Verzeni nella villa furono tranquilli. Fino a quando una delle serve,una ragazzona robusta si ammalò ed inizio a deperire. La ragazza si lamentava che la notte qualcosa si accovacciava sul suo petto e le succhiava il respiro. I Verzeni non le credettero e temendo che diffondesse strane voci la licenziarono. Mori giorni dopo talmente deperita da sembrare una vecchia. Da allora la villa fu teatro di episodi bizzarri oggetti che scomparivano,rumori che a tarda notte svegliavano gli inquilini. In molti giurarono di vedere qualcosa strisciare nell'ombra. Grazie ai loro soldi i Verzeni misero a tacere ogni voce e pettegolezzo,ma neanche i soldi di tutto il mondo avrebbero potuto impedire nuovi sviluppi. Dopo quasi mezzo secolo una strana muffa aveva iniziato a invadere lentamente l'abitazione e agli inizi del novecento negli anni venti molte stanze furono chiuse perchè impraticabili. Per i Verzeni quella villa era ormai un incubo che affossava le loro risorse. Ma spinti dal loro orgoglio resistettero,perlomeno fino al '36. Nell’Agosto del 1936 Marco Verzeni diede un ricevimento a cui parteciparono anche alcuni nomi in vista del fascismo cui Marco sperava di avvicinarsi. Al culmine della festa però Cecilia la sorella di Marco lamentò la scomparsa di suo figlio e di altri due bambini,figli di conoscenti. Non vennero mai trovati i corpi. Screditati e feriti nell'orgoglio i Verzeni abbandonarono la villa pur mantenendone la proprietà. Nel Marzo del '44 alcuni soldati tedeschi la scelsero come base operativa durante l'occupazione,nonostante il parere contrario delle autorità locali. Dopo meno di una settimana si ammalarono e morirono tutti. I loro corpi furono riportati in fretta in Germania,in tutta segretezza. Ma da alcune confessioni di uno dei medici che effettuarono le autopsie sembra che le loro viscere fossero colonizzate da un fungo che si era espanso e nutrito come un tumore nei loro corpi. Villa Gatto-Borghi venne definitivamente chiusa e abbandonata. Fino all'incidente di venti anni fa...&lt;br /&gt;Dopo aver ascoltato il racconto di Daniele Santonastaso disse"Quello che mi hai raccontato è interessante Daniele,ma non ci è molto utile a meno che non ci sia dell'altro..."&lt;br /&gt;“Si,ho preferito tenere questo particolare per ultimo Santonastaso” disse Daniele.&lt;br /&gt;“Secondo alcuni estratti del diario di Luigi Verzeni,nelle cantine era situato un altare sormontato da una specie di croce nera,dico una specie perché in base a quello che ha scritto Luigi la forma era simile ma non del tutto uguale”&lt;br /&gt;“Una “croce” nera?”riflettè Santonastaso “Questa getta una luce inquietante sul precedente proprietario di Villa Gatto-Borghi”&lt;br /&gt;“In effetti si,comunque Luigi temendo che si trattasse di un segno di pratiche stregonesche la fece rimuovere,trovandosi costretto a chiudere l’ingresso alle cantine perché dopo la rimozione dell’altare l’atmosfera era diventata malsana”&lt;br /&gt;“Quell’altare doveva servire a sigillare o controllare qualcosa Santonastaso e Luigi rimuovendolo ha dato inizio all’infestazione e a tutto il resto”&lt;br /&gt;“Lo penso anch’io Daniele,ti ringrazio per il lavoro che hai svolto. Ora sarà meglio che riferisca tutto a Shlomo”&lt;br /&gt;Dopo aver ascoltato la storia di Villa Gatto-Borghi e della rimozione dell’altare Shlomo disse:”Vedo un'unica soluzione Santonastaso,effettuare un esorcismo nelle cantine dove sorgeva l’altare. La croce di Simone macchiata dal sangue del suo sacrificio potrà fungere da nuovo sigillo”&lt;br /&gt;“Sei sicuro Shlomo?Non pensi che sia troppo rischioso?” ribattè Santonastaso.&lt;br /&gt;“Ovvio Santo,sarà molto pericoloso,ma dobbiamo tentare”poi dopo aver fissato la villa disse “La presenza che occupa Villa Gatto-Borghi sta crescendo,lo percepisco. Vuole uscire ed espandersi,se non agiamo sarà troppo tardi”&lt;br /&gt;“Che Dio ci aiuti” esclamò Santonastaso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-8205683013074598935?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/8205683013074598935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-11-daniele.html#comment-form' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8205683013074598935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8205683013074598935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-11-daniele.html' title='Capitolo 11-Daniele'/><author><name>Fra Moretta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07678455141478397180</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-o80z8ciS1jc/TuiIfbPUd9I/AAAAAAAAAVE/qWyBiV8giT8/s220/imagesCADWJ2U6.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-l3I6SXFupdI/ThWaCc7NK9I/AAAAAAAAAC0/L7tNb3fhNw8/s72-c/Villa-antica-abbandonata.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-5566693957437063872</id><published>2011-07-04T18:43:00.007+02:00</published><updated>2011-07-08T20:55:40.959+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 10'/><title type='text'>Capitolo 10 - Padre, figlio e...</title><content type='html'>&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial;"&gt;Stefano si bloccò all'improvviso in mezzo al corridoio, come attraversato da una fortissima scossa elettrostatica. Dopo la scomparsa di Rosa si erano diretti verso l'ala Ovest seguendo delle pozze di sangue. Passato il primo attimo di smarrimento, ricollegò la spiacevole ma familiare sensazione ai ricordi del passato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;" Il Segno – pensò - dunque anche il vecchio monaco è qui, Cristo santo"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Santini e Gaetano si fermarono subito dietro di lui in mezzo al corridoio, il carabiniere guardandosi intorno e il vigile appiattendosi contro il muro. All'inizio Santini aveva cercato di fermare il delirio di quella specie di Rambo deviato, che balzava da un lato all'altro del corridoio, riparandosi dietro ogni mobile marcio e parete ammuffita, rotolando sul pavimento di assi sconnesse con l'unico risultato di fare un gran fracasso e scorticarsi la nuca; alla fine aveva rinunciato, preoccupato più per il suo collega e la vigilessa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Ha visto qualcosa, signor Morganti? "&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Stefano si voltò pallido verso gli altri due, ricordandosi dell'effetto che il segno aveva sulla struttura stessa della casa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Dovete uscire dalla casa, ORA! - urlò prendendoli per le spalle e tornando indietro lungo il corridoio - hanno posto il segno, significa che il monaco è qui, e la casa sicuramente sta per reagire, bisogna fare in fretta!"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;" Si può sapere che cazzo stai dicendo- sbottò Gaetano divincolandosi dalla stretta- ti sei drogato o cosa? Dove cazzo lo vedi un cazzo di prete qui?"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“E' un monaco, non un prete. Ed era nella squadra che ci ha tirato fuori di qui la prima volta. Sbrigatevi ho detto!” continuò trascinando Santini per un braccio.&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Il carabiniere si fermò accanto al vigile “Per quanto mi costi ammetterlo, devo dare ragione al mio collega- disse accentuando il sarcasmo sull'ultima parola- ci vuole dire che sta succedendo signor Morganti? “ Fu in quel preciso istante che il corridoio davanti ai tre si allungò all'infinito. Approfittando dello stupore degli altri due, Stefano li riprese per il braccio e ricominciò a correre.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Enzo Bonabitacola non era certo un atleta. Erano trascorsi molti anni dall'ultima volta che aveva corso la maratona del liceo, anni in cui gli agi a cui era abituato avevano allargato il girovita ed accorciato il fiato. Ma con suo figlio tra le braccia, l'odore della carne ancora fumante misto al sapore salato delle lacrime, corse come tanti anni prima, attraversando tutto il reparto, l'accettazione, fino a &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;posare delicatamente il corpo martoriato sul sedile anteriore della sua BMW. Gli occhi di  Simone si aprirono con fatica ancora una volta, due pozze bianche e blu su un corpo color carbone.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“Portami lì, papa', portami lì”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tra l'ospedale e Villa Gatto-Borghi c'erano appena una decina di chilometri, ma Enzo aveva l'impressione di aver guidato per delle ore, con la paura di non riuscire a realizzare neanche l'ultimo desiderio di suo figlio, di non riuscire a fargli capire, dopo anni di discussioni e lotte, che lui credeva. Che lui GLI credeva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Davanti alla villa c'era uno spiegamento considerevole di polizia, carabinieri, esercito ed altri corpi che non riuscì immediatamente ad identificare. Quando venne fermato al posto di blocco, gli bastò fare il nome di suo figlio per essere scortato immediatamente davanti all'ingresso della villa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Santonastaso e Shlomo erano in piedi davanti al Segno, una pala d'altare proveniente dal monastero medievale greco della Gran Meteora, ma che era più antico di diversi secoli. La processione di angeli neri su sfondo oro che portava in mano il triangolo ardente contenente l'Occhio, sembrava quasi prendere vita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Intenti ad osservare la villa ed I suoi mutamenti, non si accorsero fino all'ultimo del gruppetto di persone che correva verso di loro, guidato da Leonardi. Quando si voltarono, si trovarono di fronte un padre addolorato e un figlio morente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Stefano era riuscito a trascinare I due militari fino quasi all'entrata della casa, in una corsa psichedelica contro il tempo e contro la fisica. Le pareti attorno a loro si erano piegate, quasi come per  schiacciarli, per poi fluttuare come acqua increspata da un vento invisibile. Scendendo le scale era parso loro di salire e di sentire risuonare ovunque risate di bambini. Le luci si accendevano e si spegnevano, si sentivano telefoni suonare ovunque e passi  e rumore di sedie e di piatti nelle stanze vicine.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Santini aveva tentato più volte di fermarsi ma Stefano, trascinato dal proprio istinto di sopravvivenza, &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;era riuscito a portarli fino al grande atrio. Ora, ansanti, fissavano senza dire niente la porta d'ingresso. La cacofonia attorno a loro era appena finita, quando sentirono uno zampettio strascicato provenire dalla stanza alla loro sinistra.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Il levriero caracollò fuori dalla stanza tenendo stretta tra I denti la testa di Eva, il volto fissato in un ultima espressione di stupore e dolore. Una voce infantile proveniente dall'altra stanza ruppe il silenzio “Qui Bell, da bravo, riporta!”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Qualcosa dentro Stefano si spezzò definitivamente. Emettendo un verso a metà fra un urlo e un conato di vomito, fuori di se', uscì di corsa dalla casa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="background: transparent;"&gt;Santonastaso riconobbe Simone tra le braccia di suo padre e gli sembrò che un blocco di cemento gli cadesse tra le spalle. Tutti quegli anni spesi a studiare, ad addestrare quel giovane, quel ragazzo che sentiva davvero la chiamata, tutto in vista di quel momento ed ora...&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Shlomo si inginocchiò accanto al giovane prete, che il padre teneva tra le braccia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“Shalom, Simone. Aspettavamo solo te - Il sussurro della sua voce sembrò incrinarsi- ma pare che la Gehenna abbia richiesto il suo pedaggio.”&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Simone chiamò a raccolta tutte le forze che gli rimanevano “Così pare... maestro. Ma non... potevo lasciare che... Don Alberto la...affrontasse da solo.”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;E con un accenno di sorriso su ciò che restava del suo volto, Simone Bonabitacola chiuse gli occhi per l'ultima volta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="background: transparent;"&gt;Dopo un momento di silenzio, Ezio si rivolse agli astanti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“Mio figlio mi ha chiesto di portarlo qui. Questa casa e ciò che contiene erano la sua missione e la sua vita. Ditemi cosa devo fare.”&lt;br /&gt;“Siamo addolorati per la sua perdita, dottor Bonabitacola, davvero - rispose Santonastaso – ma non c'è niente che possa fare lei qui adesso”. Non so neanche se c'è qualcosa che possiamo fare noi adesso. “ La cosa migliore per ora è che si faccia indietro e”&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;La frase venne interrotta dal rumore di alcune persone che,urlando, scappavano a rotta di collo dalla casa. A metà del viale d'ingresso furono bloccati dagli agenti dei servizi e portati immediatamente davanti a Santonastaso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="background: transparent;"&gt;“Stefano Morganti??? Che diavolo ci fa lei nella casa, di nuovo?”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Stefano, riconoscendo nel suo delirio Santonastaso e il monaco riprese un poco il controllo di se'.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“Sapevo che eravate voi, dovevate essere voi! Grazie a Dio! Presto c'è mio figlio lì dentro, noi tre siamo usciti appena ho sentito il Segno!”&lt;br /&gt;“Si calmi Morganti, respiri. Quante persone ci sono in quella maledetta casa?”&lt;br /&gt;“Oltre a me e questi due c'era un'altra vigilessa e ci deve essere mio figlio e c'era Eva e non so credo che mio figlio sia dentro con qualcuno dei suoi amici e”&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Santini, fino a quel momento rimasto muto e tremante si riscosse “Dov'è il coglione?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="background: transparent;"&gt;Solo in mezzo alla sala, Gaetano si grattava la testa. Non capiva perché da qualche minuto provasse quello strano prurito e soprattutto non capiva perché quei due erano scappati alla vista di un cane con una palla sgonfia in bocca. Certa gente è proprio senza palle – pensò- al minimo rumore se la danno a gambe. Pff. Non sarebbe stato certo qualche scricchiolio a spaventarlo, lui che aveva superato tutti I corsi di sopravvivenza a cui aveva partecipato. Si guardò intorno, chiedendosi perché era venuto lì. Aveva ricevuto una chiamata, si questo se lo ricordava. E c'erano dei ragazzini in quella casa, si, il padre li stava cercando. Un'idea lo colpì. Violazione di proprietà privata, ecco cosa stavano facendo quei ragazzini! E la giustizia era sempre troppo indulgente coi ragazzini. Lui odiava l'indulgenza e odiava I ragazzini. Ecco cos'avrebbe fatto, avrebbe portato la giustizia in quella casa. Con una nuova luce negli occhi si diresse alla loro ricerca verso l'ala est.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Le spore sulla sua nuca vibrarono di piacere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="background: transparent;"&gt;All'esterno della casa, Stefano aveva ricominciato ad urlare. Non solo non avevano ancora mandato una squadra di recupero, non avevano intenzione di farlo rientrare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“LO CAPISCE CHE C'E' MIO FIGLIO LI DENTRO?!?!”&lt;br /&gt;“Stefano ascolti, stiamo cercando di capire cosa fare, per favore, stia indietro e ci lasci lavorare”&lt;br /&gt;“Lasci entrare me allora – li interruppe Enzo- voglio aiutare. E voglio vedere coi miei occhi quello che c'è lì dentro. E lei signore, se suo figlio è lì dentro, resti qui di modo che quando uscirà trovi suo padre ad accoglierlo. Ma io devo entrare!!!”&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Santonastaso scosse la testa e si passò la mano sugli occhi sempre più stanchi &lt;/span&gt;“Signor Bonabitacola, lei non ha idea di cosa”&lt;br /&gt;“Suo figlio è stato un buon amico e un  buon allievo – il sussurro profondo di Shlomo azzittì I due uomini -  non butti via così il suo lavoro."&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Il monaco si chinò sul corpo di don Simone e con tenera delicatezza liberò dalla stretta delle dita ciò che restava della croce d'argento. “La croce bagnata dal sangue di un sacrificio. Le dice niente?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="background: transparent; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 100%; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; page-break-after: auto; page-break-before: auto; page-break-inside: auto; text-decoration: none; widows: 2;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-5566693957437063872?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/5566693957437063872/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-10-padre-figlio-e.html#comment-form' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/5566693957437063872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/5566693957437063872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/07/capitolo-10-padre-figlio-e.html' title='Capitolo 10 - Padre, figlio e...'/><author><name>CorsaroNero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06665604203521671015</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-8324337770774800412</id><published>2011-06-30T23:19:00.002+02:00</published><updated>2011-06-30T23:19:40.404+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 9'/><title type='text'>Capitolo 9 - Come Dio Comanda</title><content type='html'>1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le porte si aprirono senza far rumore e la luce tenue del corridoio si sposò con quella fredda dell'ascensore.&lt;br /&gt;Don Simone si sistemò la talare – più per abitudine che per vera necessità –, strinse il crocifisso d'argento che aveva al collo e se lo portò alle labbra, sfiorandolo con un bacio devoto. Fece un passo e si girò sulla propria sinistra.&lt;br /&gt;Suor Erminei lo fissava con gli occhi spenti da un velo di lacrime, buttata su di una delle sedie verdi appoggiate al muro del corridoio, come se nessuna energia – nemmeno quella della fede – riuscisse più a sorreggerla.&lt;br /&gt;«Ci sta lasciando», mormorò, ripetendo più e più volte il segno della croce e dando la netta impressione al sacerdote di non riuscire a fermarsi.&lt;br /&gt;Il prete aggrottò le sopracciglia. &lt;br /&gt;«Suor Ermine, contegno. Don Alberto non la vorrebbe vedere così, in preda a un isterismo da rito scaramantico. Affidiamoci e affidiamolo a Dio, come ci ha chiesto», disse brusco, imponendosi di dimenticare che la donna che aveva di fronte, prima di essere suora, era una vecchietta.&lt;br /&gt;Minuscola, quasi novantenne, le rughe profonde del viso suo raccontavano ognuna una storia di missione e sacrificio, ma adesso apparivano quasi spianate del terrore della morte.&lt;br /&gt;«Non deve avere paura», si sentì dirle. Come se la sua umana compassione avesse deciso di fare capolino da dentro la dura armatura in cui l'aveva racchiusa, per lavoro. E se ne sorprese, anche se nulla, né sul suo volto, né nei suoi atteggiamenti, lo lasciò trasparire­.&lt;br /&gt;«Ora andiamo», aggiunse, tendendo una mano alla suora.&lt;br /&gt;La donnina gliela strinse e si lasciò guidare lungo tutto il corridoio, fino a una porta di sicurezza al di sopra della quale la scritta degenza infettivi campeggiava minacciosa in caratteri maiuscoli, rossi come il sangue.&lt;br /&gt;L'uomo suonò il campanello ed entrambi attesero.&lt;br /&gt;Non ci volle molto perché il volto da babbo natale del dottor Enzo Bonabitacola gli comparisse davanti, con un ridicolo paio di occhiali a pinza abbarbicati alla bell'e meglio sul naso a patata.&lt;br /&gt;«Simone, non ti aspettavo quasi più», disse, senza porgergli la mano, con un velato tono di rimprovero nella voce.&lt;br /&gt;«Papà, ho avuto da fare, sono venuto prima che ho potuto», rispose il prete, stizzito.&lt;br /&gt;«Ti offendi ancora come quando eri un ragazzino».&lt;br /&gt;Questa volta, il rimbrotto era palese.&lt;br /&gt;«Non mi offendo, è solo che...»&lt;br /&gt;Che la ruggine tra i due era evidente. Suor Ermine fissava entrambi, stordita da quel dialogo inatteso quanto assurdo.&lt;br /&gt;«Smettila di fare l'adolescente incompreso, Simone. I risultati del dottor Cipriani lasciano qualche speranza, almeno per l'anima di Don Alberto, vieni».&lt;br /&gt;Credici, pensò il prete, seguendo suo padre all'interno del reparto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Simone Bonabitacola fece del suo meglio per schivare tutte le cartelle cliniche che ingombravano l'ufficio del dottor Cipriani. Ce n'erano dovunque, sul pavimento – sparse  o ordinate in pile pencolanti – sugli scaffali – sia dentro che facevano capolino da ogni cassetto, che sopra, anche qui sovrapposte a sfidare la legge di gravità – sulla scrivania e perfino sul davanzale della finestra, fuori. Non c'era alcuna traccia di simboli sacri, né cristiani né di altre religioni e questo, stranamente, mise l'uomo a proprio agio.&lt;br /&gt;Gli occhi del medico, due pozze rotonde di mare pugliese, lo accolsero prima ancora del suo sorriso.&lt;br /&gt;«Lei è il famoso figlio del dottor Bonabitacola, suppongo?», chiese, alzandosi dalla propria poltrona e squadrandolo da capo a piedi. Don Simone si sentì come se venisse  comparato cellula per cellula a un'immagine mentale immagazzinata chissà dove tra i   neuroni del dottore.&lt;br /&gt;Così gli venne naturale stingere appena la mano che l'altro gli aveva porto.&lt;br /&gt;«Sì, credo di essere io, per quanto non mi ritenga per nulla famoso», rispose, cercando di evitare – senza riuscirci – il sarcasmo.&lt;br /&gt;«Non si direbbe. Da quando mi occupo di don Alberto, Enzo non fa altro che parlarmi di lei, del suo lav...».&lt;br /&gt;«Mio padre tende sempre ad alterare la realtà in senso accrescitivo in mia assenza, quanto a sminuirla in mia presenza», gli ribatté, acido, togliendo la parola di bocca al proprio interlocutore.&lt;br /&gt;Il dottor Cipriani restò per qualche secondo interdetto, poi, come se nulla fosse successo, prese a parlare.&lt;br /&gt;«Le analisi che suo padre mi ha chiesto di effettuare hanno dato un esito inatteso, ma plausibile».&lt;br /&gt;Simone rimase in silenzio, accomodandosi sulla sedia di fronte a quella del medico e concentrando tutta la propria attenzione sull'uomo.&lt;br /&gt;«Don Alberto ha una dermatofitosi molto grave, causata da quello che in gergo è conosciuto come il Fungo di Satana«», esordì, con il compiacimento dipinto sul volto.&lt;br /&gt;Medici, tutti uguali, pensò il sacerdote. Mai che ammettano che la scienza non può tutto.&lt;br /&gt;«Ma questa parassitosi non è tipica dell'Africa centrale?», lo incalzò.&lt;br /&gt;Gli occhi di Cipriani brillarono.&lt;br /&gt;«Enzo aveva ragione, lei è molto preparato anche in campo med»&lt;br /&gt;Simone lo zittì con un gesto della mani. «Don Alberto non si muove da casa da anni», concluse, inappellabile.&lt;br /&gt;Il medico reagì immediatamente, come se si aspettasse l'obiezione ed avesse già pronta la risposta: «Però c'è da tener presente che le spore di questo fungo sono talmente piccole da viaggiare su altri batteri e don Alberto ha sì avuto a che fare con profughi africani ultimamente, quindi, non posso escludere che la contaminazione sia avvenuta per via indiretta», controbatté, in un sol fiato.&lt;br /&gt;«Spiega tutta la sintomatologia che presenta?», domandò Simone, questa volta rassegnato. Ancora una volta combattere contro uno scienziato lo stancava più che farlo contro il demonio stesso.&lt;br /&gt;«Sì, c'è l'erosione dei tendini accompagnata da spasmi muscolari involontari anche molto violenti. A volte le gambe gli si piegano con angoli talmente assurdi che, le confesso, ho pensato a una possessione demoniaca».&lt;br /&gt;Davvero, pensò Don Simone, alzando solo un sopracciglio, senza cambiare altro nel proprio atteggiamento.&lt;br /&gt;Cipriani riprese a parlare: «Così mi sono documentato e ho scoperto che quelli che hanno sceneggiato l'Esorcista, ha presente, il film intendo, si sono ispirati giusto a questa malattia».&lt;br /&gt;L'Esorcista, siamo messi bene. Ancora una volta il prete lo pensò soltanto e non si scompose in alcun modo.&lt;br /&gt;Il medico concluse: «Purtroppo la diagnosi è stata tardiva, quindi la terapia con Voriconazolo non sta facendo effetto. Quindi immagino che quello che è venuto a fare non sia più rimandabile».&lt;br /&gt;Non credo che la sola estrema unzione servirà a qualcosa, pensò il prete, stringendo nella tasca della talare due cose, una boccetta di vetro e una scatoletta metallica, con la base rotonda, ma schiacciata in spessore. Olio benedetto e ostia consacrata. Le uniche armi di ogni esorcista.&lt;br /&gt;«Avviamoci, allora», disse, risoluto.&lt;br /&gt;«Non sarà un bello spettacolo» commentò Cipriani. Era ovvio che si riferisse all'aspetto di don Alberto.&lt;br /&gt;«Non lo metto in dubbio», rispose Simone, ma non era dell'aspetto che stava parlando.&lt;br /&gt;Uscendo dallo studio, sbatté contro suo padre.&lt;br /&gt;«Pensi che la diagnosi sia»&lt;br /&gt;«Stavi origliando?», gli sussurrò, con una punta di malizia, non permettendogli di finire la frase.&lt;br /&gt;Enzo non rispose, ma si fece da parte, lasciandoli passare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stanza dove don Alberto era ricoverato era accessibile solo passando attraverso una camera di equilibrio. Don Simone aveva infilato la tuta gialla anti-contaminazione e si sentiva imprigionato, impacciato in qualsiasi movimento. Il dottor Cipriani gli aveva spiegato come farsi sentire e ascoltare sia quanto sarebbe stato detto da don Alberto che la voce stessa del medico dall'interfono dentro il casco. Gli aveva anche imposto di travasare l'olio benedetto dell'ampolla in una boccetta di policarbonato e di portare in mano la particola perché non voleva che nulla di quanto fosse portato nella stanza, eccetto gli esseri umani, potesse poi uscirne senza essere incenerito a anidride carbonica e acqua.&lt;br /&gt;Il prete prese un bel respiro ed entrò nella camera di equilibrio. La porta dietro di lui si chiuse con uno scatto secco e il rumore dell'aspirazione dell'aria lo fece trasalire. Davanti, all'altezza dei suoi occhi, la luce di segnalazione mutò da rossa a verde e la spessa lastra di vetro che chiudeva la stanza di degenza scivolò da un lato, lasciandolo libero di entrare.&lt;br /&gt;Dentro tutto era bianco immacolato, dalle pareti al soffitto, e ricoperto da un materiale che poteva essere di natura plastica – facile da pulire, pensò di istinto Simone.&lt;br /&gt;L'interno di una astronave non gli sarebbe parso diverso, visti i tubi, i pulsanti, le lucette e i monitor che circondavano il povero anziano religioso, sdraiato in un lettino con solo un telo a coprirgli l'addome, e bloccato da più di una cinghia di contenzione.&lt;br /&gt;Accanto a lui, anch'essa in una tuta gialla, suor Ermine aveva le mani giunte in preghiera.&lt;br /&gt;Don Alberto era scosso da spasmi talmente forti da farlo saltare nel letto. Era emaciato, il colorito già cadaverico, con gli occhi sbarrati e lattiginosi. Non dimostrava i sessantacinque anni scritti sui documenti, ma duecento.&lt;br /&gt;Il suo corpo era tutto ricoperto da un reticolo nerastro rilevato che pulsava come se qualcosa lo percorresse dall'interno. In alcuni punti queste lesioni erano aperte e lasciavano uscire dei grossi filamenti grigi che si muovevano.&lt;br /&gt;L'uomo tentava di sollevare le braccia e si divincolava nelle cinghie, in preda al delirio. Pronunciava parole sconnesse, qualcuna in italiano, altre in francese o spagnolo o latino, altre ancora in lingue che Don Simone non riusciva a riconoscere.&lt;br /&gt;Gli si avvicinò, appoggiandogli l'ostia sulle labbra.&lt;br /&gt;Il vecchio prete aprì la bocca. Era piena di ife che si contorcevano come se volessero uscire tutte insieme dal suo corpo. Espirò con violenza contro Simone, sputandogli addosso una massa di saliva annerita dalle spore.&lt;br /&gt;«No! Non mi avrai!», disse lento, scandendo lettera per lettera con un timbro gutturale, animalesco. Poi richiuse la bocca in uno scatto.&lt;br /&gt;«Il fungo ha intaccato il tessuto nervoso».&lt;br /&gt;La voce del dottor Cipriani attraverso l'interfono nel casco lo spaventò e per poco non perse la presa sulla particola. Dentro la tuta stava grondando di sudore.&lt;br /&gt;«Per questo è paranoico e vede cose che non ci sono», concluse il medico.&lt;br /&gt;Simone ignorò quanto sentito e riprovò ad appoggiare la particola alle labbra dell'anziano sacerdote, ma questi, digrignando i denti, rifiutò di aprire la bocca.&lt;br /&gt;Il giovane prete sbuffò. Non voleva, ma doveva. Era il suo lavoro a imporglielo.&lt;br /&gt;Con una mano afferrò il volto malato per le guance, cercando di aprirgli la labbra a forza, ma venne investito una secondo fiotto di saliva, questa volta proprio sul visore della maschera.&lt;br /&gt;Con la coda dell'occhio, guardando dove ancora la plastica non era sporca, si accorse che suor Ermine aveva iniziato a dondolare sulla sedia. Non la sentiva parlare, ma poteva intuire che la paura stesse scuotendo la donna nel profondo.&lt;br /&gt;Non si perse d'animo.&lt;br /&gt;«Non vuoi la comunione con Cristo?», domandò a don Alberto. Gli occhi dell'uomo ruotarono all'indietro, lasciando vedere solo il bianco della sclera, ma non gli rispose.&lt;br /&gt;Lasciò il viso del vecchio e si pulì la maschera. Sbuffò forte a cacciar via la paura che cominciava a prendergli la bocca dello stomaco. Appoggiò l'ostia sul comodino accanto al letto e aprì il piccolo flacone in plastica, versandosi parte del contenuto su due dita, pulite.&lt;br /&gt;«Per questa Santa Unzione, e la sua piissima misericordia, ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. Amen».&lt;br /&gt;Recitando la prima parte della formula, toccò la fronte di don Alberto. Come se fosse stata colpita da un acido, la pelle dell'uomo a contatto con l'olio si sciolse immediatamente, rivelando il cranio sottostante. Molte ife uscirono dai lembi smangiati della ferita, protese verso la mano di Simone, che la ritrasse appena in tempo.&lt;br /&gt;«E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi. Amen», concluse, ungendogli entrambe le mani con altre gocce.&lt;br /&gt;Per un attimo che gli parve eterno tutto rimase immobile.&lt;br /&gt;Non riusciva a respirare, ogni suo muscolo era paralizzato, gli occhi fissi in quelli di don Alberto, che non si muoveva più.&lt;br /&gt;«Bene, quello che doveva fare l'ha fatto. Esca di lì».&lt;br /&gt;La voce di Cipriani non ammetteva repliche.&lt;br /&gt;«Suor Ermine, anche lei». La donna non se lo fece ripetere due volte, e sparì dalla vista del prete. Il sibilo della lastra di vetro che si spostava gli confermò che era uscita.&lt;br /&gt;Possibile che sia così semplice?, si domandò Simone, sconcertato. Nessuna reazione. Il vecchio era immobile, assurdamente calmo, con un sorriso sereno che gli si stava disegnando sulle labbra.&lt;br /&gt;Aveva vinto? Solo grazie alla formula dell'estrema Unzione? Si era preparato per tutta la vita a uno scontro epico e si era risolto solo con due gocce di olio Santo?&lt;br /&gt;Il peso della tuta anti-contaminazione lo schiacciò a terra. Sedendosi, si prese il casco tra le mani.&lt;br /&gt;Possibile che la storia della Gatto-Borghi fosse solo una fandonia? Possibile che avesse ragione suo padre e non don Alberto? Possibile che avesse buttato al vento la vita, preparandosi a combattere un demonio che non c'è mai stato? Possibile...&lt;br /&gt;Tutte queste domande gli premevano allo stesso tempo in testa.&lt;br /&gt;Aveva dato retta alle visioni di un pazzo, come aveva sempre sostenuto suo padre – la razionalità fatta persona, lo psichiatra che la Curia aveva incaricato di seguire don Alberto dopo i fatti di vent'anni prima?&lt;br /&gt;No, non era possibile. Simone era certo di aver ricevuto la chiamata, era sicuro che i racconti del vecchio prete fossero verità, che la squadra incaricata di controllare la potenza demoniaca che risiedeva nella villa esistesse davvero e che don Alberto insieme ad altri –  anche sacerdoti di altri culti – ne facesse parte.&lt;br /&gt;Lo sapeva.&lt;br /&gt;Perché non conosceva nessuna di quelle persone, ma ogni volta che era passato davanti alla Gatto-Borghi l'aveva sentito. Il suo strisciare lento, il rumore dell'acqua, le risate dei bambini, le corse del cane, le urla della tata. E le aveva viste, nei suoi sogni, migliaia di mani mozzate tese verso di lui a chiedere aiuto.&lt;br /&gt;Don Alberto lo aveva scelto come suo successore in questa lotta. Prima di scoprire che il male lo aveva contaminato. Prima di perdere il senno. Prima di... Adesso la Gatto-Borghi stava risorgendo, perché uno dei suoi guardiani stava morendo, proprio a causa di ciò che la infestava. Il male non poteva propagasi al di fuori della villa. No.&lt;br /&gt;Con le lacrime che gli rigavano le guance, Simone iniziò a levarsi il casco.&lt;br /&gt;«Ma cosa sta facendo!», ruggì Cipriani all'interfono, talmente forte che Simone lo sentì lo stesso.&lt;br /&gt;«Simone, ti prego! Non farlo!», gli gridò anche suo padre.&lt;br /&gt;Si alzò, si levò il resto della tuta, si tolse il crocifisso dal collo, lo bagnò con l'olio Santo rimasto e lo strinse in una mano, prese la particola nell'altra e, avvicinando le proprie labbra al volto di Don Alberto, parlò:&lt;br /&gt;«Lo so che sei lì. So che stai facendo finta per far sì che nessuno ti disturbi. Tu vuoi propagarti e io ti faccio paura. Così stai cercando di screditarmi, vero? Ti sei spacciato per il Fungo di Satana solo per questi creduloni di scienziati»&lt;br /&gt;Il sorriso sul viso di Don Alberto divenne un ghigno muto.&lt;br /&gt;Ecco, adesso ne era certo. Simone prese fiato e tuonò:&lt;br /&gt;«Ti ordino, Satana o qualsiasi demone tu sia, nemico della salvezza dell'uomo: riconosci la giustizia e la bontà di Dio che con giusto giudizio ha condannato la tua superbia e la tua invidia. Esci da&amp;nbsp;Alberto, servo di Dio, che il Signore ha creato a sua immagine, ha arricchito&amp;nbsp;dei suoi doni, ha adottato&amp;nbsp;come figlio&amp;nbsp;della sua misericordia», e mentre recitava la formula dell'esorcismo, appoggiò la particola sulle labbra dell'anziano sacerdote.&lt;br /&gt;Un urlo scosse l'aria ferma della stanza.&lt;br /&gt;Don Alberto si animò, rompendo tutte le cinghie che lo bloccavano, e con mani e gambe si strinse contro il corpo di Simone.&lt;br /&gt;«Che non entri nessuno!», gridò l'uomo, accorgendosi ancora una volta del sibilo della porta di vetro. Poi riprese:&lt;br /&gt;«Ti ordino, Satana o qualsiasi demone tu sia, principe di questo mondo: riconosci il potere invincibile di Gesù Cristo. Egli ti ha sconfitto nel deserto, ha trionfato su di te nell'orto degli ulivi, ti ha  disarmato sulla croce e, risorgendo dal sepolcro, ha portato i tuoi trofei nel regno della luce. Vattene da questa creatura, da Alberto: che il Salvatore, nascendo tra noi, ha reso suo fratello e morendo in croce ha redento con il suo sangue».&lt;br /&gt;«Non puoi, non puoi sconfiggermi», disse la voce animalesca che proveniva dalla fauci spalancate di Don Alberto, mentre un fiume in piena di ife fluiva al di fuori di essa e avvolgeva entrambi i sacerdoti.&lt;br /&gt;«Io non pretendo di sconfiggerti in toto, ma solo di liberare Alberto dal quel poco di te che lo possiede!», urlò Simone, riuscendo a conficcare il proprio crocefisso nella bocca del prete, mentre premeva l'ostia contro il cranio con tutta la forza che aveva in corpo.&lt;br /&gt;Il corpo del vecchio sacerdote prese fuoco all'improvviso.&lt;br /&gt;Il dolore era impossibile da sopportare ma Simone non si arrese. Continuò a spingere il crocefisso nelle carni dell'altro uomo, in profondità, scavandone il collo, poi il torace, fino al cuore, con una forza che solo la fede gli conferiva, rompendo ossa che in altro modo non avrebbero mai ceduto. Poi, con un grido, spezzò il simbolo del suo credo dentro il cuore del sacerdote.&lt;br /&gt;Il fuoco si spense. Di don Alberto restava solo un mucchio informe di cenere. Di Simone un corpo straziato dalle fiamme che ancora rifiutava di arrendersi alla morte.&lt;br /&gt;Sentì che qualcuno lo stava sollevando.&lt;br /&gt;«Simone, no», il pianto di suo padre non gli era di conforto. Aveva ancora una cosa da fare e gli restava poco tempo e solo la forza della sua fede.&lt;br /&gt;«Distruggete tutto benedicendo con l'acqua santa», mormorò, con un filo di voce, spezzata dal dolore. «E portami là», ordinò.&lt;br /&gt;Enzo Bonabitacola, suo malgrado, sapeva dove fosse quel là di cui suo figlio stava parlando.&lt;br /&gt;«Ti prego», aggiunse Simone.&lt;br /&gt;«Qui è sconfitto?», gli chiese, spazzando via con quelle tre parole anni di guerra tra la razionalità scientifica e il credo religioso, a favore di quest'ultimo.&lt;br /&gt;«Sì, ma io devo andare là».&lt;br /&gt;Enzo sollevò quel corpo martoriato come fosse una piuma e si avviò senza che nessuno riuscisse – volesse – fermarlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-8324337770774800412?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/8324337770774800412/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-9-come-dio-comanda.html#comment-form' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8324337770774800412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/8324337770774800412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-9-come-dio-comanda.html' title='Capitolo 9 - Come Dio Comanda'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-2997923529032712669</id><published>2011-06-26T10:35:00.001+02:00</published><updated>2011-06-26T10:35:26.870+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 8'/><title type='text'>Capitolo 8 – Shlomo</title><content type='html'>Santonastaso fissava la casa con odio, certo di essere ricambiato. Aveva tirato fuori dal furgone il Segno e si preparava a entrare nel cortile, incurante delle proteste del suo vice. Ci sono cose che un uomo deve fare, non importa a che costo, questo era sempre stato il suo credo. Le mani avevano cominciato a dolergli appena arrivato, quando la casa era solo una macchia in fondo alla strada. Dolore fantasma, lo chiamavano i medici. Il ricordo delle sue mani, sostituite da protesi miolettriche da molti anni, non cessava di tormentarlo. Un passo dopo l'altro si avvicinò all'ingresso mentre fitte di dolore sempre più forti minacciavano di annebbiargli la vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta passata la soglia cambiò tutto. Villa Gatto-Borghi stava cambiando, trascinando con sé il terreno attorno.L'intera struttura sembrava ondeggiare, pervasa di un'energia imperiosa. &lt;br /&gt;Sta crescendo.&lt;br /&gt;Dalla strada lo stavano chiamando, voci lontane e irriconoscibili. A lui non importava, fissava la villa, la presa sul Segno mantenuta solo dalla contrazione delle sue dita artificiali.&lt;br /&gt;Vieni anche tu. Vieni a giocare.&lt;br /&gt;Voci infantili, sottili come aghi, gli graffiavano i timpani. Da dentro la casa arrivavano altri suoni, mormorii fumosi che non riusciva a capire. Sospesi tra la vita e la morte. Fece altri due passi verso la villa, gli girava la testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dentro il furgone le telecamere mostravano tutt'altro. Un uomo malfermo sulle gambe che fissava con aria ebete una villa in pessime condizioni. In compenso i monitor dei sensori sembravano impazziti. Leonardi, il vice di Santonastaso, non aveva mai visto niente del genere. Piena fioritura, pensò, siamo a meno di quattro ore dal disastro. Schiacciò con decisione il tasto di attivazione del sistema di emergenza, non c'era altro modo per rimediare all'influenza di quella cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'impulso elettrico colpì Santonastaso alla base del cranio, una fitta di dolore assoluto. Capì immediatamente di doversi togliere d'impaccio prima di essere risucchiato dalla villa. Afferrò il Segno con entrambe le mani artificiali e lo piantò con forza nel cortile. Girò le spalle alla casa e si allontanò in fretta, sentiva di nuovo le voci.&lt;br /&gt;Toglilo! Togli il cartello! Sembrava la voce di una bambinaia. Sto parlando con te giovanotto, togli subito quel cartello dal giardino!&lt;br /&gt;No, non l'avrebbe fatto. L'Occhio guardava la casa ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornato all'esterno Santonastaso respirava a pieni polmoni, il fantasma del dolore che indugiava ancora sui suoi nervi. Non era il momento di fermarsi. Vide arrivare a sirene spiegate una macchina dei Carabinieri, seguita a pochi metri da una vettura dei Vigili Urbani. Evidentemente da dentro qualcuno aveva chiamato rinforzi, il suo gruppo era arrivato appena in tempo. Leonardi era sceso dal furgone, il resto della squadra stava organizzandosi per disporre gli sbarramenti da mettere sulle strade attorno.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla Gazzella era sceso un tenentino dall'aria esagitata, seguito a breve da due appuntati armati di mitraglietta, dall'auto dei Vigili Urbani erano in arrivo altri tre uomini, uno con le mostrine da comandante. Il mal di testa di Santonastaso risalì una tacca sulla scala del dolore, questa era la parte più idiota del suo lavoro. Attese a piè fermo i nuovi venuti, preparando la sua tessera ufficiale.&lt;br /&gt;«Fatevi da parte! C'è un'emergenza in corso.» L'ufficialetto era talmente di prima nomina da essere tirato a lucido anche dopo il tramonto. Si inchiodò alla vista del tesserino. AISI. Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna, un bel minestrone di lettere per dire servizi segreti.&lt;br /&gt;«Basta così tenente. Qui comando io. È chiaro anche per lei?» La domanda era per l'ufficiale dei Vigili Urbani, un panzone che pareva un poster pro alcolismo.&lt;br /&gt;«Dentro la villa è in corso un'attività che riguarda la sicurezza nazionale. Nessuno di voi è titolato a interferire. Già che ci siete aiutateci a definire un perimetro di sicurezza, voglio spazio per almeno un isolato in ogni direzione.» Santonastaso era stufo di quel copione, da troppi anni lo ripeteva.&lt;br /&gt;«I vostri uomini e qualsiasi civile sia all'interno di villa Gatto-Borghi è da considerare come scomparso. Fatemi una lista, la devo comunicare a Forte Braschi. Se avete contatti via telefono con loro passateli a me. Sono stato abbastanza chiaro?» &lt;br /&gt;Lo era stato. Non abbastanza da non lasciare i suoi interlocutori senza domande sulla casa.    Fissavano tutti il Segno. Dentro i loro cervelli, nascosto nell'ippotalamo, ne conservavano memoria.&lt;br /&gt;E ne avevano paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Santonastaso riuscì a fumarsi una sigaretta in pace, senz'altro da fare che aspettare. I mezzi dell'Esercito con i gruppi elettrogeni e le lampade UV erano in arrivo, Leonardi stava parlando al telefono con il sindaco e i buzzurri locali davano una mano a chiudere il perimetro. Cercò di non pensare alle spore, di relegare in un angolo buio del cervello i suoi ricordi e le voci che aveva sentito poco prima. Due carabinieri, due vigili urbani, almeno due civili. Altrettante croci da aggiungere alla lista se...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sempre sentì la sua presenza prima di vederlo. Era comparso alle sue spalle senza rumore, richiamato dal Segno e da legami antichi. Santonastaso si girò con calma, assumendo un'espressione di circostanza nel tentativo di non lasciar trasparire il timore che provava.&lt;br /&gt;Shlomo lo fissava. Era ancora più ingobbito di come lo ricordava, avvolto in una specie di saio lurido che molto tempo prima era stato nero. Rivolgeva verso di lui le orbite vuote, lo spettro di un sorriso sul volto grinzoso. Le braccia magre sembravano faticare a reggere un grosso involto, fatto della stessa tela lercia del saio.&lt;br /&gt;«Shalom Marcello. È passato molto tempo dall'ultima volta.» La voce era poco più di un sussurro.&lt;br /&gt;«Bentrovato Shlomo. Questa volta siamo arrivati molto tardi. Forse troppo per chi è dentro alla casa.»&lt;br /&gt;Il vecchio ruotò lentamente la testa, inquadrando nel suo sguardo vuoto villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;«Gehenna. La vita del mondo rovesciato trova sempre un modo per arrivare a noi.»&lt;br /&gt;Lentamente si avviò verso il cancello, zoppicando e trascinandosi in maniera scomposta. Pareva potesse cascare a pezzi da un momento all'altro. Santonastaso lo fissava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shlomo arrivò fino all'ingresso della villa. Sentiva le voci, coglieva il mormorio del fungo dalle fondamenta al tetto. Sì, c'era ancora una possibilità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-2997923529032712669?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/2997923529032712669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-8-shlomobison-frontiers-of.html#comment-form' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/2997923529032712669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/2997923529032712669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-8-shlomobison-frontiers-of.html' title='Capitolo 8 – Shlomo'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-7616145498473505861</id><published>2011-06-20T11:24:00.004+02:00</published><updated>2011-06-20T12:41:17.448+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 7'/><title type='text'>Capitolo 7 - Bell</title><content type='html'>&lt;div&gt;La carcassa del cane sembrava danzare attorno alla ragazza, le zampe si muovevano disarticolate, ogni tanto il cane girava la testa all'indietro, si sentiva il suono delle ossa che raschiavano contro altre ossa.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Un rumore basso, come un rantolo, aveva sostituito l'abbaiare della bestia che si dondolava e poi ricascava in avanti e con le zampe faceva un salto e ancora quel suono: nel buio scintillavano i denti e le ossa del costato che sporgevano dal ventre sfondato.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Sopra il cane una lama mandava un bagliore di tanto in tanto nel buio assoluto che avvolgeva ogni cosa.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane era affamato. Quello che mangiava non gli dava soddidsfazione, gli usciva subito da sotto e si inciampava anche e scivolava nelle interiora che aveva appena masticato, e mandava quel suono gutturale, quel latrato subumano.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Stava addosso alla ragazza, le andava sopra, faceva dei colpi con l'addome, le morsicava la faccia, ma poi saltava indietro, sentiva il gusto di niente, il sapore del sangue mescolato a quella cosa.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Quella cosa nera e morbida.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane saltava ancora addosso alla ragazza, provava a morderle una gamba, una mano, la ragazza era immobile, era come morta ma stava benissimo, il cane lo sapeva. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane lo aveva già fatto.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane girava, provava a mordere l'altra mano: non c'era l'altra mano, sempre quella cosa nera e soffice. Faceva quel suono e saltava indietro, scivolava e cadeva, gli mancavano delle zampe.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Si rialzava e tornava a correre attorno alla ragazza, sentiva che era nel centro della casa, era nelle fondamenta della casa, si sentiva bene come non era mai stato, sentiva che aveva bisogno di più zampe, che era instabile, tornava a mordere una gamba della ragazza. Faceva come per strapparla ma non tirava troppo forte, voleva solo vedere se veniva via. Ma la gamba resisteva, era troppo morbida.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La ragazza era troppo fresca.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane sentiva che doveva cambiare, che stava troppo bene, che doveva avere più zampe, che gli servivano più denti. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Da un lato non voleva lasciare quel posto, adesso che ci era arrivato, dopo tutto quel tempo. Era un posto in cui stava come non era mai stato, in cui sapeva cosa sarebbe stato dopo. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma gli mancavano delle cose, gli servivano delle zampe, aveva bisogno di più denti. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Con un balzo saltò ancora addosso alla ragazza, rimase con le zampe sopra di lei e poi iniziò a vomitare. Gli usciva quella cosa nera e morbida, usciva come se il cane ne fosse pieno, come se stesse vomitando da uno stomaco incastonato nel centro della casa. Era un vomito doloroso, veniva a strappi, sembrava finire e poi il cane tornava a contrarsi e vomitava ancora, copriva la ragazza con quella muffa bagnata, soffice.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alla fine fece un salto laterale, un salto impossibile, e cadde sul pavimento di legno, osso contro legno. Un suono di cose morte che cozzano. Se solo avesse avuto due zampe in più, e più denti. Non sarebbe caduto, ecco, sentiva che non sarebbe caduto, adesso che cercava di rimettersi in piedi. Due o quattro zampe in più e più denti. O un pungiglione, qualcosa con cui infilarsi dentro, qualcosa di più affilato.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La ragazza adesso aveva la faccia e il petto coperti da quella muffa nera che ondeggiava, si spostava appena, mossa da qualche corrente d'aria lontana che arrivava da chissà dove. Spuntavano le caviglie e i piedi, da sotto. Su un lato il braccio con un moncherino, anche quello già coperto dalla muffa. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane si mosse lentamente, andò fino a una delle gambe della ragazza e iniziò a morderla, non veniva via niente, ma il cane lo faceva lo stesso. Il cane era affamato, lo era sempre stato. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Fu in quel momento che sentì il suo nome, quello con cui lo chiamavano i bambini. Quanto tempo era passato, quanto era che non lo chiamavano? Il cane si mise a correre, era come impazzito, si inciampò nelle gambe della ragazza e continuò a correre, si inciampò di nuovo sopra dei vestiti ammucchiati vicino alla ragazza, e scivolò, fece il suo ringhio, il suono basso con cui cercava di rispondere.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La lama sopra di lui lo seguiva, da lontano.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Sentì di nuovo il suo nome, i bambini lo stavano chiamando e riprese a correre, non gli interessava lasciare il cuore della casa, non poteva resistere al richiamo dei bambini. Correva fuori, saliva per i fori delle pareti, si piegava per entrare nelle fessure degli scantinati e poi correva ancora per la casa, per i corridoi mandava il suo suono sordo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;I bambini lo volevano ancora, il cane non si sarebbe fermato, c'era qualcosa che non ricordava, ma i bambini lo chiamavano, lui doveva correre subito quando i bambini lo chiamavano, lo aveva sempre fatto. I bambini gli davano sempre un sacco di cose da masticare, e da mangiare.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;I bambini gli avevano sempre dato delle cose così &lt;i&gt;strane&lt;/i&gt; da divorare.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Quando entrò nella stanza il cane li vide, non erano cambiati. Erano i bambini. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Quello dai capelli rossi disse solo "eccolo", non sembravano felici di vederlo. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;La bambina con le trecce bionde si girò verso di lui e disse "Bell, cattivo Bell, guarda cosa hai lasciato fuori di casa".&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane abbassò il muso verso terra e si contrasse, come ranicchiandosi, è terrorizzato quando lo sgridano i bambini. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;La bambina aveva lo sguardo severo, come se imitasse gli adulti quando sgridano i bambini. Ma i suoi occhi erano grigi, senza espressione. "Cattivo Bell, guarda cosa avevi dimenticato".&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane alzò il muso e vide per terra quella donna che aveva morso fuori di casa, le aveva squarciato il ventre con furia quando si era alzato dall'erba dove aveva dormito per anni. Adesso la donna era lì, buttata tra la bambina e il bambino grasso con la tuta blu. Aveva gli occhi fissi su di lui e respirava ritmicamente, il vestito sventrato e le gambe coperte di sangue. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Respirava e lo guardava fisso, senza fare altro. Era bagnata di sudore, era terrorizzata.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;"L'abbiamo portata dentro" disse allora quello con i capelli rossi. "Dentro si sta meglio" aggiunse. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;La bambina disse "Cattivo Bell, sei proprio un cane cattivo". &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il terzo bambino, che fino a quel momento non aveva parlato, disse che adesso Bell doveva finire il lavoro. "Bell hai cominciato e adesso devi finire. Non possiamo lasciarla in questo stato".&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Bell mandò una specie di guaito, aveva così fame.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;"Dài" lo invitò quello con i capelli rossi, mentre la bambina si spostò appena mettendosi a braccia conserte. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane allora si alzò, a passi lentissimi si avvicinò a Eva e infilò il muso nel suo addome aperto. La donna mandò un urlo soffocato, quasi un sospiro. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Era così caldo e bagnato lì dentro. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane cominciò a masticare, all'inizio lentamente, poi con frenesia crescente. Sentiva i suoi denti affondare in quel ventre morbido, non c'erano ossa, era tutta carne umida, veniva via che era un piacere. Divorava a dentate brevi e secche, poi masticava e dopo un po' sentiva quel cibo che gli scivolava dalla pancia, gli colava sulle zampe. Più mangiava più gli veniva fame e rabbia: eppure era così bello mangiare, era la cosa più bella.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;"Bravo Bell" disse una voce sopra di lui, era la bambina e lui continuò a mordere. Ogni tanto sentiva un gemito, la carne gli vibrava tutto intorno al muso e questo lo faceva godere, lo faceva sentire così vivo, così dava un colpo più forte con i denti, affondava più in profondità con il muso.  &lt;/div&gt;&lt;div&gt;"Bravo, bravo cane" gli diceva la bambina, ma non lo accarezzava perché sapeva che accarezzare un cane quando mangia, magari il cane si volta di scatto e morde anche te. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Fu in quel momento che si sentì la voce. Era proprio fuori della porta. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;"Ragazzi, siete qua?"&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il cane riconobbe la voce e fece uno scatto, iniziò a contorcersi come se lo avessero accoltellato. La bambina non cambiò espressione, solo voltò la testa verso la porta e disse "no". Il bambino dai capelli rossi si guardò i mocassini come se si accorgesse solo in quel momento di averli ai piedi e mormorò a bassa voce: "oh no, &lt;i&gt;Cristo&lt;/i&gt;, non Adelaide. Non &lt;i&gt;adesso&lt;/i&gt;!".&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il bambino grasso si voltò verso Eva, la guardò per un secondo, e disse agli altri due: "sarebbe bene che Adelaide non la vedesse. Non ancora". &lt;/div&gt;&lt;div&gt;La bambina alzò le spalle. "È stato Bell a fare questo schifo, non noi". E poi aggiunse: "e poi: noi non siamo qua". &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Quando Adelaide aprì la porta vide solo Eva, buttata in un angolo della stanza come un fagotto insanguinato, e Bell ai piedi della donna che guaiva con quel suono sordo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Adelaide sospirò.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Poi scosse la testa. "Quì c'è da fare della gran pulizia" disse tra sé e sé, e sospirò di nuovo guardando il cane che non aveva proprio il coraggio di alzare il muso da terra.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-7616145498473505861?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/7616145498473505861/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/bell.html#comment-form' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7616145498473505861'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7616145498473505861'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/bell.html' title='Capitolo 7 - Bell'/><author><name>mlova nova</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15910622408637242034</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='25' src='http://www.faqintosh.com/img/venerandi.gif'/></author><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-56595971166315474</id><published>2011-06-16T17:17:00.000+02:00</published><updated>2011-06-16T17:17:58.339+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 6'/><title type='text'>Capitolo 6 - Regola 3</title><content type='html'>Non era passato un minuto da che Margherita si era allontanata che già Andrea iniziava ad agitarsi e a controllare il telefonino.&lt;br /&gt;-Non l'avrei dovuta lasciarla andare da sola.-&lt;br /&gt;Bruno rimase in silenzio, &lt;em&gt;tanto starà tornando a casa&lt;/em&gt;, ma non era tranquillo, si sentiva come se la sua testa fosse punta da tanti minuscoli aghi, e aveva imparato a conoscere quella sensazione, lo avvertiva sempre di qualche grosso guaio in arrivo, poi la sua solita vocina inopportuna aveva parlato, l'aveva battezzata la voce del Dio del popcorn, e per la precisione un Dio di quarta categoria idiota e dispettoso. &lt;em&gt;Andrea ha detto mille volte a Margherita di non lasciarle mai la mano, quando imparerà?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Stramberie, all'inferno anche la sua vocina interiore, meglio affidarsi alla saggezza delle quattro regole del maestro di ninjutsu.&lt;br /&gt;Mantenere la calma.&lt;br /&gt;Usare sporchi trucchi.&lt;br /&gt;Fuggire come il vento.&lt;br /&gt;E se tutto fallisce, don't panic.&lt;br /&gt;Ma c'era di che preoccuparsi? Fino a quel momento non era successo niente, a parte un rumore al piano superiore quand'erano arrivati, ma da allora né fantasmi né visioni, nulla, tranne echi lontani, forse topi, pure a un certo punto aveva creduto di sentire la voce di suo padre chiamarlo in lontananza.&lt;br /&gt;Ma era solo un'impressione, il vecchio a quell'ora stava a casa, lo sguardo perso qualche birra a fargli compagnia e la televisione accesa in sottofondo.&lt;br /&gt;-Senti, io vado a cercala non vorrei che si mettesse nei guai.-&lt;br /&gt;-Neanche un minuto senza di lei?-&lt;br /&gt;-Vogliamo ritornare sull'argomento?-&lt;br /&gt;Bruno scosse la testa, &lt;em&gt;non ancora non adesso&lt;/em&gt;, quindi si alzò e fece qualche passo stiracchiandosi.&lt;br /&gt;La caccia ai misteri per quella sera era finita, forse era meglio così. &lt;br /&gt;-No hai ragione andiamo anche noi, tanto stasera è andata buca.-&lt;br /&gt;-Giusto.- Disse Andrea alzandosi a sua volta. -A proposito cosa diceva di questo posto tuo padre?-&lt;br /&gt;-Il mio vecchio ti torcerebbe il collo se solo sospettasse che mi hai convinto a venire qui, e non ti dico cosa ti farebbe mia madre. Andiamocene.-&lt;br /&gt;Sistemò il marsupio assicurandosi di non dimenticare niente, da parte sua Andrea controllo il suo zaino poi insieme s'incamminarono.&lt;br /&gt;Davanti a loro illuminato dalla luce della torce elettriche s'intravvedeva il pavimento coperto di polvere, qua e la pezzi d'intonaco, altre volte la luce mostrava i muri dove la carta da parati si era annerita per la muffa oppure si era scollata mostrando sotto, il muro sporco di colla giallastra, altre volte invece a essere illuminati erano i soffitti dove pendevano cavi elettrici a mostrare il posto dove c'erano stati dei lampadari. &lt;br /&gt;Quel posto era nient'altro che un guscio vuoto, eppure non poteva fare a meno di spostare lo sguardo su ogni cosa, di fare attenzione al minimo rumore.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quel posto&lt;/em&gt; lo metteva a disagio, lì c'era da tenere sempre gli occhi ben aperti senza mai chiuderli neanche per un colpo d'occhio, eppure allo stesso tempo lo attirava a se, per questo era lì', poi cercava delle risposte.&lt;br /&gt;Nel corso degli anni la Gatto-Borghi era diventata la sua ossessione, da principio aveva cercato in biblioteca poi aveva chiesto informazioni un po' ovunque, ma tutte le sue ricerche non avevano portato mai a nulla, le uniche notizie raccolte parlavano dei padroni della villa, una famiglia definita “influente e ricca”, gente che se n'era andata più di mezzo secolo prima per trasferirsi altrove lasciando la villa vuota .&lt;br /&gt;Zero leggende, zero dicerie, solo l'accenno alla morte di tre bambini della famiglia, e a parte quello non aveva trovato altro. &lt;br /&gt;Poco per un posto dove i sigilli della polizia erano rimasti solo fino pochi anni prima, troppo poco per essere evitata da tutti, troppo troppo poco per giustificare certi silenzi.&lt;br /&gt;Però qualcosa era riuscito a coglierlo lo stesso, ed era rimasto sorpreso nel sapere che riguardava proprio sua madre e suo padre, ma non aveva provato neanche a chiedere spiegazioni a loro.&lt;br /&gt;Aveva già dato, anzi da lì era iniziato tutto il suo interesse.&lt;br /&gt;Era ancora molto piccolo quando aveva chiesto a sua madre della villa, una domanda distratta che non ricordava come gli fosse venuta in mente, però ricordava bene cos'era successo dopo. Sua madre che un attimo prima rideva era diventata di colpo seria, aveva visto i suoi occhi azzurri spalancarsi per la sorpresa poi il dolore sulla guancia per uno schiaffo inatteso e, subito dopo, le mani di lei che lo prendevano per le spalle, lo scuotevano, la sua faccia rossa, le sue parole &lt;em&gt;LEVATI DALLA TESTA QUEL POSTO! MI HAI CAPITO! GIURAMI CHE NON CI ANDRAI MAI MAI MAI...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;...quella sera suo padre gli aveva fatto un lungo &lt;em&gt;palloso&lt;/em&gt; discorso sulla responsabilità, sul non cercare guai, sul non dover andare in posti sbagliati, &lt;em&gt;pericolosi&lt;/em&gt;... nel suo letto quella notte aveva ripensato a sua madre poi a suo padre, al leggero tremito delle sue mani, alla sua voce insolitamente bassa, agli sguardi che lanciava verso la finestra, come se si aspettasse che da li si affacciasse qualcuno o, qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tuo padre ha paura&lt;/em&gt;, gli aveva detto la vocina, &lt;em&gt;non è possibile&lt;/em&gt; si era detto, &lt;em&gt;non è possibile lui è mio padre, lui è forte, lui...&lt;/em&gt; quel pensiero l'aveva tenuto sveglio a lungo, rannicchiato con la testa sotto le coperte, con la paura di guardare fuori dalla finestra.&lt;br /&gt;Ah, poi c'era stato quello stupido sogno.&lt;br /&gt;Quand'era successo, giorni, settimane, mesi dopo?&lt;br /&gt;Nel sogno si trovava dentro il parco della villa in un giorno pieno di sole, i papaveri sembravano dappertutto mentre gli alberi erano di un verde intenso poi la villa sembrava, &lt;em&gt;ringiovanita&lt;/em&gt;, i muri appena dipinti di rosso, le imposte delle finestre integre e lucide, le rifiniture e i marmi bianchi, e all'ingresso principale il portone socchiuso con gli ottoni che brillavano. &lt;br /&gt;Da lì, era uscita la bambina dai lunghi capelli neri. &lt;br /&gt;L'aveva salutato agitando una mano piena di, &lt;em&gt;buffi&lt;/em&gt;, anelli a forma di ragni e serpenti, poi avvicinandosi gli aveva detto.&lt;br /&gt;-Vuoi giocare con me?-&lt;br /&gt;L'aveva guardata sorpreso, aveva fatto un passo indietro poi aveva notato la sua maglietta nera, le scritte rosa stampate sopra che non riusciva a capire.&lt;br /&gt;-Mi piacerebbe ma mamma e papà non vogliono che stia qui, piuttosto che significano quelle scritte sulla tua maglietta?.-&lt;br /&gt;-E' un segreto, gioca con me e te lo dico. Ti va a nascondino? Scommetto che non mi trovi.-&lt;br /&gt;Ridendo era sparita dentro la villa, lui invece era rimasto fuori, non sapeva che fare così si era guardato intorno e aveva notato vicino alla vicina capanna degli attrezzi tre bambini che giocavano, rassicurato si era deciso ad entrare nella villa ma proprio quando stava per varcare il portone, qualcuno, di cui aveva intravisto solo il braccio e una mano, lo aveva preso tirandolo indietro. &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Stramberopoli&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Di quella mano gli era rimasto impresso un particolare, nel palmo c'era un occhio.&lt;br /&gt;In seguito aveva letto che la mano era un simbolo potente di unione tra il cielo e la terra mentre la mano con l'occhio nel palmo era un simbolo era ancor più potente, vedere osservare sapere, fare agire comandare.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Stramberie di stramberopoli aveva detto allora.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Cazzate, a ripensarci ora, piuttosto... &lt;em&gt;ma da quanto cazzo stavano percorrendo quel maledetto corridoio?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-Non capisco...-&lt;br /&gt;-Cosa?-&lt;br /&gt;-Il corridoio con le finestre che fine ha fatto?-&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dai giochiamo a nascondino...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-Un poco più avanti?-&lt;br /&gt;-Avanti quanto? Sembra che stiamo sempre nello stesso posto non te ne sei accorto?-&lt;br /&gt;Andrea prese il cellulare e lo guardò, poi scosse la testa. -Non abbiamo campo, comunque ti sbagli non è passato neanche un minuto da quando ci siamo messi in cammino.-&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Grossi guai.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-Cazzate, saranno cinque minuti se non più che stiamo camminando.-&lt;br /&gt;-Pareva anche a me, ma si vede che ci sbagliavamo... a meno che non si sia tutto ingrandito qua dentro... oh è tornato il campo, ah no, è riandato... dai andiamo.-&lt;br /&gt;-Regola uno?-&lt;br /&gt;-Si regola uno grande maestro.- Gli rispose Andrea.&lt;br /&gt;Fecero per rimettersi in cammino, e fu allora che Bruno sentì un piccolo rumore dietro se. &lt;br /&gt;Ci avrebbe potuto scommettere, quello era il rumore di un frammento di muro o di stucco che qualcuno aveva urtato facendolo rotolare via.&lt;br /&gt;Non ne fu sorpreso.&lt;br /&gt;Avvicino la testa all'orecchio di Andrea e continuando a camminare gli chiese -Tira fuori un ciuski-&lt;br /&gt;-Quale?-&lt;br /&gt;-Energia solare.-&lt;br /&gt;Se il suo marsupio era la bat-cintura, lo zaino di Andrea era la tasca di Doraemon dalla quale tirare fuori quello che serviva al momento giusto, e in quel momento Energia solare faceva al caso loro.&lt;br /&gt;Era costata soldi, giorni di lavoro e di prove ma alla fine il kit xenon che avevano trasformato in una lampada portabile manteneva tutto quello che prometteva. Tanta luce a volontà da trasformare la notte in giorno, la certezza di accecare chiunque di notte e, compito principale, la capacità di dissipare le paure e i fantasmi della mente col suo potente raggio luminoso. Per soli cinque secondi vero, ma era stato necessario temporizzare la durata dell'accensione per ottimizzare il consumo delle batterie, comunque cinque secondi bastavano.&lt;br /&gt;-Allora grande maestro ninja Brunosan cosa facciamo?-&lt;br /&gt;-Ti darò il via a voce alta, chi ci segue sarà sorpreso, si fermerà, allora accendi.-&lt;br /&gt;-E se fosse Margherita?-&lt;br /&gt;-Che viene dietro di noi di nascosto, con la torcia spenta per farci uno scherzo?-&lt;br /&gt;-Hai ragione.-&lt;br /&gt;Adesso lo sentiva, un passo lento che cercava di confondersi con i loro, &lt;em&gt;bene vediamo se sei reale e chi sei.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-ADESSO VAI!-&lt;br /&gt;Andrea si voltò di scatto e fece partire il fascio luminoso ma, questa volta Energia solare fallì il suo scopo principale.&lt;br /&gt;A non più di cinque passi da loro una forma esile, alta, piena di chiazze come di muffa, con le  braccia e le mani simili alle zampe di un grosso insetto cercava di proteggersi gli occhi dalla luce e, nel farlo emetteva rumori gutturali, ma non diceva nessuna parola.&lt;br /&gt;1,2,3,4,5... poi il buio e la sua vocina &lt;em&gt;ragazzo regola 3 ma prima saluta Oberwalder... &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-56595971166315474?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/56595971166315474/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-6-regola-3.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/56595971166315474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/56595971166315474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-6-regola-3.html' title='Capitolo 6 - Regola 3'/><author><name>SteamDave</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03276883479765825456</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-6375944025397275671</id><published>2011-06-12T15:12:00.016+02:00</published><updated>2011-06-12T22:40:40.666+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capitolo 5'/><title type='text'>Capitolo 5 - La sala da ballo</title><content type='html'>&lt;p&gt;Erano nascosti da un paio di ore, rannicchiati in angolo di quello che doveva essere stato un armadio guardaroba. Margherita cominciava a stufarsi.&lt;br /&gt;Non si erano sentiti altri rumori e dopo l'eccitante inizio, la paura aveva lasciato spazio alla noia.&lt;br /&gt;-Datemi una torcia- disse brusca. Ne aveva abbastanza di perdere tempo appresso a quei due in quella casa umida e puzzolente&lt;br /&gt;-Vado a fare pipì- spiegò vedendo le espressioni perplesse dei due ragazzi. La verità era che voleva svignarsela. Ovviamente non si sentiva in colpa per aver deciso di piantarli in asso.&lt;br /&gt;Tutti ci guadagnavano. Lei si era tolta la curiosità di vedere come era una casa abbandonata e loro avrebbero vissuto una bella avventura notturna cercandola per tutta la casa e credendola prigioniera di chissà quale entità.&lt;br /&gt;Poi lei avrebbe messo fine al gioco chiamando Andrea sul cellulare stravaccata sul divano di casa e gli avrebbe svelato dove si era nascosta.   &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt;Ora, però, doveva ritrovare la porta da dove erano entrati.&lt;br /&gt;Era una porta di servizio vicino alla serra, nell'ala ovest della casa. Ricordava che avevano percorso un corridoio con delle grandi finestre. I suoi passi si susseguivano corti e svelti. Voleva essere fuori prima che i due cominciassero a cercarla. Trovò il corridoio, ma non la porta.&lt;br /&gt;“La casa nasconde ma non perde” diceva sempre sua zia Maria, l' uscita doveva essere poco più avanti.&lt;br /&gt;Il corridoio era illuminato dalla luce azzurrina dei lampioni che entrava dalle finestre, riusciva a &lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; vedere tutto con estrema chiarezza. Notò &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;il pavimento lucido. Non si udivano più scricchiolii.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La casa sembra ringiovanita&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Quel pensiero inquietante la fece rabbrividire.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;Ringiovanita...Margherita ma cosa vai a pensare? Probabilmente quei due imbecilli ti hanno fatto entrare dal lato più decrepito e abbandonato della casa per spaventarti&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Annusò l'aria, si sentiva un delicato profumo di fiori notturni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt;Fu allora che vide la sala da ballo.&lt;br /&gt;Era grande. C'erano due lampade polverose accese. All'angolo una&lt;span style="background: transparent"&gt; piccola statua di Venere la fissava senza pietà con occhi privi di pupille.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Eppoi c'era un grande specchio.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Scorse la propria immagine riflessa e qualcosa la indusse ad avvicinarsi per osservarla più &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; attentamente. Non le piacque ciò che vide. Non le piacque per niente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il trucco si era disfatto,  i pantaloni erano tutti macchiati e il viso segnato da rughe di stanchezza. Era indecente. Senza pensare, tirò fuori il rossetto e se lo passò sulle labbra.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Poi accadde qualcosa di strano. La sala si riempì di bolle di sapone. Il rossetto le scivolò dalle mani per la sorpresa, si girò di scatto e li vide.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tre bambini stavano giocando  al centro della sala. Una bimbetta con delle treccine bionde e due bambini più grandi, uno grassottello in tuta blu e uno con dei capelli rosso fuoco e dei mocassini lucidissimi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Margherita provò un' inspiegabile sensazione di pericolo che scomparve immediatamente e si sciolse in un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Anche se si trattava solo di bambini si sentiva più al sicuro che da sola.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;-Ciao, io sono Lalla, giochi con me?- cinguettò la bimbetta fissandola con due grandi occhi d'argento.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il ragazzo con i capelli rossi prese per mano la bimbetta.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Ti ho detto mille volte di non lasciare mai la mia mano-&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;- Non dovreste essere a casa?- tagliò corto Margherita. Non era brava a trattare con i bambini e sperava che i modi bruschi e diretti scoraggiassero ogni loro capriccio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Prima devo ritrovare il bottone della camicia. Se la mamma scopre che lo ho perso mi uccide- spiegò il ragazzino con i mocassini.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Io non trovo più la mia mollettina con la farfallina rosa- piagnucolò Lalla.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-E io ho perso la medaglietta che mi ha regalato mio padre- disse il bambino grassottello rattristandosi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;-La casa nasconde ma non perde!&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; - li incoraggiò Margherita.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Cercherete le vostre cose domattina con la luce del giorno, ora dobbiamo tutti tornare a casa-Ma sembrava che i bambini pensassero ad altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New RomanPSMT, serif;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Se non tornate a casa immediatamente chiamo la polizia- li minacciò mostrando il cellulare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non sembravano per nulla spaventati.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;-Prima &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;devi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; giocare con noi!-&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Ragazzini voglio tornare a casa e se pensate di costringermi a fare qualcosa che non voglio vi sbagliate di grosso- ruggì Margherita.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;-Guardate cosa ho trovato- li interruppe Lalla mostrando&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; il rossetto.&lt;br /&gt;-Ehi tu molla quel rossetto- strillò Margherita – &lt;span style="font-style: normal"&gt;E'&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; un rossetto di Dior, costa un occhio, se lo apri te lo faccio mangiare!-&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Allungò la mano per strapparle il rossetto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Fu allora che il&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; bambino grassottello fece un passo avanti e mise un piede sull' ombra di Margherita.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Siete davvero irritanti!- sbottò lei guardandolo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-Non intendo giocare al gioco delle ombre -&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tuttavia cercò con lo sguardo l'ombra del bambino che l'aveva sfidata.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il cuore le fece un balzo violentissimo di sorpresa e le sfuggi dalla gola un verso acuto come di un topo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quei bambini non avevano un' ombra.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Le sorrisero. Fu un sorriso orribile, senz'anima.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Sono molto cattivi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt; pensò lei, terrorizzata. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Incredibilmente cattivi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tentò di muoversi ma aveva le gambe e il busto paralizzati. Le sembrava di essere stretta nel pugno di King Kong .&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;-La tengo ferma io- disse orgogliosamente il ragazzino grassoccio piantando tutti e due i piedi sull' ombra di Margherita.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;-Dai Lalla, disegnamo una filastrocca!-  disse il rosso avvicinandosi allo specchio.&lt;br /&gt;-&lt;i&gt;Ampele Pampele salsa parè&lt;/i&gt;...- iniziò a recitare il bambino grassottello.&lt;br /&gt;-S&lt;i&gt;ono la figlia del re!&lt;/i&gt;- fece eco Lalla ridendo di gusto.&lt;br /&gt;Il rosso guardò il riflesso di Margherita nello specchio e le disegnò con il rossetto una corona sulla testa.&lt;br /&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Margherita sentì qualcosa sfiorarle i capelli.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;-&lt;em&gt;B&lt;/em&gt;&lt;i&gt;ruscolo fruscolo raccatapè...&lt;/i&gt;-&lt;br /&gt;-&lt;i&gt;Ho un vestito color del caffè&lt;/i&gt;- strillò allegramente Lalla.&lt;br /&gt;Il ragazzo si concentrò e corrugò la fronte. Puntò il rossetto sul collo di Margherita e traccio due righe fino ai piedi, erano due lati di un vestito triangolare.&lt;br /&gt;Un artiglio invisibile si conficcò nel collo di Margherita. S&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;entì il dolore penetrare nella carne come un'iniezione di acido. Le colò del sangue sul petto accendendo la maglietta di un rosso vermiglio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Quando disegnò la base, appena sotto i ginocchi di Margherita, l' artiglio la ferì ancora e dai tagli sgorgò sangue che le schizzò sui calzoni, sulle scarpe, dappertutto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Le sfuggì un grido strangolato, avrebbe voluto scappare, ma era paralizzata.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Prima che potesse cacciare un altro urlo i ragazzi ripresero la cantilena.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;-&lt;i&gt;Bigoli, bagoli pan grattato...&lt;/i&gt;-&lt;br /&gt;Margherita tentò di concentrarsi nonostante il dolore.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Margherita ricordi?Conosci anche tu questa filastrocca... Bigoli, bagoli pan grattato... cosa viene dopo?Stupida oca, concentrati... Bigoli, bagoli pan grattato...Bigoli, bagoli pan grattato...&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;Niente da fare.&lt;br /&gt;-&lt;i&gt;Ho un cuoricino di cioccolato&lt;/i&gt;-&lt;br /&gt;Il rossetto disegnò un cuore proprio al centro del suo petto.&lt;br /&gt;L'artiglio le calò addosso come la lama di un rasoio, tirò la maglietta, stracciandogliela e lasciandole righe scarlatte sui seni.&lt;br /&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Margherita sentì la mente vacillare, aveva la testa terribilmente leggera. Il mondo le appariva e scompariva davanti agli occhi. La nausea la accecava.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Le crebbe dentro un tale senso di orrore e di sgomento che pensò che sarebbe morta di paura, ma la voce del bambino con il rossetto la colpì come una scarica elettrica.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;-&lt;i&gt;Bisbiglia bisconte beniglia...&lt;/i&gt;-&lt;br /&gt;-&lt;i&gt;La bocca che sa di vaniglia&lt;/i&gt; –&lt;br /&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Margherita iniziò a tremare violentemente quando il rossetto si avvicinò allo specchio sulle sue labbra.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Sentì il sapore &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;denso e metallico &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;del sangue e le labbra in fiamme.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Un filo di sangue viscoso le scivolò sul mento.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;-&lt;i&gt;Bisbelle bisconte binelle...&lt;/i&gt;-&lt;br /&gt;-&lt;i&gt;Due occhi dolci di caramelle&lt;/i&gt;-&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Margherita emise un orribile grido straziato. C&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;hiuse gli occhi aspettando che l'artiglio d'acciaio glieli cavasse.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background: transparent"&gt;Ma accadde qualcosa che lo fermò.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;-Ragazzi sta arrivando la signorina Adelaide – gridò il grassottello - se ci trova nella sala da ballo ci mette in castigo per un mese-&lt;br /&gt;Margherita spalancò gli occhi, i ragazzini erano scomparsi.&lt;br /&gt;Nella sala ora c'era un odore cattivo e penetrante. Odore di mosche morte, di legni marciti, di sangue rappreso.&lt;br /&gt;Si accasciò a terra.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Din don della...&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;sono la bimba più bella.&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;Poi svenne.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt;La signorina Adelaide arrancava ingobbita sul suo bastone. Il viso rugoso era contratto in una smorfia e respirava affannosamente. I piedi strusciavano sull'asfalto.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La casa si è risvegliata&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;Sapeva che prima o poi sarebbe successo per questo aveva sempre vissuto a un paio di isolati dalla villa.&lt;br /&gt;Mise la mano in tasca e strinse i suoi tre tesori: una mollettina con una farfalla, un bottoncino e una medaglietta.&lt;br /&gt;Le sembrò che il cuore perdesse un colpo, ma non si arrese.&lt;br /&gt;Passo dopo passo, cominciò a sentirsi meglio, le forze le stavano tornando.&lt;br /&gt;Il respiro divenne regolare.&lt;br /&gt;Ora camminava perfettamente eretta e ringiovaniva mano mano che si avvicinava alla villa.&lt;br /&gt;Quando attraversò il cancelletto posteriore, quello vicino alla capannina degli attrezzi, i suoi capelli erano di un intenso color mogano e non aveva neanche una ruga sul viso di porcellana.&lt;br /&gt;Non si curò della polizia che era nel giardino.&lt;br /&gt;Fissò la finestra della sala da ballo.&lt;i&gt;&lt;br /&gt;Piccole pesti è arrivata la tata. &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;I suoi occhi d'argento brillarono. &lt;/span&gt;&lt;i&gt;E' l'ora della passeggiata . Sapete che non fa bene stare tutto il giorno chiusi in casa.&lt;br /&gt;Vedrete quante belle cose si possono fare all' aperto.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-6375944025397275671?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/6375944025397275671/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-5-la-sala-da-ballo.html#comment-form' title='23 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6375944025397275671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6375944025397275671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-5-la-sala-da-ballo.html' title='Capitolo 5 - La sala da ballo'/><author><name>cily</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18380268568957553663</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>23</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-1555289007713167705</id><published>2011-06-08T10:49:00.000+02:00</published><updated>2011-06-08T10:49:05.717+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 4'/><title type='text'>Capitolo 4 - La ruggine non dorme mai</title><content type='html'>&lt;i&gt;Fuori&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Le foto di vent'anni prima avevano di nuovo trascinato Eva nell'incubo che pensava di avere rimosso per sempre. Dal mazzo di polaroid sbiadite dal tempo era balzata fuori anche l'ultima della serie: quella di lei nuda, con lo sguardo da pazza che abbracciava se stessa, le mani arrossate da strie di sangue rappreso. Quello che si vedeva, nella foto, era solo parte di ciò che era successo anni fa. E non era nemmeno la parte più orrenda. Ora la teneva in mano, quella foto, stringendola spasmodicamente mentre cercava di richiamare Stefano. L'orrore del ricordo riacceso dalle istantanee e il terrore provocato dalla visita di quello che una volta era stato Claudio erano niente in confronto all'istinto materno che le ululava nella testa che suo figlio era in gravissimo pericolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eva riuscì a premere il tasto di chiamata e il cellulare, docile, ricompose l'ultimo numero. Uno squillo, due... L'ansia le attanagliò così forte lo stomaco che la polaroid fu ridotta ad una informe palla di cartoncino.&lt;br /&gt;Poi Stefano rispose: "Si, Eva. Dimmi". &lt;br /&gt;Le sembrò di sentire in sottofondo altre persone parlottare. Un bene, probabilmente. Almeno, così sperava.&lt;br /&gt;Eva raccontò in due parole la visita di Claudio o di ciò che una volta era stato Claudio. E Stefano riappese stizzito, dopo averle assicurato che avrebbe ritrovato Bruno e glielo avrebbe riportato sano e salvo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La donna si fermò a riflettere, per la prima volta in quella serata. Stava affidando tutte le sue speranze di rivedere Bruno a un ubriacone in preda al panico e alla rabbia, che adesso si trovava in &lt;i&gt;quella &lt;/i&gt;villa... E di suo figlio non aveva notizie oramai da ore: il suo cellulare rispondeva sempre "il cliente é al momento irraggiungibile. Si prega di riprovare più tardi"... &lt;br /&gt;No: Eva non poteva stare lì ad aspettare che succedesse qualcosa, né poteva fidarsi di Stefano. Non dopo che non s'era fidata di lui per diciotto anni filati.&lt;br /&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Era già vestita prima ancora di aver deciso coscientemente di andare anche lei laggiù; prese la borsa e le chiavi della Vespa, poi si fiondò fuori dalla porta a tutta velocità, con la spiacevole sensazione che sarebbe comunque arrivata tardi. Di lei, sulle scale, rimase solo la scia olfattiva di profumo da due soldi misto a tracce di sudore gelato. E un fugace brillio di bracciali di bigiotteria etnica nella vetrata del secondo piano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Dentro&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Se un medico avesse visitato Oberwalder, avrebbe sentenziato che il povero appuntato non era ancora "tecnicamente morto", sebbene il suo stato fosse dannatamente vicino al trapasso. Una diagnosi supportata dal polso debolissimo, dalla quasi totale assenza di respirazione, dal carnato pallido e freddo... ma soprattutto dal fatto che le mucose di occhi, naso e bocca erano completamente invase da soffice muffa nera. Ogni nistagmo, ogni debole respiro di Oberwalder muoveva le spore come spighe di un campo di grano in agosto. L'effetto era rafforzato dai numerosi agglomerati di capillari esplosi, che punteggiavano le inquietanti messi come immobili papaveri fuori stagione, insensibili alla perturbazione causata dai residui micromovimenti del moribondo. &lt;br /&gt;Accanto al viso del carabiniere si muoveva quella che sembrava una punta opaca, pulita ed acuminata, sospesa a pochi centimetri dalla pelle pallida. L'altra estremità si perdeva -una trentina di centimetri piu' in su- in un informe fagotto nero e peloso. Ancora piu' su, il nulla.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Fuori&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;L'arrivo di Eva a villa Gatto-Borghi passò del tutto inosservato ai pochi esseri viventi del luogo. La donna vide la carcassa del cane morto -e per poco non vomitò a quella vista e soprattutto all'odore che ne emanava, penetrante come un trapano su per le narici, fino a raggiungere il cervello e lì deflagrare come una bomba a frammentazione-, e fu sorpresa dal numero di automobili parcheggiate di fronte all'ingresso. La vista di tanti mezzi, tra cui uno con lampeggianti accesi sul tetto, la rinfrancò per un attimo, poi in lei ebbe la meglio l'inquietudine che l'aveva accompagnata sin da casa. &lt;br /&gt;Non si sentiva alcun rumore, e alla luce del crepuscolo inoltrato la villa marcescente risaltava come un bubbone sifilitico sul volto d'una vecchia puttana. Eva si fece coraggio e accese la Mag-lite che teneva sempre in borsa. Il fascio saettò su cumuli di rifiuti e vetri rotti, ottenendo in risposta un singolo bagliore riflesso quando la luce lambì la porta della cantina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso istante la donna avvertì un movimento alle sue spalle. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"C'è qualcuno?" sussurrò Eva mentre si girava -ogni singolo pelo del suo corpo drizzato in una epilettica pantomima di pelle d'oca- con la Mag-lite in pugno.&lt;br /&gt;Le rispose, in un osceno gorgoglio, il ghigno biancheggiante della carcassa canina adesso incredibilmente in piedi, che caracollava rapido verso di lei incurante della propria condizione di cadavere. &lt;br /&gt;Eva fu talmente stupita dalla visione della bestia che dimenticò persino di urlare quando le zanne del cane le squarciarono l'addome. L'animale lasciò Eva sanguinante a terra e saltò, abbaiando innaturalmente, attraverso la finestra della sala da pranzo. Alla fine, era riuscito a tornare in casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Dentro&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Oberwalder se ne stava lentamente andando. La sua residua capacità percettiva fu però stimolata dal filo di luce che filtrava tra le tavole di legno inchiodate sulla porta esterna. Il cervello del carabiniere registrò lo stimolo luminoso e inviò segnali di attivazione a tutti i sistemi motori, consapevole dell'unicità e irripetibilità dell'occasione. &lt;br /&gt;Come tangibile risultato dello sforzo titanico il quasi morto Oberwalder riuscì ad emettere un lamento, impercettibile da orecchie umane ma abbastanza forte da strappare da naso e bocca ampi sbuffi di spore malate.&lt;br /&gt;Le spore nere nevicarono placide sul moncone di braccio sinistro del vigile urbano Paglianti Rosa, svenuta in un lago di sangue a pochi metri dall'appuntato, e lì attecchirono subito, popolando i brandelli di carne di giovani ciuffi di muffa ed arrestando quello che sembrava un dissanguamento imminente ed ineluttabile. Pochi minuti, e laddove prima c'era il ricordo di una mano si muoveva una foresta scura fatta di filamenti sottili che oscillavano pacifici al ritmo dei flebili battiti del cuore di Rosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa a punta si diresse aoolra decisa alla fronte del carabiniere e penetrò pelle ed ossa senza alcuno sforzo apparente. Oberwalder ebbe un rapido e involontario sussulto, poi parve raggrinzire e corrodersi dall'esterno come un tubo di ferro mangiato dalla ruggine, senza che un solo lamento uscisse dalla bocca avvizzita. La divisa d'ordinanza rimase intatta, a mano a mano sempre meno tesa su muscoli e ossa che si stavano letteralmente consumando.&lt;br /&gt;Ci fu un attimo, poco prima che il fenomeno avesse termine, in cui ciò che rimaneva del corpo dell'appuntato fu come percorso da un fuoco fatuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, pietosamente, tutto cessò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-1555289007713167705?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/1555289007713167705/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-4-la-ruggine-non-dorme-mai.html#comment-form' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/1555289007713167705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/1555289007713167705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-4-la-ruggine-non-dorme-mai.html' title='Capitolo 4 - La ruggine non dorme mai'/><author><name>Barney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14450856859912011120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_d7ON1dLf_is/TL9r4fqIQYI/AAAAAAAAAAs/GIIbpmhwE7M/S220/images.jpg'/></author><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-6905664939570504450</id><published>2011-06-05T22:07:00.001+02:00</published><updated>2011-06-05T22:46:24.025+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 3'/><title type='text'>Capitolo 3 - Mani</title><content type='html'>Era un cane che non aveva mai visto da vicino. Doveva trattarsi di una specie di levriero, ma la carne putrefatta lo rendeva sgraziato. Un mantello bianco latte annerito dai vermi e dal sangue attorno alle fauci dilatate come spezzate da due mani possenti.&lt;br /&gt;Si era ripromesso di non tornarci mai, dopo quanto era accaduto quel giorno. &lt;br /&gt;Otto ragazzi fatti di marjuana e alcol pronti ad una delle tante bravate da raccontare. &lt;br /&gt;Sei scomparsi. Due sopravvissuti sotto shock, Stefano ed Eva . Questo almeno riportava il rapporto della Polizia.&lt;br /&gt;Scomparsi.&lt;br /&gt;E nel seminterrato fatiscente e allagato da una perdita d’acqua, mani, mani ovunque. Mozzate, ammassate, marcite, imbalsamate, putrefatte, martoriate. Quelle dentro l’acqua, gonfie, annerite, spalancate nel nulla ad implorare nel silenzio un aiuto che non sarebbe mai arrivato. Ma questo dal rapporto non emerse mai.&lt;br /&gt;Il caso venne insabbiato, la casa sigillata alla svelta, le mani rimosse ed archiviate.&lt;br /&gt;L’unica cosa certa era che non si sapeva a chi appartenessero. E su ognuna, una muffa dalla natura tossica sconosciuta a più di un laboratorio di analisi.&lt;br /&gt;E non era colpa dei libri ormai rovinati, le cui pagine fluttuavano sul pelo dell’acqua torbida lasciando intravedere quel che restava dell’inchiostro stampato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oberwalder era svanito nel nulla, e tra Rambo e la rossa sveglia Santini doveva anche preoccuparsi di un visitatore importuno.&lt;br /&gt;- Lei chi è scusi?&lt;br /&gt;- Stefano Morganti. Mio figlio e altri due ragazzi sono venuti qui, ma non sono mai tornati a casa. Sono venuto a cercarli.&lt;br /&gt;Gaetano intervenne con un balzo in avanti: “Non sono ammessi civili sul luogo dell’indagine”&lt;br /&gt;- Lei! Tenga a bada il suo collega – disse Santini a Rosa la rossa.&lt;br /&gt;- Morganti… il suo nome…mi ricorda…ma…non sarà mica il Morganti che…?&lt;br /&gt;- Si sono io. La prego, mi aiuti a trovare mio figlio.&lt;br /&gt;Gaetano sembrò farsi serio. Rosa era sparita in un lampo. Al suo posto, una delle sue mani con ancora il block notes stretto tra le dita insanguinate. &lt;br /&gt;-Ma che cazzo succede qui? – urlò indietreggiando e puntando la scacciacani verso l’orrida prova.&lt;br /&gt;La casa sembrava emettere un suono sordo, proveniente dalle tubature, dai muri e dal seminterrato.&lt;br /&gt;Stefano aveva il volto stralunato, come se non dormisse un sonno decente da secoli. Armida era uscita da un angolo del sottoscala e con l’unica mano rimasta lo invitava ad avanzare con uno sguardo severo. Era la sua mente a vederla? O anche lei ormai faceva parte dell’intero disegno? Lo odiava adesso, adesso che lontana dalla vita aveva perduto ogni soffio d’anima.&lt;br /&gt;Ma allora, quella notte di tanti anni prima, aveva lottato perché lui si salvasse. Nonostante credesse di aver scoperto che lui fosse il padre del bambino di Eva, visibilmente incinta. &lt;br /&gt;- Morganti! – urlò Santini – E’ con noi o no? Scendiamo in questo scantinato, cerchiamoli!&lt;br /&gt;All’improvviso, un sinistro ululato li fece rabbrividire.&lt;br /&gt;Stefano guardò fuori, tra le fessure delle tavole alla finestra. La carcassa del cane non c’era più, e nel voltarsi scorse con la coda dell’occhio un’ombra bianca a quattro zampe aggirarsi nella stanza accanto.&lt;br /&gt;La videro tutti e tre. &lt;br /&gt;Cominciarono allora a camminare lentamente verso quella che doveva essere la cucina, mentre il fetore diventava insopportabile.&lt;br /&gt;Gaetano trovò un vecchio telefono, ma era completamente muto.&lt;br /&gt;-Questo non funziona. Dobbiamo chiamare i rinforzi!&lt;br /&gt;Santini sentì un brivido lungo la schiena. Non disse nulla della telefonata che il Comando aveva ricevuto qualche momento prima. Richiamò il Comando con il cellulare, chiedendo l’intervento di altri colleghi per una situazione “difficile”, spiegando della temporanea scomparsa di due persone e della probabile presenza di tre adolescenti in vena di scherzi.&lt;br /&gt;Come fosse possibile una telefonata da una casa senza una linea telefonica non sapeva spiegarselo.&lt;br /&gt;Ma di quella villa aveva letto qualcosa in passato, perciò ricordava il nome di Morganti. Solo che queste cazzate alla X-Files venivano classificate nella sua mente alla voce “scherzi ben riusciti di geniali figli di papà”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eva prese a tremare. Non apriva quella busta da due decenni. &lt;br /&gt;Quei volti avrebbe voluto tanto rivederli, ma non come in quelle foto. Perché aveva ripreso quella scatola? Dopotutto, Bruno poteva tornare sano e salvo e quello che era successo allora restare sepolto nel silenzio di quella maledetta casa.&lt;br /&gt;E se avessero solo sognato? &lt;br /&gt;Aprì con violenza la busta e le foto caddero spargendosi sul parquet mogano.&lt;br /&gt;Un autoscatto fu la prima foto che rivide. Otto volti in otto pose sbilenche, a prendere per il culo il passante ingaggiato per immortalare il momento. Una Polaroid nuova e tecnologica, di quella che stampava le foto immediatamente in un formato quadrato.&lt;br /&gt;Accarezzò col pollice la smorfia di Claudio, poi si prese la testa tra le mani. – Perdonami…&lt;br /&gt;-E’ stata colpa tua, Eva.&lt;br /&gt;-Claudio! – singhiozzò raggelata la donna indietreggiando.&lt;br /&gt;Lui si ergeva in alto, pareva uscito da un angolo della stanza, la testa reclinata in avanti, per via del soffitto che gli toccava il collo. Eva non riusciva a  staccare gli occhi da lui, ma nel contempo sgomitava all’indietro arrampicandosi sul divano.&lt;br /&gt;-Le tue mani…le tue mani…non…&lt;br /&gt;-Tu sai dove sono le mie mani Eva… lo SAI NO? NO? Vero che lo sai Eva? Come sai chi è il padre di&lt;br /&gt;Bruno, no? &lt;br /&gt;La figura si dissolse.&lt;br /&gt;Adesso ne era certa. Bruno era in pericolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il telefono continuava a squillargli nei pantaloni.&lt;br /&gt;- Risponda Morganti! Non vorrà mica che tutti sappiano che siamo qui?&lt;br /&gt;- Si Eva, dimmi.&lt;br /&gt;- Claudio è stato qui – singhiozzava ancora – non l’ho sognato, non l’ho sognato, era qui era qui era qui!&lt;br /&gt;- Lo so. Adesso calmati. Troveremo Bruno – chiuse il telefono con rabbia - Mi scusi, non so neanche come si chiama.&lt;br /&gt;- Santini. E questo è Gaetano l’impavido esploratore, no?&lt;br /&gt;- Esatto signore. Ma aveva perso il sorriso ebete, temendo per Rosa.&lt;br /&gt;- Procediamo lentamente ed uniti  -ordinò Santini – potrebbe esserci qualcuno qui oltre ai ragazzi.&lt;br /&gt;Entrarono in cucina, mentre Gaetano illuminava con la sua torcia d’ordinanza.&lt;br /&gt;La casa ricominciò a gemere.&lt;br /&gt;Sembrava uno stridere sordo misto a travi spezzate e sibili disumani.&lt;br /&gt;Ciò nonostante il trio non si fermò, ma un senso di irrequietezza li pervase.&lt;br /&gt;La cucina sembrava un campo di battaglia. Muffa, muffa ovunque, sulle pentole incrostate, sui piatti in pezzi, sui muri, dentro ai due lavandini di ceramica.&lt;br /&gt;Dal rubinetto gocciolava ancora qualcosa di verdastro, e scarafaggi morti ed una cornacchia ammuffita tappezzavano le mattonelle sporche di sangue che sembrava fresco.&lt;br /&gt;I vetri infranti delle finestre completavano il dipinto sul pavimento, coprendo qualche topo e una parte del tavolo di legno gonfio di umidità.&lt;br /&gt;Stefano guardò in basso per un secondo, ma quello che vide riflesso nel pezzo di vetro non era solo la sua figura. &lt;br /&gt;Erano ossa lucenti di uno spirito inquieto, e due occhi che conosceva bene, privi di luce.&lt;br /&gt;La stanza divenne di colpo gelida. Armida stringeva il collo di un gatto, fetide spoglie feline che si scomponevano lentamente lasciando cadere pezzi di carne fradicia.&lt;br /&gt;-Sig. Morganti, venga! – ordinò Santini scorgendo il suo sguardo perduto – i ragazzi potrebbero essere di sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rosa rinvenne, risvegliata da un odore acre e da un senso di umidità sotto la spalla.&lt;br /&gt;Doveva essere caduta in una pozza d’acqua. Appena tentò di muoversi per rialzarsi scivolò malamente e la fitta alla mano sinistra fu ingestibile. Svenne. &lt;br /&gt;Si riprese qualche minuto dopo, impazzita dal dolore. Il polso bruciava e formicolava intorpidito come se ci fosse caduta sopra. Era buio, ma si ricordò di avere il cellulare e lo prese con la mano destra tentando di illuminare le tenebre.&lt;br /&gt;Solo che la sua mano sinistra non c’era.&lt;br /&gt;E quella non era acqua. Era sangue. Il suo sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Santini era un uomo pratico. Nella sua mente quelle stramberie erano roba da telefilm di quart’ordine. Non gli importava di darsi una spiegazione, non era compito suo. A quello avrebbero pensato i cervelloni della scientifica. Quello che doveva fare era trovare i ragazzi, Oberwalder e Rosa la rossa.&lt;br /&gt;Arrivati alla porta del seminterrato udirono un suono provenire dal piano superiore. La scalinata sembrò mutare colore e muoversi leggermente, come se le tavole di legno fossero calpestate da una presenza invisibile. &lt;br /&gt;Trascurò il dettaglio. -Andiamo di sopra. Forse sono lì e aspettano solo di venir fuori per farci prendere un colpo. Benedetti ragazzi!&lt;br /&gt;Stefano sentiva che quella era una pessima idea. Ma perdere Bruno allo stesso modo di…no, non poteva pensarlo. Non dopo quello che aveva visto finora.&lt;br /&gt;Man mano che procedevano nel lunghissimo corridoio a sinistra, calpestando il tappeto scuro ormai lacerato in più punti, la torcia di Gaetano perdeva la carica delle pile.&lt;br /&gt;-Merda – esclamò – devo tornare in macchina a prendere il ricambio pile, signore.&lt;br /&gt;-Lei non si muove di qui, Gaetano – disse Santini.&lt;br /&gt;-Signorsì signore, come vuole lei signore.&lt;br /&gt;La puzza li avvolgeva, penetrando le narici fino a provocare in tutti e tre un senso forte di nausea.&lt;br /&gt;Stefano inciampò in qualcosa di croccante, ma non era il tappeto.&lt;br /&gt;Si abbassarono con la flebile luce della torcia e videro un cadavere vecchio di almeno 20 anni, mezzo rinsecchito, che si era leggermente sgretolato nel punto in cui Stefano l’aveva colpito.&lt;br /&gt;Niente mano sinistra.&lt;br /&gt;Il volto contratto, sfigurato da un’espressione di terrore, coperto da pochi brandelli rancidi di pelle.&lt;br /&gt;Riconobbe la maglietta. Gliel’aveva regalata lui, proprio quel giorno, prima dell’avventura andata  a male.&lt;br /&gt;Era una maglietta tutta nera, con una sbeffeggiante scritta rosa che diceva “Barbie is a slut”. Gliel’aveva comprata qualche giorno prima al Camden Market, durante il loro weekend a Londra, per rassicurarla di non averla mai tradita, soprattutto con Eva, la ragazza del suo migliore amico Claudio. Lei aveva riso della maglietta, e l’aveva indossata subito fingendo di credergli.&lt;br /&gt;Era bellissima vestita di nero, con i suoi capelli corvini, ma lucenti.&lt;br /&gt;Ed ora quel che restava di Armida giaceva lì, la mano destra piena di minacciosi anelli d’argento a forma di ragni e serpenti, gli anfibi ancora ben legati ai piedi, coperti di polvere e pezzi di intonaco.&lt;br /&gt;Un pendolo risuonò nel quasi buio facendoli sussultare.&lt;br /&gt;Sembrava tutto uno stupido cliché di un b-movie. Ma era reale, quanto il tanfo e le ossa davanti ai loro occhi, tranne l’orologio che risuonava ancora nel silenzio beffandosi di loro con un pendolo spezzato e senza più tempo da regolare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-6905664939570504450?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/6905664939570504450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-3-mani.html#comment-form' title='30 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6905664939570504450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6905664939570504450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-3-mani.html' title='Capitolo 3 - Mani'/><author><name>Lady Simmons</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15465719810438376441</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_Wb_kJKbWJCY/S6IFDm0giXI/AAAAAAAAAAc/k2gMgKLQmUI/S220/IMG_2019.JPG'/></author><thr:total>30</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-7823855949600885453</id><published>2011-06-03T07:56:00.000+02:00</published><updated>2011-06-06T17:55:37.167+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 2'/><title type='text'>Capitolo 2  - Il Cielo Spezzato.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-W3Sl1_zBQt0/Teh1L2eC1dI/AAAAAAAAAJM/iPT9PA1q848/s1600/agg9giu2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="161" src="http://4.bp.blogspot.com/-W3Sl1_zBQt0/Teh1L2eC1dI/AAAAAAAAAJM/iPT9PA1q848/s400/agg9giu2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l’ennesima volta Stefano maledisse sé stesso per non aver provveduto a staccare il telefono, e adesso per punizione il trillo rabbioso dell’apparecchio lo scosse dal sonno. Imprecando  l’uomo riuscì come per magia ad inciampare in tutte e tre le lattine di birra disseminate sul pavimento nel tragitto dal divano al telefono prima di arrivare ad afferrare la cornetta.&lt;br /&gt;C’era una sola persona che riusciva sempre ad indovinare i momenti meno indicati per chiamarlo, e questo da che aveva memoria.&lt;br /&gt;-Dimmi Eva, che c’è? Cosa è successo stavolta?.&lt;br /&gt;Sentì la sua ex moglie sospirare pesantemente prima di cominciare a parlare.&lt;br /&gt;-Bruno è uscito di nuovo con Andrea e sai che non mi piace che nostro figlio lo frequenti.&lt;br /&gt;-E io che ci posso fare? Bruno è maggiorenne, e poi lo ha detto anche il giudice: io ho l’obbligo di mantenerlo, non di interferire nella sua vita. &lt;br /&gt;Un attimo di silenzio e poi Eva riprese, con il suo  pesante accento ungherese.&lt;br /&gt;Nei primi mesi quell’accento gli era sembrato fantastico e sexy da morire, poi man mano che il tempo passava e le cose tra loro peggioravano lo aveva trovato sempre più disturbante.&lt;br /&gt;-Stefano, li ho sentiti parlare. Andavano a Villa Gatto-Borghi: per questo ti ho chiamato.&lt;br /&gt;Qualcosa si fermò dentro di Stefano . Sentì il rumore come di qualcuno che se la faceva addosso, e non era sicuro di non essere lui. Dopo tutti quegli anni succedeva di nuovo.&lt;br /&gt;-Mi vesto subito. Lo vado a prendere.&lt;br /&gt;Solo allora Eva sembrò rendersi conto delle condizioni del suo ex compagno.&lt;br /&gt;-Stefano, ma ce la fai a guidare? Non avrai mica bevuto ancora?&lt;br /&gt;- No no, sono mesi che non tocco alcool-rispose l’uomo guardando  le lattine per terra, e poi con un impeto di dolcezza che stupì lui per primo- Sta tranquilla, te lo riporto indietro. Stavolta andrà tutto bene.&lt;br /&gt;Abbassata la cornetta Stefano si massaggiò pesantemente le tempie. Non era il momento migliore per un dopo sbornia. Lo specchio gli restituì l’immagine dei suoi radi capelli sale e pepe, delle profonde occhiaie e del suo fisico sfatto. La stessa immagine che aveva imparato ad odiare giorno dopo giorno. &lt;br /&gt;Con gesto nervoso afferrò le chiavi della macchina.&lt;br /&gt;Villa Gatto- Borghi. Non di nuovo. Non dopo tutti quegli anni. Non proprio con suo figlio.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Sono fottuto&lt;/i&gt;, pensò l’uomo prima di uscire in strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eva rimase seduta con il cellulare in mano, guardò le foto sul mobile: foto di Bruno da bambino, foto di Bruno con lei; più lontana e seminascosta dalle altre una rarissima immagine di Stefano e di lei giovani  e felici.&lt;br /&gt;Sospirando la donna aprì il cassetto di cui solo lei, aveva la chiave ed in silenzio cominciò a cacciar fuori tutte le foto di Villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Vice Brigadiere Santini non era conosciuto proprio per la sua pazienza, eppure davanti a quel “Rambo dei poveri” che gli si era parato davanti dovette appellarsi a tutti gli anni di esperienza per non urlare, per non ridergli in faccia.&lt;br /&gt;-Fermi tutti. Che ci fate qui? deferite le vostre generalità!&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Oh,Signore&lt;/i&gt;, pensò Santini, l’uomo era più coglione del previsto.&lt;br /&gt;-Tanto per cominciare Callaghan, si dice “fornire le generalità”, non” deferire”, punto secondo: qui le domande le faccio io; infine se continui ad agitarmi addosso quella pistola io te la strappo di mano, te la ficco nel culo e poi premo il grilletto! E forse, non necessariamente in quest’ordine. Quindi vediamo di non farci male.&lt;br /&gt;-Gaetano, sono dei Carabinieri. Posa l’arma.&lt;br /&gt;Solo in quel momento Santini notò la donna dai capelli rossi, un'altra “municipale” a quanto pare. Per la prima volta il il Vice Brigadiere, fu grato della comparsa di un agente donna. La nuova arrivata sembrava molto più sveglia del compagno, non che ci volesse molto comunque.&lt;br /&gt;Il Rambo accortosi in ritardo della situazione, nel frattempo, aveva posato la ridicola arma e si era profuso in un ancora più ridicolo saluto militare.&lt;br /&gt;-Signorsì, Signore. Eravamo sbalzati  in vostro appoggio. Signore.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;No, per favore&lt;/i&gt;, maledisse Santini, è uno scherzo. Maledisse tutti i santi di cui era a conoscenza. Due anni mancavano alla sua pensione, due anni. E poi non avrebbe avuto più a che fare con tutta quella merda.&lt;br /&gt;Si limitò a sussurrare nell’orecchio del vigile donna:-Sbalzati, eh?&lt;br /&gt;-Lasci perdere.-Rispose semplicemente la rossa.&lt;br /&gt;-Bene, Oberwalder, vediamo di combinare qualcosa prima di andare a casa!&lt;br /&gt;Ma nel punto dove prima c’era il Carabiniere scelto Oberwalder, non c’era più niente. Solo, il berretto.&lt;br /&gt;Avvolto dalle ragnatele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano non ricordava quanto avesse guidato. Sapeva solo che dopo quasi vent’anni, si stava di nuovo dirigendo verso Villa Gatto-Borghi&lt;br /&gt;Mancava poco ormai. E a peggiorare le cose il mal di testa cominciava a diminuire, e questo lo spaventava . Solo l’alcool riusciva a tenere lontani i ricordi.&lt;br /&gt;Assieme ai suoi fantasmi.&lt;br /&gt;Li avvertiva sempre quando arrivavano: un senso di fredda pesantezza  che gli colpivano il diaframma.&lt;br /&gt;Pregò non si trattasse di Armida.&lt;br /&gt;E ovviamente era lei, seduta sul sedile del guidatore. Bella come l’aveva conosciuta venti anni prima.&lt;br /&gt;-Alla fine ci stai tornando, vero?.&lt;br /&gt;-Armida per favore, non è il momento. Avrai tempo un altro giorno per tormentarmi.&lt;br /&gt;Nonostante la paura Stefano aveva voglia di accarezzarle i lunghi capelli neri, proprio come faceva sempre  prima di fare l’amore con lei. Proprio come aveva fatto per l’ultima volta quella maledetta sera prima di entrare dentro quella fottuta villa.&lt;br /&gt;-E’ per tuo figlio, vero? Ricordi che avevo la stessa età Bruno quando mi hai portato là dentro?&lt;br /&gt;Era solo un gioco, dicevi.&lt;br /&gt;Stefano avrebbe voluto piangere o vomitare, o entrambe le cose. Ma non poteva sottrarsi dal guardarla di nuovo. Non che non sapesse quello che sarebbe successo.&lt;br /&gt;Adesso Armida lo guardava con espressione accusatrice,la bellezza totalmente scomparsa: la pelle scarnificata, il globo oculare destro vuoto. Vuoto e freddo.&lt;br /&gt;La Cosa-Armida indifferente al disgusto dell’uomo,prese a mangiarsi le pellicine vicine alle unghie.&lt;br /&gt;-Armida, mi dispiace. “Era” solo un gioco. Non potevo sapere quello che c’era dentro la Villa- Farfugliò l’uomo.&lt;br /&gt;-Non potevi sapere? Eravamo in otto quando ci hai voluti portare in quella Villa.”Per cercare i fantasmi”, dicevi. “Solo un gioco” dicevi. E guarda: ne siete usciti in due. Non hai cercato di salvare me, hai salvato quella tua troietta ungherese del cazzo!&lt;br /&gt;Stefano arrivato al cancello della Villa, fermò l’auto di colpo. Piangendo si precipitò fuori alla macchina.&lt;br /&gt;-Mi dispiace! Mi dispiace!Io ci ho provato a salvarti! Non potevo sapere. &lt;b&gt;Io non potevo sapere&lt;/b&gt;!&lt;br /&gt;La cosa –Armida si grattò languidamente dentro il globo oculare,ne tirò fuori un verme e in maniera noncurante lo inghiottì.&lt;br /&gt;Dopo si decise a scendere anche lei dalla macchina.&lt;br /&gt;- Noi ci rivedremo ancora. Ti aspetto là dentro.&lt;br /&gt;L’uomo provò ad alzare gli occhi, a sfidare una volta tanto, il suo incubo. Ma il suo sguardo incontrò il nulla. Armida com’era arrivata se n’era andata.&lt;br /&gt;Solo il vento lo accolse , lo circondò, gli diede il benvenuto.&lt;br /&gt;La sagoma di Villa Gatto- Borghi lo attendeva, silente come se fosse stata certa del suo ritorno un giorno o l’altro. Grande al punto da spezzare il cielo con la sua mole.&lt;br /&gt;La carcassa di un cane, morto da chissà quanto, giaceva a terra.&lt;br /&gt;Delle auto erano parcheggiate nel parco, una sembrava un’ auto dei carabinieri.&lt;br /&gt;Stefano, in silenzio si avviò lentamente verso l’entrata.&lt;br /&gt;La carcassa del cane sembrò scrutarlo con odio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-7823855949600885453?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/7823855949600885453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-2-il-cielo-spezzato.html#comment-form' title='21 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7823855949600885453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/7823855949600885453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-2-il-cielo-spezzato.html' title='Capitolo 2  - Il Cielo Spezzato.'/><author><name>Nick</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17655087943795867586</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-QxbsAR80ZDM/TuEjYhXdZ4I/AAAAAAAAAno/wqaxD0KWV20/s220/images.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-W3Sl1_zBQt0/Teh1L2eC1dI/AAAAAAAAAJM/iPT9PA1q848/s72-c/agg9giu2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>21</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6608586234075219669.post-6488506389897569494</id><published>2011-06-01T09:56:00.000+02:00</published><updated>2011-06-01T10:24:10.394+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitolo 1'/><title type='text'>Capitolo 1 - Visitatori Occasionali</title><content type='html'>“Come sarebbe a dire, non hai mai visto i Goonies?”&lt;br /&gt;Margherita fece spallucce. “Io da ragazzina avevo altro da fare,” disse.Bruno rimase a guardarla, in cerca di una risposta.&lt;br /&gt;Anche adesso Margherita aveva l'aria di una che aveva altro da fare – dalle Reebock immacolate al crop-top di una misura troppo stretto, passando per i pantaloni combat e l'ombelico esposto, la biondina dall'espressione annoiata aveva tutta l'aria di essere capitata lì per caso.&lt;br /&gt;Bruno scosse il capo, e tornò a controllare per la terza volta di avere tutto.&lt;br /&gt;Cellulare.&lt;br /&gt;Macchina fotografica.&lt;br /&gt;Torcia elettrica con lampada allo xenon.&lt;br /&gt;Set di grimaldelli.&lt;br /&gt;Kit di pronto soccorso.&lt;br /&gt;Gessi colorati, confezione da sei.&lt;br /&gt;Notes e matita.&lt;br /&gt;“La bat-cintura è in ordine?” gli chiese Andrea, ridendo.&lt;br /&gt;Da sempre, Andrea usava uno zainetto decathlon da cinque euro per portare la sua attrezzatura, mentre Bruno preferiva viaggiare leggero, e portava il minimo indispensabile in un marsupio che non mancava mai di destare l'ilarità del suo compagno d'avventure.&lt;br /&gt;Che stasera, tuttavia, aveva altro a cui pensare.&lt;br /&gt;“Pronta alla grande avventura, piccola?”&lt;br /&gt;Margherita sfoggiò un sorriso finto, e si strusciò addosso ad Andrea.&lt;br /&gt;Bruno trattenne un grugnito, e prese le chiavi della macchina, facendole tintinnare.&lt;br /&gt;Era una regola non scritta – non ti porti la ragazza quando vai per edifici abbandonati.&lt;br /&gt;Lo aveva detto anche Ninjalicious – la figa abbassa il livello di attenzione.&lt;br /&gt;Ma non c'era stato modo di dissuadere Andrea – voleva che la sua ragazza condividesse quell'esperienza, così come aveva condiviso le vacanze e gli esami universitari.&lt;br /&gt;Chissà, forse sperava che il mix di adrenalina e oscurità dell'esplorazione urbana le cancellasse quell'espressione eternamente annoiata dalla faccia.&lt;br /&gt;Bruno comunque aveva dei pessimi presentimenti.&lt;br /&gt;“Siete sicuri che non avremo dei guai?” chiese la bionda.&lt;br /&gt;Andrea le diede una pacca sul sedere.&lt;br /&gt;“Villa Gatto-Borghi è abbandonata da anni,” le disse. “Ormai non ci vanno neanche più i writer o i drogati. Non vedo che guai potremmo avere.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era un'auto dei carabinieri ferma fuori Villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;Gaetano pestò sul freno, frullando il contenuto della Panda.&lt;br /&gt;“Ehi!”&lt;br /&gt;Rosa si piegò in avanti, per raccogliere il blocco e la penna che le erano cascati fra i piedi.&lt;br /&gt;“A ore dieci,” disse lui.&lt;br /&gt;“Eh?”&lt;br /&gt;Rosa si tirò su e guardò attraverso il parabrezza, oltre l'incrocio deserto.&lt;br /&gt;“Sei fortunato che non avevamo nessuno dietro...,” cominciò, ma lui tagliò corto.&lt;br /&gt;“Ore dieci,” ripeté, accennando col capo.&lt;br /&gt;Davanti a loro a sinistra.&lt;br /&gt;“Una macchina dei carabinieri,” disse lei.&lt;br /&gt;Lui annuì, riavviando la Panda e dando di sterzo come un forsennato.&lt;br /&gt;“Cosa diavolo..?!” fece lei, dando una spallata alla portiera.&lt;br /&gt;“Andiamo a fornire appoggio ai colleghi,” disse lui.&lt;br /&gt;Lei lo guardò a bocca aperta. &lt;br /&gt;“I colleghi? Quelli son carabinieri...”&lt;br /&gt;La panda urtò il marciapiede basso e si fermò, storta.&lt;br /&gt;Gaetano aprì la portiera e sganciò la cintura di sicurezza, continuando a fissare la sagoma nera della villa, illuminata dai lampeggiatori della macchina nera.&lt;br /&gt;Poi scese lentamente, e sfoderò la scacciacani d'ordinanza.&lt;br /&gt;“Io vado avanti,” le disse. “Tu coprimi...”&lt;br /&gt;Con un sospiro, Rosa scese a sua volta, gettò un'occhiata all'auto dei carabinieri, e seguì Gaetano che avanzava lungo il vialetto malandato della Villa, muovendosi come un tarantolato.&lt;br /&gt;A metà percorso, lui si fermo, si accoccolò ai piedi di un angelone di gesso annerito dall'aria inquinata e si voltò a guardarla, ferma in mezzo al cancello, le mani sui fianchi e l'aria rassegnata.&lt;br /&gt;Le fece dei gesti che lei non riuscì a capire.&lt;br /&gt;Quando finalmente lo raggiunse, “Non ti hanno insegnato ad avanzare sbalzando?” le chiese, in tono stizzito, per poi riprendere l'avanzata verso la porta d'ingresso del villone.&lt;br /&gt;Lei lo guardò barcollare e ondeggiare fino sulla soglia.&lt;br /&gt;Si scostò una ciocca di capelli dalla fronte.&lt;br /&gt;Sei settimane nella Polizia Comunale, e già le toccava dividere i turni di pattuglia con Jonny Bravo.&lt;br /&gt;Provò una fitta di nostalgia per il lavoro al call center.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma cos'è 'sta puzza?”&lt;br /&gt;Il vice-brigadiere Santini era stato in parecchi posti schifosi nella sua carriera, ma non ricordava di aver mai sentito un puzzo come quello che allignava nell'ingresso di villa Gatto-Borghi.&lt;br /&gt;“Sarà un gatto morto,” suggerì il carabiniere scelto Oberwalder.&lt;br /&gt;Il sole basso filtrava attraverso le tavole inchiodate alle finestre del pian terreno, fasci di luce in cui fluttuavano milioni di granelli di polvere e che illuminavano in maniera crepuscolare l'ingresso vuoto e malandato.&lt;br /&gt;“Un gatto della malora,” disse Santini, “da quanto tanfa, doveva pesare trenta chili.”&lt;br /&gt;Con la mano guantata, tentò senza convinzione un interruttore della luce.&lt;br /&gt;Uno schiocco ed una cascata di scintille gli fecero ritirare la mano di scatto.&lt;br /&gt;“Brigadiere...!”&lt;br /&gt;“Niente, niente,” fece Santini, allontanandosi dalla parete scrostata.&lt;br /&gt;Un refolo di fumo nero si sollevava dall'interruttore annerito.&lt;br /&gt;“Certo che tocca essere ben stronzi, eh, a lasciare la corrente attaccata in una casa vuota da anni.”&lt;br /&gt;Oberwalder si affacciò a un corridoio.&lt;br /&gt;“Eppure è da qui che hanno telefonato,” disse.&lt;br /&gt;Santini si avvicinò allo scalone liberty che portava al piano superiore.&lt;br /&gt;“Sarà,” disse, incerto.&lt;br /&gt;Strisce nere di muffa davano alla carta da parati un aspetto zebrato.&lt;br /&gt;Che situazione del cazzo.&lt;br /&gt;Che modo del cazzo di chiudere la giornata prima di andare a cena.&lt;br /&gt;“Avanti, diamo un'occhiata e vediamo se c'è qualcuno in questo posto,” disse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel momento, attraverso la porta spalancata, entrò rotolando un giovanotto nerboruto con l'uniforme da vigile urbano e i capelli tagliati cortissimi.&lt;br /&gt;Rotolò, si rimise in piedi e spianò una pistoletta ridicola in faccia a Santini.&lt;br /&gt;Oberwalder fece correre la mano alla cintura, ma un gesto di Santini lo fermò.&lt;br /&gt;Dalla porta d'ingresso fece qualche passo incerto una vigilessa coi capelli rossi, che poi si fermò, interdetta.&lt;br /&gt;Nel silenzio assoluto, dalle viscere della casa si levò un cigolio basso ed orribile, che per lunghi secondi parve far vibrare il pavimento.&lt;br /&gt;Poi, il silenzio.&lt;br /&gt;“Gaetano,” disse la rossa, con voce stanca, “ma che cazzo stai facendo?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il cigolio finalmente tacque, Margherita si rese conto di avere le dita strette attorno al braccio di Andrea, strette tanto forte che le doleva la mano.&lt;br /&gt;“Cosa è stato?” chiese, con un filo di voce.&lt;br /&gt;“Non lo so,” rispose lui. “Forse le tubature dell'acqua.”&lt;br /&gt;“Zitti,” disse Bruno. &lt;br /&gt;Inclinò il capo da una parte. “Credo ci sia qualcuno al piano di sopra.”&lt;br /&gt;Proprio quello di cui avevano bisogno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6608586234075219669-6488506389897569494?l=edificiomalato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edificiomalato.blogspot.com/feeds/6488506389897569494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://edificiomalato.blogspot.com/2011/06/capitolo-1-visitatori-occasionali.html#comment-form' title='32 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6608586234075219669/posts/default/6488506389897569494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' 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Nam vel felis vel odio rhoncus tristique. Cras porttitor ullamcorper lorem, ut bibendum nisl ornare ut. Donec ante augue, pharetra non eleifend id, egestas et odio. Aliquam et vestibulum diam. Pellentesque a tellus nisi. Class aptent taciti sociosqu ad litora torquent per conubia nostra, per inceptos himenaeos. Fusce blandit est nec nunc ultrices eu gravida erat sagittis. Praesent vitae urna velit, at facilisis magna. Nunc mi orci, rutrum sodales vehicula nec, iaculis quis neque. Sed purus sapien, adipiscing ac euismod in, venenatis eu est. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Praesent sit amet ligula quis tortor volutpat sodales. Etiam vulputate vulputate erat, sed convallis nulla sagittis sit amet. Vestibulum non lorem ac lectus sagittis sodales fringilla eget odio. Maecenas consectetur, est non dapibus lacinia, dui ante blandit mi, vel lacinia lectus lectus dignissim diam. Pellentesque varius placerat arcu quis dignissim. Donec faucibus sem eget magna vulputate in varius nunc tincidunt. Cras ut nunc non mauris suscipit iaculis. Praesent eleifend lorem sed mi auctor dapibus. Ut sem nisi, dictum sit amet rhoncus eu, viverra nec nibh. Phasellus varius auctor quam eu accumsan. Praesent et ligula ac ligula mollis fringilla non a metus. 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